L’Italia e gli oriundi: da Aebi a Paletta. Ora Romulo

03/03/2014 | 15:16:00

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Nazionali e oriundi, questione di stretta attualità ad ogni latitudine, come dimostrano da ultimo i casi Diego Costa e Januzaj. Guardando in casa nostra, la convocazione dell’argentino Gabriel Paletta da parte di Cesare Prandelli offre lo spunto per una breve disamina con un occhio al passato ma soprattutto al futuro, dal momento che la colonia potrebbe presto annoverare nuovi italiani acquisiti.

Premettendo che la disciplina in materia è stata più volte rivisitata e che, oggi, per essere precettati è sufficiente non avere raggranellato alcuna presenza in gare ufficiali con altra rappresentativa (maggiore, quelle collezionate con le Under non incidono), il primo straniero ad esordire in maglia azzurra fu poco meno di un secolo fa, era il 1920, l’attaccante svizzero Ermanno Aebi. Nel corso del tempo ne ripercorsero le orme Raimundo Orsi, il celeberrimo Renato Cesarini, per arrivare poi ai vari Schiaffino, Angelillo, Pesaola, Sivori e Altafini. Per oltre 30 anni non si registrò alcuna new entry da oltre confine, fino al febbraio del 2003 quando il Trap fece debuttare Mauro German Camoranesi, recordman con 55 gettoni impreziositi dall’alloro iridato conquistato il 9 luglio del 2006 in quel di Berlino.

Calendario alla mano, gli ultimi aggregati – prima del difensore centrale del Parma – erano stati Amauri, Ledesma, Thiago Motta e Osvaldo, in rampa di lancio restano i brasiliani Jorginho (il Ct degli azzurrini Gigi Di Biagio recentemente ha ricordato come sussistano ancora problemi) e, soprattutto, l’ex compagno Romulo, colonna portante del Verona che ha trovato all’ombra del Bentegodi la sua ideale dimensione e collocazione in campo. Un interprete versatile che a Firenze fungeva da comprimario mentre oggi si ritrova, a pari merito con il granata Alessio Cerci, leader della speciale classifica degli assist a quota otto, al di là delle cinque reti già realizzate nella corrente edizione del nostro massimo campionato.

Ho due passaporti ma preferirei giocare con l’Italia, Prandelli però non l’ho ancora sentito”, questa l’autocandidatura prospettata dal ventiseienne qualche giorno fa attraverso le colonne della Gazzetta dello Sport. Mister, alzi la cornetta, please: l’occasione Romulo va colta al volo.