Ultimo aggiornamento: martedi' 22 ottobre 2019 15:27

FINO IN COREA PER SBOCCIARE NELLA SUA DINAMO: MISLAV ORŠIĆ, L’INCUBO DELLA PRIMA NOTTE DI CHAMPIONS DELLA DEA

19.09.2019 | 11:00

Lo storico esordio in Champions League dell’Atalanta è stato reso molto amaro dalla Dinamo Zagabria, che ha vinto per 4-0 tra le mura amiche, e in particolare dal suo attaccante Mislav Oršić, autore di una personale tripletta che lo ha portato a infrangere due record. Il 26enne è infatti sia il primo giocatore della Dinamo a segnare un hat-trick nella più prestigiosa competizione europea per club, sia quello a esserci riuscito vestendo il numero di maglia più alto – nel suo caso, il 99. Volendo guardare ai record collettivi, poi, i suoi tre gol uniti a quelli di Haland, norvegese del Salisburgo, hanno dato vita alla prima giornata di Champions nella quale ben due esordienti hanno trovato una tripletta. Sì, perché nonostante si tratti di un classe ’92, quello contro la Dea era per Oršić il debutto in una sfida della fase finale della Champions League. E di certo il ragazzo non ha perso l’occasione per fare bella figura. Basti notare come, oltre ad aver realizzato tre dei quattro gol della sua squadra, siano stati suoi anche quattro dei sei tiri totali verso la porta nerazzurra. Dalla posizione di atttaccante esterno nella quale spesso viene utilizzato, soprattutto sulla corsia sinistra, Oršić ama infatti cercare il centro del campo per tentare la conclusione aprendo il destro o per farsi trovare comunque al posto giusto nel momento giusto, come sulla seconda rete rifilata al malcapitato Gollini. Un giocatore rapido, tecnico, abile nel dribbling e nel trovare i giusti tempi di inserimento. Uno che è stato paragonato nel tempo a fenomeni come Di Maria e Neymar, ma che dal suo canto preferirebbe Hazard: “È il mio preferito – racconta a Jutarnij.hrma tra lui e me purtroppo non c’è paragone”. Uno che sa di dover lavorare sodo per raggiungere i suoi obiettivi e che, per percorrere i dieci chilometri che dividono il suo quartiere di nascita e Maksimir, casa della Dinamo, è dovuto arrivare sino in Estremo Oriente.

Mislav Oršić nasce a Zagabria il 29 dicembre 1992. Sua mamma era una cameriera, suo padre un fabbro meccanico e prima di lui in famiglia erano già arrivate le sorelle Danijela e Marijana. Racconta di aver iniziato a giocare a calcio quando era ancora all’asilo, ma a un certo punto il suo campo sportivo era stato rinnovato e ai bambini non era più stato permesso di entrare liberamente. Così aveva iniziato a piangere e suo padre lo aveva portato alla società NK Tresnjevka, dove lo rifiutarono perché era ancora troppo piccolo. Ricominciò a piangere e suo padre riuscì a convincere il club ad accorparlo con bambini più grandi di lui. “Ero davvero entusiasta del calcio – racconta – Quando finivo di allenarmi, tornavo a casa, prendevo la palla e uscivo di nuovo per giocare al parco”. E il calcio lo accompagna nella sua crescita: “Quando ho iniziato ad andare a scuola, ho iniziato anche ad andare a vedere le partite della Dinamo Zagabria allo stadio. All’epoca c’erano Luka Modric e Eduardo da Silva. Io stavo nella tribuna Nord, affianco ai Blue Boys. Sono state partite indimenticabili”. A 13 anni va a giocare per l’NK Kustošija, che all’epoca aveva un settore giovanile di tutto rispetto, e lì incrocia per la prima volta Mario Šitum, suo attuale compagno di squadra. Ci rimane fino al 2008, quando si trasferisce 15enne all’Inter Zaprešić. Per la prima stagione si unisce alla Primavera, poi il 12 settembre 2009, all’età di 16 anni e 8 mesi, fa il suo esordio in prima squadra proprio in una gara di campionato contro la Dinamo Zagabria. Dal 2010 diventa titolare e viene convocato di anno in anno praticamente in tutte le selezioni giovanili della Croazia, a partire dall’U18 fino all’U21. Nella stagione 2012/13 si impone capocannoniere della sua squadra con 12 gol all’attivo, cifra che resta tutt’ora il suo record personale, e attira le attenzioni di diverse squadre europee. “C’erano tante società interessate dall’Inghilterra, dalla Polonia, dall’Olanda più l’Hajduk Spalato – scrive il club croato nel comunicato della sua cessione – ma l’offerta dello Spezia è risultata la più soddisfacente sia per noi che per il calciatore”.

