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RUBEN CASTRO ALLA PELLISSIER, L’ORO DEL BETIS

15.12.2016 | 09:06

Il Las Palmas rivelazione della Liga, un Pedrito ritrovato con Conte al Chelsea, un Vitolo consacrato e giocatori interessanti come Roque Mesa e Mascarell: il calcio delle isole Canarie, terra per antonomasia del sole, del mare e della bella vita, sta vivendo calcisticamente il suo miglior momento dal 1997 anno in cui il Tenerife centrò la Semifinale di Coppa UEFA. Dalle Canarie, precisamente da Las Palmas, proviene anche Rubèn Castro, navigata punta di 35 anni, un giocatore la cui storia è senza dubbio da raccontare, nella settimana in cui in Italia, un altro “giovanotto” di nome Sergio Pellissier, realizza il centesimo gol in Serie A con la maglia del Chievo. Rispetto alla punta di Aosta, Rubèn Castro ha cambiato decisamente più casacche, ma, proprio come Pellissier, ha legato le sue fortune ad una sola maglia, quella del Real Betis, il volto meno allegro (perché triste in fin dei conti è esagerato: c’è di peggio nelle realtà stracittadine) di Siviglia.
Castro, la classica seconda punta dal baricentro basso tecnicamente valido e dal primo passo letale, inizia la sua carriera all’alba del nuovo millennio con il “suo” Las Palmas, affermandosi come uno dei prospetti più interessanti del panorama iberico e divenendo titolare nell’Under 21 spagnola. Dopo aver debuttato nella Liga, Castro vince il titolo di “Pichichi” della Segunda Division con 24 reti nella stagione 2003/2004. Questo gli vale le attenzioni del Deportivo La Coruna, agli sgoccioli dell’epopea del “SuperDepor” di Irureta, che, vantando un credito nei confronti della formazione gialloblu per l’acquisto del difensore centrale Schurrer, lo acquista nell’estate 2004 in una situazione che con le dovute proporzioni ricorda quella dell’acquisto di Fiore e Corradi da parte del Valencia, che furono sostanzialmente il saldo del mancato pagamento di Gaizka Mendieta. Castro viene mandato a farsi le ossa all’Albacete, ma gioca poco, segna di meno e alla fine la sua squadra retrocede. Il Depor del nuovo corso di Caparròs lo porta alla base l’anno successivo, Castro è titolare nell’Intertoto poi persa in finale contro il Marsiglia, ma poi in campionato è chiuso dai vari Luque e Tristan e non riesce a imporsi. Negli anni successivi un cameo al Racing Santander, un’esperienza nella Liga con il Nàstic finita allo stesso modo di quella con l’Albacete ed un ritorno al Deportivo da “Paria”.
Di quel bomber tascabile visto a inizio carriera non vi è stata più traccia e Castro decide di ripartire nel 2008/2009 dall’Huesca, matricola basca di Segunda Division. Con l’Huesca Castro segna 14 gol, ripetendosi con lo stesso bottino l’anno dopo al Rayo Vallecano, confermandosi così come bomber di cadetteria.
Nella stagione 2010/2011 la svolta. Il Betis, desideroso di tornare nella Liga dopo aver fallito la promozione lo ingaggia, affiancandolo ad un altro bomber di categoria, Jorge Molina: come mettere Cacia e Tavano nella stessa squadra. Da quel momento Castro non smetterà più di segnare: il primo passo non è più quello di un tempo ma in compenso ha sviluppato un senso clamoroso del gol. In quella stagione segna 27 reti, riportando il Betis in quella Liga in cui non è mai riuscito a imporsi e in cui si consacrerà con la casacca “verdiblancos”. Nelle tre stagioni successive che vedono il Betis salvarsi al primo anno,  arrivare in Europa League al secondo per poi per retrocedere mestamente perdendo per altro ai rigori l’ottavo di EL con i cugini del Siviglia nel 2013/2014, Castro segna 44 reti (16, 18 e 10) in campionato, mostrando finalmente quel talento che non era mai riuscito ad esprimere in gioventù. Nella seconda stagione disputata in Segunda Castro segna 32 gol, uno per ogni suo anno di età, riportando il Betis in quella Liga in cui l’anno scorso ha raggiunto il suo record personale di 19 reti. In questa stagione sino a adesso ha segnato 6 gol, l’ultimo sabato scorso facendo fare una figura barbina a Laporte, ha deciso la sfida contro l’Athletic Bilbao. Con il Betis ha segnato in 226 partite di campionato 128 gol (media di 0,56 a partita) gol spesso molto belli e, soprattutto decisivi che lo hanno portato ad essere l’eroe del “Benito Villamarin“. Al centesimo gol nel massimo campionato spagnolo gli mancano 15 reti: un traguardo che si avvicina sempre di più e che fino a qualche tempo fa sembrava pura utopia. Un po’ come il centesimo di Pellissier tre anni fa, quando era finito ai margini delle rotazioni del Chievo.
Foto: Marca