Roma: motivi e numeri di una crisi. E sul mercato…

04/02/2015 | 12:20:00

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“In questo momento facciamo quello che possiamo fare. L’atteggiamento collettivo sul piano difensivo non è stato buono, stiamo prendendo troppi gol in questo periodo e anche in attacco siamo meno brillanti. I fischi dei tifosi? Voglio sottolineare che la curva Sud ha incoraggiato la squadra per tutta la partita. Questa è una bella cosa, sanno che abbiamo bisogno del loro sostegno; sono delusi come noi perché volevamo qualificarci ma non ci siamo riusciti”. Firmato Rudi Garcia.

Sembra passata una vita dalle dichiarazioni iper trionfalistiche, all’insegna del curvaiolo “vinceremo il tricolor”, proferite dall’allenatore transalpino fino a poche settimane fa. Refrain ribadito con forza ancor maggiore dopo la sconfitta nello scontro diretto dello Juventus Stadium dello scorso 5 ottobre, sfida certamente mal gestita dall’arbitro Rocchi per quanto poi diverse moviole abbiano sanato (o quantomeno concesso il beneficio del dubbio) quasi tutti gli episodi controversi.

Un Garcia quasi mourinhano per metà stagione, insomma, ma costretto ad alzare le mani ieri sera al cospetto del saldo al 3 febbraio che parla di una Roma fuori dalla Champions, fuori dalla Coppa Italia e a meno 7 in campionato, dove Totti e compagni negli ultimi quattro incontri hanno accusato i sintomi di una evidente pareggite. Sette i segni ics fatti registrare in 21 partite, a fronte di 12 vittorie e 2 sconfitte, per uno score di 43 punti, ben 7 in meno rispetto a dodici mesi fa. 

Cercando di scovare le cause di un’involuzione che ormai preoccupa la piazza, come certificato dalla contestazione dell’Olimpico dopo il fischio finale del match contro la Fiorentina, di certo un ruolo importante lo sta rivestendo la malasorte, che qualche giorno fa ha privato Garcia nuovamente di Kevin Strootman (stagione finita) e di Juan Manuel Iturbe, infortunatosi seriamente proprio quando stava – finalmente – entrando in forma dopo un girone d’andata vissuto tra pochi alti e tanti bassi. Poco prima era toccato a Daniele De Rossi alzare bandiera bianca, ma il ritorno in campo dell’eterno “Capitan Futuro” (rincorsa pari a quella del principe Carlo al trono d’Inghilterra) è previsto a stretto giro di posta. Mentre l’assenza di Castan, sulla via del pieno recupero dopo l’operazione alla testa per la rimozione del cavernoma, si sta facendo sentire più del previsto. Altra roba il tandem con Benatia della scorsa annata:  Manolas, Astori e Yanga-Mbiwa, protagonisti di un ottimo avvio, non hanno più conferito impermeabilità alla Linea Maginot.

Venendo alle certezze quasi sgretolate, De Sanctis non offre più tante garanzie, Maicon quest’anno funziona a sprazzi, Pjanic idem e il discorso vale anche per Gervinho, che rientrerà dalla Coppa d’Africa assieme al connazionale Doumbia, l’ultimo (oneroso) arrivato in casa giallorossa.

Walter Sabatini, la cui maestria in sede di trattative mai verrà messa in discussione (Kevin Mendez, Ponce e Pepin gli ultimi gioiellini messi sotto contratto), ieri sera ha ammesso che “forse il mercato è stato fatto troppo tardi”. E proprio questo aspetto a ben vedere alimenta il malumore dell’ambiente: sì perché, facendo due conti, in questa stagione la Roma ha sostenuto – bonus compresi – investimenti che superano gli 85 milioni di euro per i vari Iturbe, Astori, Manolas, Yanga-Mbiya, Holebas (o Cholevas, che dir si voglia), Uçan, Sanabria, Mendez, Ibarbo, Doumbia e Spolli.

Keita, il deludente Ashley Cole e il già defenestrato Emanuelson sono invece approdati a Trigoria a parametro zero. Dalle cessioni di Benatia e Jedvaj (prematura?) sono stati incassati 33 milioni, altri 5 potrebbero materializzarsi a titolo di bonus.

Per il futuro restano da definire le questioni legate al riscatto di Nainggolan (oltre i 10 milioni, a detta del presidente del Cagliari Giulini), Astori (5 milioni), Ibarbo (12,5 milioni), Uçan (11 milioni quasi certi, considerati i 4,75 già spesi) e Paredes (il Boca ne vuole almeno 5-6)…per un totale che rischia di sfondare il muro dei 45 milioni.

Numeri importanti, da sommare a quelli snocciolati poc’anzi, comunque impensabili per altre società italiane. E i numeri, si sa, non mentono mai. La proprietà americana non ha certo badato a spese, perché questa doveva essere la stagione dello scudetto, come minimo delle conferme rispetto alla scorsa.

Il nuovo stadio è già in cantiere – in linea con ambizioni da top club assoluto – ma la resurrezione di Mario Gomez rischia di lasciare ulteriori pesanti strascichi sulle rive del Tevere. A Garcia il compito di sbrogliare la matassa e ridare un’anima alla squadra, per una Roma chiamata a dare il massimo tra Europa League e, soprattutto, Serie A…con il Napoli ormai alle calcagna. 

                                                               Jody Colletti      Twitter: @JodyColletti