Nel marasma generale Pirlo lancia un segnale
26/06/2014 | 20:10:00

A 48 ore esatte dalla Caporetto mundial per mano dell’Uruguay, gli strascichi della disfatta iridata son lontani dall’essere smaltiti. Alle stilettate di Buffon e De Rossi nel dopo partita han fatto seguito le varie ricostruzioni dei 15 minuti choc di Natal. Quell’intervallo tra il primo e il secondo tempo rischia di segnare l’esperienza in azzurro di Balotelli, finito sul banco degli imputati per i suoi atteggiamenti prima ancora che per le prestazioni incolori, anche perché molti suoi compagni non è che avessero fatto molto meglio sul campo. Comportamenti insolenti che han fatto saltare i nervi a parecchie colonne dello spogliatoio, alimentando le incertezze su un futuro che più che all’azzurro tende al grigio antracite.
Ebbene, nel marasma più totale, con una federazione decapitata e il rebus Ct da sciogliere al più presto, va registrato il quasi totale dietrofront di Andrea Pirlo. Il professore bresciano nella pancia dell’Arena das Dunas aveva tenuto il discorso d’addio alla Nazionale (con l’ex Super Mario inizialmente auto isolatosi sul pullman), confermando il ritiro in aderenza a quanto preannunciato in tempi non sospetti. Ma sull’aereo del mesto ritorno qualcosa è cambiato: “Per adesso me ne starò a casa. Ma do la mia disponibilità, nel caso in cui il prossimo Ct necessitasse di un apporto in mezzo al campo, a tornare in azzurro. Insomma, se servisse un centrocampista, ci sarei”, questo il succo del virgolettato circolato sul web nelle scorse ore. È vero che il ruolo di play è tra i pochi in cui esiste già l’alternativa di qualità, Marco Verratti, ma delle geometrie del metronomo bianconero, oltre che del suo peso specifico in seno al gruppo, potrebbe esserci ancora bisogno.
Un segnale forte, una potenziale ancora di platino per cullare un nuovo corso che spaventa, la conferma di un attaccamento alla maglia azzurra nella speranza che il prossimo responsabile della guida tecnica, in occasione dei momenti topici, sia in grado di infondere la giusta mentalità a coloro che saranno chiamati a rappresentare il nostro Paese. Siamo l’Italia, in un modo o nell’altro dovremo pur ripartire: possibilmente dal nostro dna, che non può contemplare due eliminazioni consecutive nella fase a gironi di un campionato del mondo.