Tebas ancora contro la FIFA: “Chiedere scusa non sostituisce il rendere conto delle proprie responsabilità”

07/08/2026 | 23:29:21

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Il presidente de La Liga, Javier Tebas, ha parlato sui propri canali social. Queste le sue parole contro la FIFA:
“La riunione di Rabat e il successivo comunicato della FIFA sono tanto sorprendenti quanto preoccupanti. Il segretario generale, Mattias Grafström, che appena pochi giorni fa definiva quanto accaduto come una serie di fatti «tristi e riprovevoli», ora appare mostrando il suo «pieno sostegno» a Gianni Infantino. E si pretende di chiudere tutto con delle scuse, una revisione interna e la promessa di migliorare i «processi e le comunicazioni».
No. Esistono errori ordinari di gestione che possono essere spiegati, corretti e persino perdonati. Ma nascondere decisioni di importanza fondamentale al Consiglio, alle federazioni affiliate, agli organi di governo e persino agli stessi dirigenti di alto livello della FIFA non è un semplice problema di comunicazione. È una gravissima violazione della governance istituzionale.
Se si riconosce che vi è stata un’occultazione, non basta chiedere scusa: bisogna stabilire chi abbia deciso di agire in questo modo e chiedere conto delle responsabilità. Tanto meno può essere esonerato chi ha promosso e diretto personalmente il processo.
Inoltre, il più grande scandalo del Mondiale non è stato soltanto il prezzo dei biglietti né il fallimentare tentativo di affidare a investitori privati una parte del business delle competizioni. È stato il fatto che la sanzione derivante dall’espulsione del giocatore statunitense Folarin Balogun sia stata sospesa dopo le pressioni politiche pubblicamente riconosciute dal presidente Trump, permettendogli di giocare la partita successiva.
Un’interferenza politica intollerabile nell’indipendenza disciplinare del calcio, sulla quale Infantino ha finito per fornire spiegazioni a dir poco peregrine.
Non può nemmeno essere ignorato il fatto che il principale rappresentante democratico della Commissione Giudiziaria della Camera dei Rappresentanti abbia aperto un’indagine e convocato Infantino per un’intervista formale, chiedendo inoltre la consegna di documentazione riguardante possibili rapporti di favore, attività del Dipartimento di Giustizia e pratiche relative alla vendita dei biglietti.
Nel frattempo, sono comparsi comunicati della CAF, dell’AFA e di altre federazioni a sostegno di Infantino. Lungi dal chiudere la crisi, questi appoggi confermano che il vero problema della governance del calcio mondiale è il sistema stesso.
Sostenere senza riserve chi ha agito al di fuori degli organi di governo, dopo tutto ciò che è emerso ed è stato ammesso dalla stessa FIFA, squalifica di per sé le istituzioni che lo fanno e i loro dirigenti.
Anche il sostegno dell’AFA non sorprende. Il modo personalistico di esercitare il potere, la mancanza di contrappesi e la confusione tra istituzione e dirigente che caratterizzano la gestione di Gianni Infantino presentano troppe somiglianze con il modello di Claudio «Chiqui» Tapia.
Onore, dignità e il mio massimo rispetto ai due alti dirigenti della FIFA che, secondo quanto riportato da diversi media, si sono opposti al cosiddetto «perdono di Rabat». In un’organizzazione dominata dal personalismo e dal silenzio, dissentire e difendere l’integrità istituzionale richiede coraggio. La loro posizione dimostra che all’interno della stessa FIFA esistono ancora voci che si rifiutano di accettare che qui non sia successo nulla.
Rabat non può trasformarsi in una cerimonia di assoluzione tra coloro che sono stati esclusi dal processo e colui che li ha esclusi. Il problema della FIFA non è di comunicazione. È di governance, trasparenza, indipendenza e concentrazione del potere.
Speriamo che coloro che sono ancora immersi nel silenzio complice aprano, una volta per tutte, le finestre delle proprie case. E che altri attori importanti del calcio seguano la strada indicata da UEFA e dalle sue 55 federazioni — che si sono riunite e hanno adottato una posizione comune —, da European Leagues, FIFPRO, da figure come Luis Figo e da dirigenti come il principe Ali bin Al Hussein, presidente della Federazione Giordana, e da altre istituzioni.
Questo deve rappresentare un prima e un dopo nella governance del calcio mondiale.
Gli scandali legati alla governance della FIFA sono così numerosi e si susseguono con tale rapidità che alcuni finiscono per coprirne altri.
CI SIAMO GIÀ DIMENTICATI DEL CASO BALOGUN? È ANCHE QUESTO INCLUSO NEL «PERDONO DI RABAT»?
Chiedere scusa non sostituisce il rendere conto delle proprie responsabilità. Gli appoggi interessati non possono nemmeno trasformare l’imperdonabile in un semplice errore di comunicazione.
Quel giorno e quell’atto passeranno alla storia dell’infamia della FIFA con un nome: IL PERDONO DI RABAT”.
Foto: LaLiga