L’album dei ricordi: Lazio-Roma, il Tevere si infiamma
03/04/2016 | 00:30:00

Lazio ormai senza obiettivi e in campo solo per il campanile, Roma intenzionata a consolidare il terzo posto faticosamente raggiunto dopo la striscia firmata Spalletti: questo il telegramma di presentazione della stracittadina della Capitale, l’appuntamento da sempre più atteso all’ombra del Cupolone nonché indiscusso piatto forte della trentunesima giornata di Serie A. Alle ore 15 di oggi pomeriggio il fischio d’inizio di Rocchi darà il là alle ostilità, ma anche il derby di ritorno andrà in onda in forma ridotta, ossia senza cori e colori che avevano sempre caratterizzato la partita dell’anno sulle rive del Tevere. Gli ultras della Roma, cuore pulsante della Sud, hanno già fatto sapere che non si recheranno allo stadio e che assisteranno al match al Testaccio. E anche i tifosi organizzati degli odierni padroni di casa diserteranno l’Olimpico, il tutto per protestare avverso la divisione delle curve decisa lo scorso luglio da Franco Gabrielli, lo stesso prefetto che un mese e mezzo fa si era mostrato possibilista circa il ripristino dello status quo, se solo i supporters avessero accettato di sottoporsi a una sorta di periodo di prova. Condizione non accettata dalla controparte.
Ad ogni modo, tantissime sono le sfide rimaste impresse nell’immaginario collettivo: inevitabile, se si considera che le due squadre si affronteranno per la 180ª volta, con 143 precedenti nella massima serie e la finale di Coppa Italia del 2013 (decisa dal biancoceleste Lulic) ad impreziosire il quadro delle 36 gare rimanenti. Bilancio complessivo favorevole ai giallorossi, vittoriosi in 66 occasioni e sconfitti 50 volte, a fronte di 63 pareggi. All’interno del ricchissimo calderone, scegliamo due incontri di campionato disputatisi in casa Lazio, ovviamente nel pieno rispetto della “par condicio” dell’album dei ricordi.
Partiamo dal 15 gennaio 1989: è il Flaminio ad ospitare l’incontro valido per la 13ª giornata d’andata, dato che all’Olimpico sono in corso i lavori di ristrutturazione in vista di Italia 90. Un giorno che Paolo Di Canio, all’epoca 20enne, mai potrà dimenticare: primo gol in A (l’unico nella stagione d’esordio nell’olimpo dei grandi) per regalare alla compagine di Beppe Materazzi il primo derby dopo i tre anni di purgatorio biancoceleste tra i cadetti. Ecco l’archè del percorso che ha portato il talento classe 1968 a consacrarsi quale vera icona di lazialità. Un successo meritato, quello degli aquilotti, all’interno di un’annata non positiva per entrambe le capitoline, che non a caso chiuderanno in classifica fuori dalla zona coppe. Rudi Voeller, con una traversa e una buona occasione sventata da Valerio Fiori, l’unico a salvare l’onore in casa Roma, con Giannini, Massaro e Desideri in ombra e il necessario avvicendamento tra il giullaresco Renato Portaluppi e un Bruno Conti ormai sul viale del tramonto, deciso da Liedholm nell’intervallo, a sintetizzare la piena emergenza sulla fascia destra.
Veniamo adesso al 10 marzo 2002, nono turno del girone di ritorno passato alla storia per la più sonora sconfitta casalinga della Lazio – in campionato a girone unico – contro gli acerrimi rivali, impostisi addirittura per 5-1 con uno stratosferico Vincenzo Montella in copertina. Il poker dell’Aeroplanino coincide con la peggior prestazione da professionista di Alessandro Nesta, che nell’arco di 25 minuti (dal 12’ al 37’ del primo tempo) si fa beffare tre volte nell’uno contro uno dall’attaccante campano, due di testa (sic !) e una, ancor più imbarazzante, in area piccola su una palla sporca partendo da una netta posizione di vantaggio. Per rendere l’idea, Zaccheroni sarà costretto a sostituirlo al 46’ con…Guerino Gottardi. Stankovic, a segno all’8’ della ripresa con la consueta bordata dalla distanza, sembra rianimare i suoi, ma undici giri di lancette più tardi è ancora Montella a servire il personale poker da record, con un sinistro da fuori che bacia la parte interna della traversa e termina per la quarta volta alle spalle di Peruzzi. A un quarto d’ora dalla fine Capello gli concede la standing ovation, mandando nella mischia Cassano e non l’ectoplasmatico Batistuta, lasciato comprensibilmente a marcire in tribuna. Poco prima era toccato a Francesco Totti suggellare la manita con uno dei suoi cucchiai più celebri, e conseguenziale esibizione della t-shirt “6 unica” dedicata alla futura moglie Ilary Blasi. La vittoria consente alla Roma di riagguantare Inter e Juventus in vetta alla classifica a soli otto turni dalla fine: preludio al mega volatone finale, che vedrà i bianconeri tagliare il traguardo al fotofinish del pazzo 5 maggio.
Operazione amarcord conclusa, appuntamento alla prossima pagina dell’album dei ricordi…
Jody Colletti Twitter: @JodyColletti
Foto: ruangtempur.blogspot.com