L’album dei ricordi: Milan-Juve, questione di appeal
09/04/2016 | 10:10:00

Le due società più vincenti del calcio italiano, con i rossoneri dall’accento marcatamente europeo, ad affrontarsi nel big match della trentaduesima giornata. A livello di appeal Milan-Juve non potrà mai essere una partita come le altre, anche se in questo preciso momento storico la sfida non vale certo lo scudetto, come spessissimo capitato in passato, dal momento che una delle due contendenti è di fatto uscita dal novero delle big. Il Diavolo, per la terza stagione consecutiva, chiuderà infatti il campionato in una posizione che non qualifica alla prossima edizione della Champions League. La Signora – ormai lanciatissima verso il pokerissimo tricolore – si avvia invece ad eguagliare se stessa, impresa riuscitale nel quinquennio 1930-35. E l’impegno di stasera in quel di San Siro rappresenta uno degli ultimi, effettivi, ostacoli sul cammino verso la gloria per la banda dell’ex Massimiliano Allegri. Diversi i momenti rimasti impressi nell’immaginario collettivo, avuto riguardo alle gare di Serie A disputatesi al “Meazza”. Ne scegliamo come sempre due, nel pieno rispetto della “par condicio” dell’album dei ricordi.
Iniziamo dal 5 novembre del 1989, l’incontro cade alla undicesima giornata del girone d’andata e riserva un’autentica altalena di emozioni, tutte nella ripresa. Il primo, pur agonisticamente valido, si chiude infatti a reti bianche, ma dopo 7 minuti dal rientro in campo il risultato si sblocca. Tricella atterra Donadoni lanciato a rete, Agnolin indica il dischetto e Van Basten spiazza Tacconi. Al 17’ il medesimo copione va in scena nell’area di rigore opposta, con Fuser a falciare Zavarov e De Agostini a realizzare il rigore. Appena 3 giri di lancette più tardi, i bianconeri mettono la freccia con un magistrale contropiede, avviato da Rui Barros e rifinito splendidamente dal russo Sacha (eccezionalmente scatenato nell’occasione) per Totò Schillaci, che la piazza in buca ad angolo senza lasciare scampo a Pazzagli, schierato da Arrigo Sacchi tra i pali al posto di un Giovanni Galli non al meglio. Il Milan si getta in avanti a capofitto e al 78’ perviene al pareggio con una dolce punizione di Donadoni, complice il baffuto portiere ospite. Quando l’inerzia sembra ormai orientata verso la spartizione della posta, ecco l’episodio decisivo. Evani mette in mezzo un cross apparentemente innocuo dalla sinistra, ma Dario Bonetti calcola male il tempo dello stacco e salta a vuoto, alle sue spalle si materializza in area piccola la sagoma di Van Basten, per il quale è un gioco da ragazzi sfruttare il clamoroso buco dello stopper e siglare la personale doppietta. Finisce 3-2 per i padroni di casa, che lotteranno punto a punto per il titolo ma alla fine dovranno arrendersi al Napoli di Maradona. Delusione ampiamente compensata dalla gioia per la seconda Coppa dei Campioni consecutiva, levata al cielo di Vienna grazie alla fiammata di Frank Rijkaard. La Juve di Zoff, dal suo canto, vincerà Coppa Italia e Coppa Uefa. Quando l’Italia era ancora l’indiscussa regina d’Europa…
Passiamo adesso a domenica 6 aprile 1997, data che coincide con la più pesante sconfitta casalinga in campionato della ultrasecolare storia del Milan. La Juve di Lippi, pur priva dell’infortunato Del Piero, maramaldeggia e infligge una severissima lezione di calcio alla compagine meneghina, in ricostruzione dopo la fine dell’epoca degli Invincibili di Capello. In panchina c’è nuovamente Sacchi, fresco di addio alla Nazionale e subentrato a Tabarez all’interno di una delle peggiori stagioni rossonere di sempre. Il monologo bianconero prende le mosse dal tap-in di Jugovic, lesto a ribadire in rete al 19’ il pallone calciato da Zidane e respinto da Sebastiano Rossi. Dugarry sfiora il pareggio di testa, ma poco dopo la mezzora Maldini stende Boksic e Braschi assegna un sacrosanto penalty, trasformato dallo stesso Zizou. Savicevic, Boban e Desailly provano a riaprirla, ma trovano sempre reattivo Peruzzi, e al 50’ ancora Jugovic va a segno con un destro che sorprende Rossi sul primo palo. Al 71’ Tacchinardi libera con un calibrato lob il giovane Vieri a tu per tu con l’ex recordman d’imbattibilità, puntualmente aggirato e trafitto dal giovane centravanti toscano. Due minuti dopo tocca ad Amoruso entrare nel tabellino dei marcatori, anticipando Baresi con una zampata sotto misura, mentre al 75’ è Simone a infilare il gol della bandiera con un gran destro al volo sullo spiovente disegnato dalla bandierina da Roberto Baggio. C’è ancora tempo per la doppietta del ventitreenne Bobo, che sfonda alla sua maniera, si porta la sfera sul sinistro e batte per la sesta volta Rossi, che devia la sfera di piede ma non riesce ad evitare il tennistico punto del 6-1.
Operazione amarcord conclusa anche per questa settimana, appuntamento alla prossima pagina dell’album dei ricordi…
Jody Colletti Twitter: @JodyColletti
Foto: The League Magazine on Twitter- oocities.org