I risvolti tattici: come cambia l’Inter del Mancio
14/11/2014 | 15:55:00
Stadio Giuseppe Meazza in San Siro, 21 maggio 2014, Walter Mazzarri in conferenza tira le somme della stagione appena conclusasi e poi azzarda: “Un cambio di modulo ci sarà: lavorerò sulla difesa a quattro e un metodista. Mi servirà anche se dovessi giocare, talvolta, con la difesa a tre. O con la difesa a quattro nel modo più puro”. Tu quoque, Walter? I dubbi iniziali si sono tramutati in certezza: il tecnico di San Vincenzo, a dispetto dei buoni propositi, non è riuscito a discostarsi dal suo canovaccio consolidato, che da sempre prevede i tre dietro, due esterni a fare l’elastico e pedine più o meno mobili dalla cintola in su: 3-5-2, 3-4-2-1 et similia.
Ignorato l’appello di Nemanja Vidic, il colpaccio piazzato a costo zero per cementificare la Linea Maginot: “A tre non ho mai giocato…”, disse l’ex capitano del Manchester United, le cui prestazioni sono state una logica conseguenza. Magari il centrale serbo sarà il primo a beneficiare dell’avvicendamento.
Sì perché, con l’avvento in panchina di Mancini si tornerà – questa volta per davvero – alla difesa a quattro, imprescindibile baluardo dell’idea di calcio che da sempre anima l’allenatore marchigiano. Bisognerà vedere chi verrà schierato sulle fasce, la scelta è ampia, infortuni a parte: da Dodò a Nagatomo, passando per Jonathan, D’Ambrosio e Mbaye. Ma andranno trovati i giusti equilibri tra le due fasi. A centrocampo potremmo vedere tre uomini o due, il Mancio fa della duttilità una sua arma, verosimile un’alternanza tra 4-3-1-2 e 4-2-3-1, il discorso ricade ovviamente anche sul reparto avanzato. A Roberto la qualità piace, sicuramente proverà a far coesistere almeno due tra Kovacic, Hernanes e Guarin, mentre nessuno dovrebbe schiodare Maurito Icardi dal cuore dell’attacco nerazzurro.