Quella notte a Rimini con Sau il silenzioso
18/02/2013 | 18:38:00

Ho una particolare predilezione per Marco Sau. Per me e per i miei amici semplicemente: lo Sau che… Una predilezione che nasce dal fatto di averlo seguito fin dai tempi della famosa gavetta: quella di Foggia, agli ordini di un certo Zeman; quella con la Juve Stabia, con Braglia sul ponte di comando. Non ci voleva certo il mago, la scorsa estate, per prevedere una stagione fantastica da parte di Sau. Il Cagliari l’ha portato a casa, ha resistito a qualsiasi tentazione, resta solo da capire per quale motivo Ficcadenti lo lasciasse in panchina nella prima parte della stagione. Sau è un purosangue, un artista, ha i numeri acrobatici nel dna: avverte a distanza il profumo del gol, sa come e quando trovarlo. Lui parla sul campo, detesta le trasmissioni televisive e le semplici comparsate: l’ho corteggiato per un anno intero la scorsa stagione quando spopolava con la Juve Stabia. C’era sempre una scusa: la ragazza, una ricorrenza, un film da vedere. Ok, Marco, come hai visto mi sono arreso. Per me resta lo Sau che, uno spettacolo. Ricordo una premiazione a Rimini, lo scorso maggio, durante i Top di serie B organizzati da Beppe Indino. Due frasi per commentare il premio e ringraziare. Due-frasi-due: Marco Sau, per me semplicemente lo Sau che, parla solo con i gol.