Corvino: “Lascio perché non sono più nelle condizioni di dare il massimo”

03/06/2026 | 11:43:20

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Saverio Sticchi Damiani e Pantaleo Corvino, questa mattina, hanno parlato in conferenza stampa per fare chiarezza verso i tifosi del Lecce. Era ormai nell’aria la separazione e già da qualche giorno si aspettava un segnale dei diretti interessati. Nel corso dell’incontro con i giornalisti ha aperto le danze il presidente: “Avrei voluto tenere questa conferenza a giugno 2028, scadenza naturale del contratto del direttore Corvino. Al termine di un percorso straordinario, incredibile, 6 anni trascorsi insieme all’insegna del lavoro, dei risultati sportivi ed economici, legittimamente il direttore Corvino, martedì dopo Lecce-Genoa, mi ha fatto la telefonata che non avrei mai voluto ricevere, a cui ha fatto seguito un incontro il sabato seguente. A fronte della sua legittima stanchezza, dopo sei stagioni in cui abbiamo lavorato quotidianamente insieme, nelle quali l’ho visto non risparmiarsi mai, arriva un punto in cui il fisico, la mente e la famiglia dicono basta”. Ha poi proseguito sul valore dell’operato di Corvino: “L’unicità di questi sei anni ci consente di parlare di un club solido, strutturato, al quinto anno consecutivo in serie A. Quando sei anni fa andai a Vernole per convincerlo a tornare a Lecce, ero convintissimo che Corvino fosse la scelta migliore possibile per il Lecce. Significava portare a casa un direttore di una caratura mondiale. Sono felice che anche il mondo del calcio gli abbia tributato in questi anni quello che nel corso della sua carriera aveva già dimostrato. A volte ci si sofferma sugli aspetti caratteriali e non si guardano i risultati, la sostanza, i contenuti. Questi sei anni sono stati importanti per me, per il Lecce e spero anche per Corvino. Abbiamo agito come una famiglia, che lavora dalla mattina alla sera”. I giallorossi adesso dovranno programmare il loro futuro, senza un pezzo fondamentale del loro scacchiere: ”Corvino mi lascia una patata bollente. Rispetto al futuro mi sento di dire che il percorso del Lecce va avanti, grazie alle basi solide deve essere votato alla crescita. Sono pronto assieme ai soci e al c.d.a. ad affrontare questo nodo difficile, da affrontare al meglio. Conta il Lecce e al primo posto deve esserci sempre il Lecce. Il nodo del d.s. verrà affrontato in queste ore. Sia sabato, che lunedì ho provato a convincere Corvino a ripensarci. Da adesso lavoriamo seriamente per risolvere questo nodo. Cercheremo di fare la scelta giusta. Chi vi parla è la stessa persona che sei anni fa scelse Corvino”. È poi arrivato il momento delle parole del direttore, che ha fatto un resoconto sul suo operato e sui motivi dell’addio: “Difficile per me parlare, quella con il Lecce è una lunga storia d’amore che non si può raccontare in pochi minuti. Il motivo per cui siamo qui interessa me e il Lecce, quello che è stato in questi 13 anni. Questa mia decisione la società la sapeva e si era percepita anche all’esterno. In certi momenti ho fatto presente un mio stato d’animo naturale, spontaneo. Ultimamente io e mio figlio siamo stati chiamati in causa in un’inchiesta sul sistema calcio, ma non siamo turbati perché non abbiamo fatto nulla. Sono stato nel calcio 52 anni, ho vissuto il calcio dei marciapiedi e quello del professionismo. Ho lavorato circa 10 anni a Casarano, con la famiglia Filigrana, 7 anni a Lecce con la famiglia Semeraro e col presidente Moroni che oggi è qui, 6 anni sempre con la famiglia Sticchi Damiani e tutti i soci, 10 anni con la famiglia Della Valle, 2 anni con la famiglia Saputo. Quando ti scelgono queste famiglie devi essere orgoglioso. Bisogna avere dei sogni, senza sogni non si può vivere. I sogni vanno poi coltivati, difesi, bisogna avere la forza per raggiungerli. Bisogna anche sapersi rialzare dopo le cadute e non esaltarsi dopo i successi. Io sognavo di fare il d.s. del Lecce, quel sogno si è avverato. Oggi sono qui per spiegare perché questo sogno si sta interrompendo. Il mio percorso è stato divisivo, mi sono chiesto il perché. Ognuno fa quel che può, io sono un manager e i manager devono essere aziendalisti, devono sottostare alle linee programmatiche del club”. Come sottolinea il direttore, tra le ragioni principali della sua scelta c’è la stanchezza: “Il presidente mi ha voluto in un momento in cui avevo ancora due anni e mezzo di contratto a Firenze. Sono venuto qui per portare in salute il club, ho accettato la sfida. Al presidente ho detto di non essere più nelle condizioni di poter dare il massimo alla società, ai tifosi, al territorio e a chi mi stima. Non ho più le forze e le energie. Le ultime le ho consumate nell’ultimo periodo. Le partite si vincono in campo e fuori e abbiamo fatto tanto anche fuori dal campo per ottenere i risultati che abbiamo raggiunto. Non volevo tradire la società e i tifosi, se l’avessi detto prima avrei creato turbolenze nello spogliatoio. I giocatori e i tifosi l’hanno saputo dai giornali, mi è dispiaciuto. Arriva un momento nella vita in cui la corsa si deve fermare. La passione ce l’ho ancora, ma se non hai le forze devi fermare la mia corsa. Mi dispiace, avrei voluto averne ancora per dare qualcosa al Lecce. Il Lecce non può aspettare me, non so quanto tempo ci vorrà per ritrovare la forza che mi ha contraddistinto”. Riguardo la sua prossima tappa, dopo un periodo di riposo, non ha escluso un ritorno in campo: “Voglio vincere altre corse, mi sento un cavallo di razza, non voglio morire in casa, i cavalli di razza muoiono in pista”. Trionfi che non sono mancati in queste annate e che rendono l’addio ancora più amaro: “Non è stata una decisione facile. Anche il prossimo anno di Serie A del Lecce sento mio. Complessivamente qui ho fatto 4 anni di B, vincendola in 3 occasioni, e undici anni di A. I tifosi qui hanno visto otto titoli italiani a livello giovanile. Abbiamo riportato la Primavera sul tetto d’Italia. Oggi abbiamo una Primavera con tanti nazionali. Abbiamo fatto tanto, dal momento che non ho più le energie per continuare ho preso questa decisione. Una decisione dolorosa, tredici anni sono stati tanti. Sono stati sei anni straordinari, con Sticchi Damiani siamo stati sempre presenti, volevamo che il nostro territorio emergesse, lo abbiamo tutelato e protetto. Non è scontato quello che abbiamo fatto. Lascio uno dei club più in salute d’Europa”.

Foto: Sito Lecce