Saldi 2014: tutte le migliori proposte – Adem Ljajic
20/07/2013 | 21:14:00

Il sesto protagonista del nostro spazio settimanale ha un profilo a noi familiare anche se, in base alle indiscrezioni trapelate nelle ultimissime ore, presto potrebbe non rappresentare più un’occasione da cogliere al volo tra i calciatori con il contratto in scadenza. Da tre anni e mezzo calca infatti i manti erbosi della massima serie e la stagione scorsa lo ha visto finalmente esplodere, dopo un lungo ambientamento caratterizzato da tante ombre e poche luci.
Stiamo parlando di Adem Ljajic, il ventunenne talento serbo che, con undici reti e sei assist confezionati, si è rivelato tra le note più liete della prima bellissima Fiorentina targata Vincenzo Montella, il vero artefice della sua maturazione.
Adem vede la luce il 29 settembre del 1991 a Novi Pazar, in una terra falcidiata da una insulsa guerra fratricida. Archiviato il periodo nero, Ljajic muove i primi passi nel Josanica per poi approdare nel 2005 al Partizan Belgrado, dove completa la trafila delle giovanili palesando sin dagli esordi colpi fuori dal comune, che gli garantiscono la presenza pressoché fissa nelle selezioni juniores della Serbia, dall’Under 17 all’Under 19. Abilissimo nel saltare l’uomo e dotato di piedi vellutati, grazie ai quali si rivela un eccellente battitore da fermo, il debutto in prima squadra è datato 29 luglio 2008, si sta giocando il secondo turno preliminare di Champions League contro gli azeri dell’Inter Baku e Adem subentra nella ripresa.
Le prime uscite in Super Liga non fanno che confermare lo straordinario talento del “Kakà dei Balcani” e nel gennaio del 2009 il Manchester United perfeziona una doppia operazione con il Partizan avente ad oggetto Ljajic e Zoran Tosic. Quest’ultimo si trasferisce subitaneamente all’ombra dell’Old Trafford, mentre il “ragazzino” resta ancora un anno a maturare a Belgrado. La stagione si chiude alla grande, considerato che il blasonato club della capitale vince campionato e coppa nazionale. E il contributo del diciassettenne astro nascente risulta decisamente significativo, come confermano le sei reti e i sette assist collezionati in 33 partite disputate nelle varie competizioni: a quell’età, numeri da predestinato. Copione rispettato anche nei primi mesi dell’annata seguente: Adem va a segno altre sei volte, mantenendo standard qualitativi elevatissimi, il passaggio ai Red Devils sembrerebbe una formalità, ma ci sarebbe un diritto di opzione da esercitare. E sir Alex Ferguson ci ripensa, lasciando trascorrere il termine ultimo per chiudere l’affare. Stando alle cronache dei tempi, Ljajic prende malissimo il dietrofront dello United, al punto che il suo tecnico Stevanovic parla di vero e proprio “shock psicologico”.
A questo punto entra in scena Pantaleo Corvino, storico pescatore nei mari dell’est, che non ci pensa due volte, sfrutta la voglia di cambiare aria del calciatore e lo porta a Firenze, versando 8 milioni di euro nelle casse della società serba. Il resto è storia relativamente recente, nella culla del Rinascimento il giovane prospetto (che sceglie la maglia numero 22, con la quale il suo idolo Kaká fece faville nel Milan) fatica a confermarsi, mentre brilla la stella di un altro IC-player della scuderia Ramadani, quella del montenegrino Stevan Jovetic, anch’egli sbarcato sotto la Fiesole grazie allo scouting coordinato dall’ex ds gigliato.
Nei primi 18 mesi, agli ordini di Prandelli prima e di Mihajlovic poi, Adem raggranella 38 gettoni complessivi, spesso entrando a gara in corso, e assapora la gioia del gol in quattro occasioni. Nel corso del tempo ricopre più ruoli nello scacchiere viola, per lo più gioca da seconda punta o trequartista, all’occorrenza viene impiegato anche largo sulla fascia, ma non trova mai la continuità e il rendimento non è all’altezza del suo bagaglio tecnico. La Fiorentina chiede a Ljajic di creare costantemente la superiorità numerica e di accendere la luce negli ultimi 16 metri, il calciatore procede a intermittenza e, inanellando prove incolori in serie, si mostra spesso svogliato al limite dell’insolenza, al punto da scatenare l’ira funesta di Delio Rossi che, schernito dopo averlo sostituito, gli mette letteralmente le mani addosso nel triste episodio del 2 maggio 2012. È il punto più basso della carriera del giocatore, che a fine mese perde anche la nazionale, escluso dal suo ex mentore Mihajlovic (frattanto divenuto CT della Serbia) per non aver cantato l’inno per motivi religiosi.
La scorsa estate il trasferimento al Torino non si concretizza soltanto grazie a Montella, che in ritiro ne apprezza il ritrovato impegno e chiede a proprietà e (nuova) dirigenza di scommettere un’ultima volta sull’oneroso investimento corviniano. E questa volta Ljajic rispetta appieno le attese, l’ex “Aeroplanino” ne avanza il raggio d’azione impiegandolo spesso come falso nueve alla spagnola e lui, percepita la fiducia -del tecnico e, gradualmente, di tutto l’ambiente- finalmente garantisce un apporto degno dei suoi mezzi, sciorinando ottime prestazioni che gli consentono di conquistare anche i più scettici. Nelle scorse settimane per lui si era parlato di Milan, mentre in Spagna lo avevano accostato all’Atletico Madrid. Ma gli ottimi Pradé e Macia, chiuse le cessioni degli altri due assistiti di Ramadani, Seferovic e Jo-Jo, adesso potrebbero concentrarsi sul prolungamento di Adem Ljajic, ormai un patrimonio della Fiorentina che, come è evidente, pensa in grande e difficilmente non accontenterà il tecnico campano che vuol continuare a puntare su di lui. Anche se, si sa, finché non si arriva al nero su bianco nel calciomercato può sempre succedere di tutto.