Invece a 20 anni Oršić sbarca a sorpresa in Italia, allo Spezia, con un bagaglio da professionista che vanta 90 apparizioni tutte con lo stesso club. Comunque troppo poco per i liguri, che gli danno spazio solamente nove volte in Serie B. “Il calcio italiano è sicuramente formativo per un giovane giocatore. Non ho disputato molte gare con lo Spezia, ma ho imparato molto in termini tattici. È certamente qualcosa che mi ha aiutato più avanti nella mia carriera”. Così lascia l’Italia dopo una sola stagione: e pensare che in quella successiva a guidare dalla panchina i liguri è arrivato Nenad Bjelica, suo attuale tecnico alla Dinamo. Torna in Croazia, all’HNK Rijeka, dove però non viene stimato particolarmente dall’allenatore Matjaz Kek, che non lo farà mai scendere in campo. Ad agosto passa in prestito all’NK Celje, in Slovenia, poi a febbraio prende una decisione drastica e decide di trasferirsi sempre in prestito ai Jeonnam Dragons, in Corea del Sud. All’inizio si sente a disagio così lontano da casa, poi si adatta allo stile di vita e al cibo – elemento che ricorre in sue diverse interviste come chiave per l’integrazione nel mondo orientale – e tutto migliora. Ad aiutarlo c’è Suzana, una ragazza di Sesvete che dà alla luce suo figlio Manuel, ma non solo: “Il fatto che ci fosse un compagno di squadra macedone (Stevica Ristić, ndr) ha reso tutto più semplice dato che potevamo comunicare direttamente, senza un traduttore. Altrimenti mi sarei tagliato la lingua, perché con gli altri era più facile comunicare a gesti. E poi arrivarono anche Vedran Jugovic e Matej Jonjic” ricorda a Prvahnl.com. Nel 2016 cambia ancora e firma per il Changchun Yatai in Cina, dove però non si trova altrettanto bene: “Ho vissuto in un hotel e quando uscivo era solo un disastro – racconta a Jutarnij.hrera tutto sporco, e poi in Cina non si può attraversare la strada perché nessuno si ferma alle strisce. Bisogna fare lo slalom tra le macchine in corsa. I cinesi sono meno rispettosi degli stranieri rispetto ai coreani e almeno nel calcio si preoccupano solo dei soldi, senza badare alle relazioni interpersonali. Penso che i miei compagni di squadra non vedessero l’ora che lasciassi il club”. Così dopo una sola stagione torna in Corea, all’Ulsan Hyundai, dove vince una coppa nazionale e chiude la sua esperienza in K League con 102 presenze e 28 gol complessivi.

Nell’estate del 2018, la trama circolare della carriera di Oršić giunge finalmente a compimento quando la Dinamo Zagabria versa un milione di euro nelle casse dei coreani. Gioca tanto già al suo primo anno pur non essendo un titolare inamovibile e vince campionato e supercoppa con la stessa squadra che da ragazzino andava a vedere allo stadio. Il 9 settembre 2019 corona anche il sogno di vestire la maglia della Nazionale maggiore della Croazia, subentrando a Rebic all’86’ minuto della sfida all’Azerbaijan valida per le Qualificazioni a Euro 2020. E per una selezione che ci ha abituati a lanciare giovanissimi talenti in palcoscenici importanti, un debuttante di 26 anni e 8 mesi è già una notizia. “Il destino voleva che facessi un viaggio come questo e sono completamente felice della mia carriera. Ora gioco nella Dinamo, mio figlio cresce nella mia Zagabria, ho fatto il mio esordio in Nazionale… Tutto è andato per il meglio. Non mi pento di aver percorso strade secondarie per raggiungere i miei obiettivi”, ha detto nel pre-Atalanta. A proposito, aveva risposto così a chi gli aveva chiesto di un eventuale gol contro la Dea: “Per quanto mi riguarda, può segnare anche Livakovic. Basta che ci dia gioia”. Alla fine le gioie sono state quattro, tre delle quali portavano proprio la sua firma in calce.

Foto: twitter Nazionale croata