Juve: parole e retroscena di Paratici su Vidal, Tevez e Berbatov
08/05/2014 | 17:32:00

Intervenuto in giornata all’Università Cattolica del Sacro Cuore a Piacenza, l’ex studente nonché attuale ds della Juventus, Fabio Paratici, è stato una sorta di fiume in piena. Tanti i retroscena svelati, come apprendiamo dai colleghi di TuttoJuve.com:
“L’acquisto di Bonucci è stata l’operazione più complicata da quando sono qui. Lui era in comproprietà tra Genoa e Bari: dovevamo parlare con i due club e con il giocatore. Per arrivare al suo acquisto abbiamo ceduto la nostra comproprietà di Criscito ai rossoblù, e Almiron al Bari, il quale aveva un ingaggio pesante e difficilmente vendibile. Bonucci non è costato alla fine 15,5 milioni, ma poco più di 4 milioni. E’ un esempio di come si possono incastrare le cose e gestire i giocatori. Acquisti flop? Sono i colpi che ricordi di più. Non dico mai di aver preso Pogba, ma di aver preso Martinez. Ero convinto fosse un grande giocatore. Quando mi chiedono se lo riprenderei io dico che va contestualizzato il momento, a cosa il mercato ti offre. Sono tutt’ora convinto fosse un ottimo acquisto, veniva da annate straordinarie. Come è andata per Vidal? Aveva un solo anno di contratto con il Leverkusen. Jupp Heynckes, allenatore del Leverkusen, passò al Bayern. Egli fu molto scorretto, dato che parlò con Vidal dicendogli che l’avrebbe portato subito in Baviera o di farlo andare in scadenza pur di portarselo dietro. Il Leverkusen ha scoperto questa cosa, e ha parlato con il giocatore dicendogli che sarebbe potuto andare ovunque tranne che al Bayern, anche restare al Leverkusen. Per un cileno la Germania non è proprio l’ideale, specie vivere in una città come Leverkusen. Lui non usciva mai di casa tranne che per gli allenamenti, non stava benissimo lì. Siamo arrivati noi e l’Italia era una destinazione gradita. Fu molto bravo il suo agente, che capì la situazione, e Vidal accettò. Lo scoprimmo in una gara di Europa League, Bayer Leverkusen-Villarreal, mentre seguivamo Giuseppe Rossi. Seguivamo Pepito, ma ci innamorammo di Vidal. Il calcio di oggi? E’ difficile competere con i club esteri, hanno uno strapotere economico evidente. Ma abbiamo una fortuna: certe squadre non hanno la nostra tradizione. Questo conta nel convincere i giocatori. In Asia sanno chi è la Juventus, non so invece quanti riconoscono il Manchester City. Tevez, per esempio, poteva andare in altre grandi squadre guadagnando di più. Però come detto i sudamericani preferiscono i paesi latini, non amano molto la Germania e l’Inghilterra L’intrigo Berbatov? Il giocatore al penultimo giorno di mercato aveva preso un accordo con la Fiorentina. La mattina seguente se l’era dimenticato, diciamo così, e il suo agente chiamò dicendo che sarebbe andato al Fulham per questioni familiari e perché c’era Martin Jol, suo ex allenatore, che l’aveva convinto. In quel momento ci intromettemmo nella trattativa, cercando di convincerlo con i nostri argomenti. Lui cambiò idea dicendo di essere convinto di venire alla Juve. Quando prese l’aereo lo richiamò Jol e cambiò nuovamente idea. Noi di colpe non ne abbiamo, tutto è nato solo perché l’agente non avvisò la Fiorentina che l’attaccante aveva cambiato idea. Da qui è nato il disguido Juventus-Fiorentina. Infatti quando Tevez partì da San Paolo alle 4:15 del mattino per arrivare a Torino, doveva fare tre scali, io alle 4:20 ho messo la sveglia per chiamarlo e sentire se il suo telefono era staccato, perché fin quando non hai il giocatore che firma devi stare attento. Guarin-Vucinic? Sembrava un’operazione buona per tutti. Poi sono sorte altre complicazioni, per cui fa parte delle cose che si possono intromettere. Il nostro grande dispiacere è per Vucinic. In pochi l’hanno sottolineato, per noi ha fatto cose importanti. Pogba? E o conosco bene e non potete immaginare quanto grande sarà. Sono convinto di questo, non per il giocatore che è, ma per la testa che ha. Quando vinceremo in Europa? Non si può basare una stagione in termini di programmazione e giudizio su un torneo. Il piccolo fattore nella coppa incide, nel campionato no. Del Piero? Sono onorato di essere stato per due anni suo direttore sportivo. E’ un pezzo della storia della Juve, e lo rimarrà sempre. E’ stato molto importante per la Juve, ma la Juve è stata ancora più importante per Del Piero. Si sono prese determinate decisioni, non credo ci siano rimpianti da entrambe le parti che hanno ricevuto tanto. Non so se avrà un futuro in dirigenza, non è una cosa di mia conoscenza”.