Ultimo aggiornamento: domenica 18 agosto 2019 13:00

Sarri: “Se al San Paolo mi fischieranno sarà per amore. Allegri? Eredità pesante. Su CR7, Higuain e il mercato…”

20.06.2019 | 11:05

È il giorno di Maurizio Sarri. Dopo una stagione al Chelsea, l’ex tecnico del Napoli torna in Italia come nuovo allenatore della Juve, con cui ha firmato un contratto di durata triennale. Lo stesso Sarri oggi si presenta in conferenza stampa, queste le sue dichiarazioni:

“Bernardeschi? mi piace, spesi parole belle per lui anche in Fiorentina-Napoli. Ha una qualità tipica dei grandi giocatori: la coordinazione. Mi piace molto, gli manca un po’ di continuità perché lo vedo fare grandi partite e altre in cui può fare qualcosa di più. Secondo me è il momento della sua carriera in cui deve essere specializzato e iniziare a giocare in continuità in un solo ruolo. L’esperienze inglese, il mondo dei media inglesi lo conoscete meglio di me. Ti fortifica, quello che mi dispiace è che qui viene riportato solo quello che scrivevano i tabloid e non il Times o il Guardian, che usavano altri toni. Però gli attacchi che subisci, se gli superi ti danno forza”.

“In quale reparto deve migliorare la Juve? Non si tratta di un reparto o un singolo. Il mio modo di fare calcio è diverso, ma mi devo adattare e capire quanto il mio calcio può adattarsi alla Juve. Altrimenti diventa allenare sé stessi e porto punti in meno. Devo capire quanto posso portare e quanto va lasciato nelle mani dei giocatori e delle loro caratteristiche. Discorso di filosofia. Se chiedete il mio parere vorrei vedere Pjanic toccare 150 palloni, ma bisogna vedere se si può mettere in condizione. Ogni squadra è come un figlio, se educhi tre figli nella stessa maniera non vengono su uguali. Vediamo cosa viene fuori, vincere di più sarà impossibile, ma proviamo a continuare a vincere e divertire tutti”.

“Il dito medio? Fu un errore, una reazione esagerata da parte mia, un eccesso di reazione verso 10-15 stupidi. Con i tifosi della Juve non ho nulla, se in 10 mi dicono terrone di merda non dovevo reagire ma non li ritengo tifosi della Juventus”.

“Higuain? Con Gonzalo non ho parlato dopo la vittoria dell’Europa League. Dovevo farmi le mie idee sulla Juve e su questo ambiente. Quando rientrerà avremo modo di parlarci. Gonzalo ha la capacità di giocare con chiunque, non vedo un problema nella sua figura. La mia sensazione è che lui abbia vissuto male il post Juventus, che sia uscito scosso dalla Juventus e abbia fatto una stagione risultato di un trauma sportivo. Se ha una reazione forte può fare due tre anni a grandi livelli ancora”.

“Non ho sentito il presidente De Laurentiis. Tutti dite che c’è un cattivo rapporto ma non è vero: lo ringrazierò sempre per avermi fatto allenare la mia squadra”.

“Sarrismo? Non so cosa sia, ho letto sulla Treccani che è una filosofia calcistica. Io sono sempre stato questo, cambio modo di vedere il calcio come cambio modo di vedere la vita”.

“Allegri lascia eredità pesante, non sarà facile vincere quanto ha vinto lui. Mi piacerebbe continuare a vedere la squadra in difficoltà 30 minuti ma poi in 10 minuti risolvere la partita come faceva con Allegri”.

“Higuain? Gli voglio molto bene, ma dipende da lui. E’ giusto che io ascolti i dirigenti Juve sui giocatori in organico. Mercato? Ora vediamo quando avremo le idee più chiare. Non sono uno a cui piace andare a fare richieste sui nomi ma sulle caratteristiche sì”.

“I giocatori che ci possono cambiare la storia sono quelli offensivi, il resto dipende da noi saperli organizzare. Quando entri negli ultimi 30 metri ci sono giocatori che sanno fare la differenza e alcuni meno. Bisogna partire da Ronaldo, Dybala, Douglas Costa che è un top player inesploso. Bisogna partire da loro e adeguare la fase difensiva su quello che ci possono dare in ripiego. Bisogna partire dai più tecnici e talentosi”.

“Napoli? Se uscissi dal San Paolo tra gli applausi, sarebbe una manifestazione d’amore. Se mi dovessero fischiare, so che sarebbe comunque una manifestazione d’amore. Uscirò volendogli bene come prima in un modo o in un altro”.

“In panchina con la tuta? Non abbiamo parlato di questi aspetti. Fuori dal campo c’è l’obbligo di indossare l’abito sociale, c’è scritto anche sul contratto. Ma sul terreno di gioco preferirei la tuta. Sarà argomento di conversazione, l’importante è che non mi mandino nudo (ride, ndr)”.

