Sacchi: “Berlusconi avviò il Rinascimento del calcio”

29/03/2016 | 11:57:00

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Lo storico allenatore che allenò il Milan dalla stagione 1987 al 1991, vincendo tutto quello che c’era da vincere, ha concesso un’intervista al Corriere della Sera. Arrigo Sacchi ha ricordato diversi trascorsi della sua storia sui rettangoli di gioco, partendo sin dalle origini: “Lavoravo nell’azienda di mio padre ed allenavo il Fusignano in Seconda Categoria. Ero lo stesso che poi avrebbe allenato il Milan. Ho sempre cercato di giocare bene. Non capivo quando mi dicevano: quest’anno dobbiamo salvarci. Dobbiamo fare il meglio possibile, non salvarci chissà come, magari per pura fortuna. Non mi sono mai piaciute le scorciatoie.

Dopo aver vinto tutto con il Milan: “Stavamo festeggiando con una cena. Baresi e Ancelotti mi dicono: siamo i migliori al mondo. Ho guardato l’orologio, erano le 23.30. Siamo i migliori ancora per mezzora, domani si riparte da zero”.

I rischi assunti: Tanti. Dopo una sconfitta Van Basten parlò alla stampa, venne fuori che non era d’accordo con me. La partita dopo lo portai in panchina: stammi vicino, di sicuro sei in grado di darmi consigli preziosi. Un’altra società magari mi avrebbe cacciato”.

La fortuna: “Niccolò Machiavelli sosteneva che la fortuna era determinante per il 50%, secondo il mio vecchio motto non superava il 25. La mia fortuna sono stati un paio di sorteggi, che all’apparenza somigliavano ad una disgrazia. Ero al Parma, neopromosso in B, in Coppa Italia ci tocca il Milan. Era appena arrivato Berlusconi, aveva appena preso cinque nazionali. Nel girone vinciamo 1-0 a San Siro. Passiamo il turno e negli ottavi ci tocca ancora il Milan, ancora a San Siro, e vinciamo ancora 1-0. Con l’impegno e il lavoro avevamo trasformato un sorteggio sfortunato in un grande colpo di fortuna”.

Momenti davvero difficili: Avevamo perso a Lecce con l’Espanyol, dopo quella partita non dormii, passai la notte a studiare il prossimo avversario, il Verona. La stampa mi attaccava. Chiamò Berlusconi: hai bisogno? Io: sì. Venne a Milanello, parlò alla squadra, spiegò che la società credeva nel mio lavoro, e che chi non era d’accordo poteva andare via. Quel Milan lasciò il segno sul campo”.

Su Berlusconi: “Avviò il Rinascimento del nostro calcio: vincemmo noi e per anni le squadre italiane arrivarono sempre in fondo alle coppe”.