Juve-Barça: reparto per reparto, incroci stellari
06/06/2015 | 17:00:00

Juventus-Barcellona, sfida ricca di fascino, di tradizione, di storia. Due modi di vedere il calcio, due filosofie diverse ma ugualmente ambiziose e vincenti. Quella tra bianconeri e blugrana che andrà di scena stasera a Berlino sarà la partita che metterà di fronte campioni straordinari, interpreti eccellenti nei propri ruoli, pronti a lottare e a sudare fino alla fine per regalare al proprio club di appartenenza il titolo di Campione d’Europa. Potremmo parlare di “sfide nella sfida”, dalla difesa all’attacco, passando per il centrocampo. E ovviamente dai portieri. Il campo, alla fine, sarà l’unico giudice a decretare la squadra più forte, ma sulla carta – partendo dai numeri e dalle statistiche che anche nel calcio difficilmente mentono – proviamo ad analizzare queste particolari “sfide nella sfida”.
Non ci sono particolari dubbi, tra i pali. Da una parte Gigi Buffon, 37 anni, campione del Mondo a Berlino nel 2006 (proprio a Berlino, sì, segno del destino?), tra i migliori numeri uno in assoluto della storia del calcio. Al suo ricchissimo palmarès, fatto di sei scudetti, due Coppe Italia, cinque Supercoppe Italiane e una Coppa Uefa (tra Parma e Juventus), manca – guarda caso – il trofeo dalle grandi orecchie. Ancora viva negli occhi e nella mente la cocente delusione del 2003, quando nella finale tutta italiana di Manchester la Juve venne sconfitta ai rigori dagli eterni rivali del Milan. L’occasione che si presenta all’Olympiastadion, dunque, è troppo ghiotta. Non fosse altro per l’anagrafe. Dall’altra, ecco Marc-Andrè Ter-Stegen, la nuova generazione che avanza. Classe 1992, il Barça lo ha prelevato all’inizio della stagione dal Borussia Moenchengladbach per sostituire Victor Valdes. Non ha giocato neanche un minuto nella Liga, avendo diviso il posto da titolare con Claudio Bravo. Ma è stato lui, il giovane e talentuoso tedesco, a difendere la porta blaugrana in Europa. Così ha deciso Luis Enrique. E così sarà anche nella finalissima. Il futuro è certamente dalla sua parte.
Tante le “sfide nella sfida” nel reparto arretrato, ma in questa sede vogliamo scegliere la più rappresentativa, quella che meglio può far capire il livello della competizione a cui stiamo per assistere. Leonardo Bonucci – Javièr Mascherano. Un confronto arduo e impari, sulla carta. Ma il campo, quest’anno ha detto altro. Ben altro. Lo juventino ha disputato una stagione a dir poco perfetta, potremmo dire, senza presunzione alcuna, quella della definitiva consacrazione. Difensore completo e maturo, bravo nell’impostazione, sicuro nei contrasti e dotato di grande personalità. Giocatore duttile, con Conte si è calato pregevolmente nel ruolo di centrale del pacchetto a tre, con Allegri è tornato alle origini, quando nel Bari si esprimeva a livelli eccelsi nella difesa a quattro. L’argentino, invece, è l’uomo-spogliatoio del Barcellona, un leader nato, il vero trait-d’union tra la vecchia guardia e i nuovi campioni. Nel corso della sua straordinaria e, ci auguriamo, ancora lunga carriera, ha già vissuto il fascino e l’emozione della vittoria in Champions, nel 2011 a Wembley. Sa come si vince. Nel suo DNA scorre il sangue del trionfo. Nato calcisticamente come centrocampista centrale, El Jefecito si è trasformato nel corso degli anni in un difensore elegante e difficilmente superabile, grazie anche al lavoro di Guardiola che gli ha dipinto addosso la rinnovata impostazione tattica. Sfide stellari, in difesa, tra Juventus e Barcellona. Sulle fasce, molto attese quelle a tutta velocità tra Lichtsteiner-Evra e Dani Alves-Jordi Alba. E poi Barzagli e Piquè. Peccato per Chiellini: una lesione muscolare lo terrà fuori dalla partita attesa ed inseguita per un’intera stagione.
Passiamo al centrocampo. Pogba, Marchisio, Vidal sono gli uomini con cui la Juventus ha costruito il reparto al momento più forte del mondo. E che dire del Barcellona, quantità e qualità in abbondanza. Busquets, Rakitic, l’infinito Xavi. Ne mancano due. Non ci siamo dimenticati. La “sfida nella sfida” è inevitabilmente quella tra Andrea Pirlo e Andrès Iniesta, tra i migliori nel pianeta nel loro ruolo. Andrea da Brescia ha vinto tanto e ovunque, alla Juve è il punto di riferimento assoluto da quattro stagioni e, scherzo del destino ma non troppo, sono altrettanti i tricolori portati a casa. E’ fin troppo superfluo descriverne qui le sue immense qualità. Le punizioni, i repentini cambi e la sua geniale visione di gioco sono solo alcune delle caratteristiche di questo centrocampista nato e cresciuto col pallone tra i piedi. Bloccato quest’anno da tanti, troppi infortuni, ha intenzione di chiudere la sua fantastica carriera all’estero, probabilmente negli Usa. Ma prima di crogiolarsi nel dorato mondo del calcio a stelle e strisce, si è segnato una data nella sua agenda: il 6 giugno. Così come Andrès da Fuentealbilla, piccolo paese situato nella comunità della Castiglia. Che non si trasferirà negli States, ma la Coppa vuole vincerla lo stesso. Basta vederlo toccare il pallone con la sua proverbiale leggerezza e velocità per innamorarsene. Il suo calcio è pura poesia. Come quando un attore declama i suoi versi in rima, così Iniesta si esibisce davanti a migliaia di tifosi strabiliati e in delirio. Protagonista assoluto nel club e nella Nazionale spagnola, dove ha conquistato il primo mondiale della storia (2010) e due Europei (2008 e 2012), quest’anno è tornato ai fasti di un tempo, dopo aver vissuto qualche momento di prevedibile appannamento. Allegri è avvisato.
Alla fine di una cena, solitamente, c’è il dolce. La portata più gustosa, per palati fini. Come la “sfida nella sfida” più attesa. Più carica di significato. Carlos Tevez – Leo Messi. Argentini contro. Ma con un modello in comune: Diego Armando Maradona. Stagione sopra le righe per l’Apache, 29 gol in 47 presenze, di cui sette in Champions. Ha trascinato la Juventus all’atto finale con le sue reti decisive e il suo infinito carisma. Messi non è stato da meno. Anzi. Il suo pedigree è talmente ricco di record che si fa fatica persino a ricordarli tutti. Vediamo di citarne i più importanti: quattro Palloni d’Oro, miglior marcatore di sempre del Barcellona (412 gol) e nella storia della Champions (77). Quest’anno si è fermato a 43 reti in Primera Divisiòn (ovviamente vinta) e 58 totali, 8 in più rispetto a quelli messi a segno da Tevez nel computo totale delle due stagioni bianconere. Roba da rabbrividire. Ma stasera, a partire dalle 20.45, questi numeri saranno solo uno sbiadito ricordo. Il campo non conosce statistiche. Solo una squadra vincerà la sfida. E sarà la migliore. A prescindere dai numeri.
Foto: Twitter ufficiale Champions League