“Dybala e Ronaldo insieme? Io penso che chi ha le qualità di Dybala o Cristiano può giocare in ogni ruolo. Cambiano le caratteristiche e la squadra si deve adattare alle loro caratteristiche. Per quanto riguarda il vincere posso dire poco, perché ho vinto poco. Penso che l’obiettivo di divertirsi in campo non sia antitetico a quello di vincere. Se una squadra in campo si diverte e diverte il pubblico acquista quell’entusiasmo collettivo che spesso è benzina per andare a fare il risultato. Poi non si può pensare che una squadra che si diverte sia frivola, chiaro che se manchi di applicazione il risultato viene meno”.

“Arrivo con lo scetticismo di una parte del popolo juventino? Arrivo con scetticismo come dappertutto. Arrivo a Empoli dalla C e sono tutti scettici, arrivo a Napoli da Empoli e sono tutti scettici, arrivo al Chelsea dal Napoli e sono tutti scettici, arrivo alla Juve dal Chelsea e questo potrebbe scatenare meno scetticismo, ma c’è la storia mia. Ed è giusto che ci sia, come un po’ di rancore. Poi conosco un solo modo per togliere lo scetticismo: vincere e convincere. Andare in campo, fare risultato e divertire, non vedo altre strade sinceramente”.

“Io traditore? Ho sms di calciatori del Napoli che dicono il contrario. Il giocatore che sta in un ambiente fa le dichiarazioni per convivere in un ambiente, poi i messaggi personali sono altri e con altri toni. Nella vita ho rispettato tutti, ho dato 110% per le maglie con cui sono stato. Lo farò anche con la Juve”-

“Ronaldo? Negli ultimi anni ho allenato giocatori molti forti nel Chelsea. Ora alleno il top mondiale, un ragazzo con tutti i record, mi piacerebbe portarlo a battere qualche altro record”.

“Ho vissuto tre anni in cui ho pensato come sconfiggere la Juventus, era mio dovere morale e professionale. Non ci siamo riusciti, lo rifarei, è un’avversità sportiva. Quando finisce finisce. Intellettualmente apprezzabile i modi in cui ho lottato contro la #Juve, se hai un avversario lo devi combattere”.

“Champions? Mi aspetto di alzarmi la mattina e studiare il modo di vincere le partite. La Juventus in Italia ha l’obbligo di mettersi sulle spalle il fardello di essere la favorita e di dover fare bene. Poi se entriamo nel discorso Champions League la Juventus ha l’obbligo di partire con l’obiettivo di vincere, ma si sa che ci sono altre 8-9 squadre con lo stesso obiettivo. Le responsabilità secondo me sono più forti a livello italiano che non europeo, la Champions è un obiettivo con un coefficiente di difficoltà mostruoso”.

“Quando cambierà il calcio in Italia? Il nostro sarà un percorso lungo, girando gli stadi in Inghilterra ti rendi conto dell’inadeguatezza delle nostre strutture. Lì il clima è molto diverso e in Italia bisogna partire dalle strutture. In Italia abbiamo la fortuna di avere ancora un piccolo vantaggio per strutture societarie e per competenze tecnico-tattiche. Lì il risultato è importante, ma un po’ meno rispetto a qui perché sanno di rischiare un po’ meno in caso di sconfitta. Sono contento di rientrare in Serie A perché dal punto di vista della competizione con gli allenatori questo è un anno molto interessante, ci sono tecnici come Conte, Ancelotti, Giampaolo, Fonseca e De Zerbi che mi piacciono molto. Si sta creando un’aria molto frizzante”.

“Mercato e modulo? Penso che non si può partire dal modulo per fare mercato, bisogna avere le idee su chi può fare a differenza e metterlo in grado di farla. Il primo passo è studiare le caratteristiche dei giocatori, poi parlarci, e poi arrivare al modulo per valorizzarli al meglio. Il 4-3-3 del Chelsea era diverso da quello del Napoli… Dovremmo accompagnare i giocatori che sono capaci di fare la differenza, il modulo sarà una conseguenza”.

“Io tre anni fa arrivo al Napoli e do tutto me stesso. Sono andato a Napoli perché da bambino ero tifoso del Napoli e perché a un certo punto ho la sensazione che a livello nazionale possiamo diventare competitivi. Questo mi porta a dare tutto dal punto di vista professionale e morale. Negli ultimi mesi a Napoli ho un dubbio tra l’affetto che provavo e la parte più logica di me stesso che pensava il ciclo fosse finito. La società poi mi ha tolto il dubbio con Ancelotti, ma per colpa mia perché il dubbio era mio. A quel punto ho offerte da società italiane importanti, ma io preferisco andare all’estero per non passare direttamente dal Napoli a un’altra società italiana. Faccio un’esperienza bellissima perché la Premier è un’esperienza bellissima, ma nella seconda parte di questa esperienza sento il bisogno di tornare in Italia e questa possibilità mi è offerta dalla Juventus, la società più importante d’Italia. Penso sia il coronamento di una carriera lunghissima, penso di aver rispettato tutti, e alla fine dovevo rispettare il mio percorso”.

“Sono contento di essere qui oggi. Sono a disposizione per tutte le vostre domande e curiosità e per darvi le informazioni che vi posso dare”.

 

 

Foto: Youtube ufficiale Juventus