Ultimo aggiornamento: mercoledi' 18 settembre 2019 20:00

DAL MITO NEYMAR ALL’ESORDIO CHE FA LA STORIA: ANSU FATI, IL PREDESTINATO IN CASA BARÇA

28.08.2019 | 10:20

Domenica scorsa, al 78’ minuto della sfida tra il Barcellona e il Betis, Ansu Fati è diventato il secondo più giovane esordiente della storia dei blaugrana nella Liga (a 16 anni, 9 mesi e 25 giorni). Il primato appartiene a Vicente Martinez, che al momento del suo primo gettone nel 1941 aveva appena 18 giorni in meno di Fati, mentre l’esordiente più giovane in assoluto è Albert Almasque, neanche quattordicenne al momento del suo ingresso in campo con la prima squadra nella Macaya Cup del 1902. Il record di primo giocatore della Guinea-Bissau a vestire la maglia del Barça, invece, non glielo toglie nessuno. Alto 178 centimetri, Fati è un’ala d’attacco che predilige dunque occupare la corsia mancina del campo per potersi accentrare con il destro e andare alla conclusione. È un giocatore veloce e abile nel dribbling, difficile da marcare e da affrontare nell’uno contro uno per via dei suoi improvvisi cambi di passo. Non per niente, i suoi idoli sono Neymar e Rashford.

Anssumane Fati nasce il 31 ottobre 2002 a Bissau da Marìa de Lurdes Vieira e Bori Fati, che nel suo paese gioca da professionista nel Benfica (in Guinea-Bissau diverse squadre hanno nomi di club portoghesi). L’amore di Bori per il calcio è condiviso anche da Marìa, che gioca a livello dilettantistico, e viene così tramandato anche ai figli (in tutto sei: tre maschi e tre femmine). Il maggiore, Braima, ora ha 21 anni e gioca nel CD Calahorra de La Rioja in prestito dal Barcellona B, dopo aver già vestito in carriera le maglie di Sabadell, Prato Eisden de Bélgica e Villafranca. Miguel ha otto anni e anche lui è nelle giovanili blaugrana, mentre sua sorella Djucu è una grande appassionata. Ansu conosce il calcio verso i 6-7 anni, quando la famiglia raggiunge Bori a Herrera, piccola cittadina con una popolazione di circa seimila abitanti nella quale si era dovuto trasferire qualche anno prima per lavorare per una compagnia telefonica e poi come chauffeur personale del sindaco di Marinaleda. È lì che i fratelli si avvicinano al mondo del calcio e il piccolo Ansu comincia così a giocare per il CDF Herrera. Nella stagione 2009/10 ad allenare la categoria pre-benjamìn è Jordi Figueroa, che a Diario de Sevilla ha raccontato: “Era un bambino incredibile. Dovevo dirgli pochissime cose, ci stupivamo sempre quando lo vedevamo giocare. Aveva l’abilità di costruirsi la sua stessa giocata. E fuori dal campo non aveva alcun problema a relazionarsi con gli altri. Al contrario, era un bambino piacevole, estroverso e socievole”. Al calcio tiene da subito moltissimo: una volta si è dovuto fare alcune iniezioni alla coscia e gli è stato raccomandato di non giocare, ma non ha resistito. Ha giocato e persino segnato.

Così ben presto Ansu si unisce al settore giovanile del Siviglia, ma nel 2012 alla sua porta bussano nientemeno che Barcellona e Real Madrid. “Il Real ci offriva condizioni economiche più vantaggiose rispetto al Barça – ha raccontato suo padre a COPEma poi Albert Puig è venuto a casa nostra con il contratto in mano e ci hanno convinto. Quando il Siviglia l’ha scoperto, s’è arrabbiato. Monchi avrebbe voluto che firmasse per loro, così a soli 9 anni lo mise fuori squadra e non lo fece giocare per tutta la stagione”. Ansu entra nella cantera blaugrana, il settore giovanile più efficiente al mondo, e si unisce agli Alevìn A allenati da Marc Serra. Nel 2015, però, deve superare due ostacoli inattesi. Prima si frattura tibia e perone in una partita contro l’Espanyol e deve stare fuori per quasi un anno e poi, appena rientrato, viene sospeso dalla Fifa per irregolarità nel tesseramento di minorenni da parte del club catalano. Nel momento più difficile, Ansu trova la forza per spingere ancora di più. Rientra dal lungo stop e ricomincia la scalata nel club. Nella stagione 2018/19 arriva a disputare 9 partite di Youth League – la Champions League giovanile – segnando quattro reti totali e rifilandone due in semifinale al Chelsea, poi campione del torneo.

Ciononostante, questa estate Ansu va in scadenza di contratto. Sia lui che suo padre pensano di meritare il salto assieme ai “grandi” e, alla fine, la società opta per inserirlo nella squadra B. Il 24 luglio scorso firma il suo primo contratto professionistico legandosi fino al 2022 al Barcellona, che inserisce una clausola rescissoria da 100 milioni per il suo cartellino. Ad allenare il Barça B arriva intanto Victor Valdes, che racconterà di avergli comprato di propria tasca dei nuovi scarpini, ma se lo gode per poco tempo. I vari infortuni infatti convincono Valverde a chiamare Ansu in prima squadra e così, previo permesso firmato dei genitori (regola della Liga sui minorenni schierati in orari notturni), arriva lo storico esordio nel 5-2 al Betis. Il mondo del calcio esalta la sua precocità e Lionel Messi in persona gli dedica una foto sul proprio profilo Instagram che li ritrae in un abbraccio fraterno nel post-partita. Nel frattempo, l’enfant prodige umilia Rakitic e Tobido in allenamento, punta il record di più giovane marcatore della storia blaugrana (per ora detenuto da Bojan – 17 anni, 3 mesi e 22 giorni) e ammette, tramite suo padre, di ambire un giorno alla maglia roja della Nazionale spagnola. C’è ambizione, ma per raggiungere traguardi importanti serve anche avere la testa sulle spalle. “Mi impegno a proseguire con umiltà, duro lavoro e con i piedi per terra” ha scritto sui propri social dopo l’esordio. Gli ingredienti per una ricetta speciale, a questo punto, sembrano esserci davvero tutti.