Seedorf sì, Seedorf no: e al Milan chi pensa?
20/03/2014 | 23:53:00

E così, non tanto all’improvviso, Clarence Seedorf non è più sicuro di essere il timoniere del Milan anche per la prossima stagione. Anzi. Tra summit improvvisi, rivelazioni di qualche capo tifoso e prese di posizioni mediatiche poco gradite alla proprietà, il futuro dell’allenatore si consumerà probabilmente nel giro di pochi giorni, nello spazio di due trasferte: domenica in casa della Lazio, mercoledì a Firenze. Tutto un altro film rispetto a quanto era stato prospettato al momento dell’arrivo di Clarence, ovvero che in ogni caso questi mesi sarebbero stati di preparazione per la prossima stagione, a prescindere dai risultati. Poi, all’improvviso si scopre che i risultati e i rapporti con la squadra sono il sale di qualsiasi situazione. All’improvviso? Ma dai, queste sono regole scritte da sempre. Tuttavia il vero problema del Milan è un altro: la programmazione. Galliani resta per ora in sella, malgrado abbia un rapporto soltanto formale con Barbara Berlusconi; i candidati ad assumere la poltrona di direttore sportivo, Sogliano in testa, non lo dicono ma fanno capire che la presenza di Galliani sarebbe un ostacolo. Con tutto il rispetto per il carisma di Adriano, lunga vita a chi vorrebbe autonomia e spazi liberi piuttosto che una poltrona da “signorsì”. Si pensava che la fallimentare stagione avrebbe potuto comportare un minimo di strategia prima dell’estate. Fino a qualche mese fa si spendevano nomi di amministratori delegati in arrivo, direttori di tutti i tipi contattati. Oggi siamo allo stop tecnico. Oppure tattico, in attesa di chiarezza. Ecco perché non può bastare il dilemma “Seedorf sì, Seedorf no”, tantomeno il balletto degli eventuali sostituti (Pippo Inzaghi in pole, Prandelli sullo sfondo), per la famosa svolta. La domanda è un’altra: capitolo allenatore a parte, ai veri problemi del Milan chi ci pensa?