Tuchel: “Jorginho merita il Pallone d’Oro. Il trionfo in Champions? Inspiegabile”
09/10/2021 | 15:10:00

Ospite del Festival di Trento, Thomas Tuchel, attuale allenatore del Chelsea ed ex del PSG, ha rilasciato un’intervista a tutto campo molto interessante. Il tecnico tedesco si è soffermato anche sulla sua esperienza alla guida dei Blues, squadra con la quale ha vinto la Champions League qualche mese fa. Di seguito le dichiarazioni.
Sul trionfo in Champions League
“Come si vince in quattro mesi? Forse anche io non posso spiegare, forse fa parte della spiegazione questo non saperlo. Fin dall’inizio, dal primo giorno, ho avuto la sensazione, quando sono entrato al Chelsea, che fosse quasi naturale arrivare lì. Ho avvertito un sostegno enorme, uno straordinario supporto, in circostanze surreali. Brexit, lockdown… Eravamo in un albergo vuoto, a Londra. Eravamo tutti molto concentrati sul calcio, tutta l’energia era per la squadra. Con fortuna e con una società fantastica siamo riusciti a raggiungere questo risultato straordinario”.
Sulla sfortunata esperienza sulla panchina del PSG
“Non sottovalutiamo il gioco del calcio, c’è la quota fortuna. C’è in ogni sport, ma non ci sono tantissimi gol nel calcio. Un gol, un’espulsione, una questione di centimetri può cambiare tutto. In Champions i margini delle squadre sono molto limitati. Io posso parlare della mia esperienza: si cerca di vincere tutte le partite, questo è il target per le big”.
Sui giocatori di PSG e Chelsea
“Sono tutti diversi. Quindi cambiare allenatore è un qualcosa di cruciale. Il nostro approccio è diverso, l’esercizio è differente. C’è bisogno di cose diverse in un certo momento, forse più rigidi e più distanti, alle volte, oppure lasciargli briglia sciolta. Varia da giocatore a giocatore e da gruppo a gruppo. Ci si riflette, sempre. Poi c’è un approccio individuale, c’è meno parlare di quanto si pensa. A questi grossi nomi non bastano le parole. O sentono una connessione oppure no, magari la qualità delle istruzioni. Se la cosa ha senso, se quello che l’allenatore si aspetta ha senso. Quello che mi chiede per Neymar, per esempio, sta meglio nella parte sinistra. Perché dovrei incominciare e avviare questa discussione? Dovrei trovare la soluzione migliore nella parte sinistra del campo, creando una situazione per trovarlo e dargli delle opzioni. È Neymar l’artista, sarà lui a scegliere. Una volta che questo giocatore sente che è un qualcosa al suo servizio, allora il ruolo si fa più preciso. Poi si possono criticare anche i campioni, le star, perché i giocatori sanno di assumersi le proprie responsabilità. È un piacere giocare con queste star, diventa facile essere l’allenatore di Lukaku”.
Sugli accorgimenti tattici apportati al Chelsea
“Non è necessario cambiare, ma se sono convinto di farlo, lo faccio. Ma deve essere al servizio della squadra, non per l’idea di cambiamento. Sono contento di dirlo chiaramente: la partita la vincono i calciatori, le squadre possono vincere anche senza i coach. È come il direttore d’orchestra, alle volte si può fare senza. Ma con lui, con il feeling fra lui e i musicisti, il concerto diventa straordinario. È quello che sto provando a fare: possono giocare anche senza di me, devo riconoscere questo fatto. A qualunque livello sono gli atleti la chiave, si tratta di raggiungere il livello massimo possibile”.
Su Jorginho-Pallone d’Oro
“Per me è uno di quelli che merita di vincerlo, è un giocatore intelligentissimo, è un piacere essere il suo allenatore, ha una grande visione del calcio, del gioco, questo mi piace. Ieri è arrivata la lista dei 30 candidati, ne sento parlare ufficialmente ora, per me non è importante questa lista. Per me i premi individuali, nel calcio, non hanno grande significato. Ovviamente i calciatori vorrebbero vincerlo, i giornalisti anche dire chi è il migliore. Ci sono punte, difensori, portieri, è impossibile fare un confronto reale, giudicare chi sia davvero, oggettivamente. Chi dovrebbe dirlo? Senza conoscere i 30, ci saranno senz’altro calciatori straordinari e tutti lo meriterebbero. Mi piacerebbe che un mio giocatore lo vincesse, certo, perché saprei quale sarebbe l’effetto. Poi è una brava persona, un ottimo giocatore. Ma in generale non è la cosa più importante del calcio”.
Foto: Twitter Chelsea