Gravina: “Il mio non è stato un fallimento. Le dimissioni? Sono stato il capro espiatorio”

29/04/2026 | 21:51:39

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Gabriele Gravina ha parlato a La7 durante ‘8 e mezzo’, toccando i tantissimi temi di attualità del calcio italiano: “E’ stato costretto a dimettersi? “No, nella maniera più assoluta. Avevo assunto un impegno verso tutti i tifosi italiani, avevo detto che saremmo andati ai Mondiali anche a nuoto e purtroppo non ho mantenuto fede all’impegno, quindi giusto dimettersi”.

Ha sentito pressione esterna in questo senso? “Non sono propenso a subire pressioni, ragiono con la mia testa e la mia lucidità. In quel momento serviva mettere in sicurezza la Figc, volevo fare un atto d’amore verso la federazione. Erano in atto isterie istituzionali di ogni genere e serviva non sovraesporre la federazione. C’è stato di tutto, tutti parlavano, tutti accusavano, inesattezza, falsità, soluzioni irrealizzabili”.

Lei ha fallito nel suo compito? “Assolutamente no. Se il fallimento è legato al risultato sportivo certo, ma se si vuole parlare dell’attività declinata in tutte le sue forme possibili credo che la FIGC sia una delle federazioni più premiate e più apprezzate a livello europeo e mondiale”.

Visto il contesto in Bosnia, politicamente si poteva fare qualcosa di diverso? “Si poteva fare meglio, ho lamentato questa disparità di trattamento in merito di applicazione del ranking e il comitato esecutivo a breve ne prenderà atto”.

Cosa si sente di aggiungere? “C’è un momento di confusione che agli italiani bisogna avere il coraggio di dire: si attribuiscono alla FIGC responsabilità che non ha. Per tre volte non siamo andati ai Mondali e puntualmente spunta il capro espiatorio ed il rito sacrificale. Si sente capro espiatorio? Sì, per situazioni che non mi appartengono. Tutti sono convinti che i calciatori dipendono dalla FIGC, ma esiste un campionato, delle regole, delle autonomia delle leghe. Esistono degli statuti che impediscono di incidere: si parla di diritto d’intesa, o diritto di veto. Tu non puoi attivare una riforma se anche una sola componente non è d’accordo. Non buttiamo via tutto, il calcio italiano per quello che è di competenza della FIGC ha ottenuto importanti risultati sportivi a livello di giovanili. Dal ’68 noi non vincevamo l’Europeo, e l’abbiamo vinto con questa governance. Parlo di campionato u17, u19, di calcio femminile che ora ha 60 mila tesserate di grande qualità e con un atto di civiltà che è il professionismo”.

Quindi non doveva dimettersi? “Ho parlato di responsabilità oggettiva e ho preso coscienza dell’impossibilità di andare avanti perché non c’erano le condizioni per cambiare un sistema che cerca di trovare responsabilità in capo ad un soggetto. Io mi assumo le mie comunque”.

Il sottosegretario Fazzolari ha detto che è auspicabile un radicale cambiamento della FIGC tanto che il governo sta pensando ad un commissariamento. “Non rispondo e ho grande rispetto per l’istituzione. Lunedì ho letto al consiglio federale la bozza del senatore Marcheschi, io mi sono sentito particolarmente orgoglioso. Tutte le proposte che ho presentato sono state riprese pari pari, nelle analisi e nelle soluzioni. Assolutamente no al Commissariamento, è contrario all’autonomia dello sport e contrario ai principi di Cio, Fifa e UEFA. Ho sentito parlare di commissariamento per modificare leggi che il calcio potrebbe modificare autonomamente. Il rapporto fra sport e politica è più stretto di quanto si immagina, perché è economia, cultura. Il politico deve consolidare il consenso e orientare l’agenda pubblica, ma questo richiede rispetto delle autonomie. Se uno tenta di invadere l’altro applica un principio di rottura e questo non è accettabile. Non voglio criticare gli esponenti della commissione, ma vi sembra normale che vi partecipi uno che è anche presidente di un club? C’è un piccolo conflitto di interessi… C’è qualcosa che non torna. Noi quello che chiediamo è rispetto, chiedo aiuto al calcio. E’ assurdo pensare che tutto si risolva dicendo che il calcio presenta solo la lista della spesa. Il calcio ha chiesto misure strutturate, che portano a produttività”.

Perché è stato detto di no dalla politica? “Nella vita si sbagliano i tempi a volte e io l’ho fatto. Quando si parla di queste cose serve il coraggio di adottare provvedimenti anche impopolari. Per togliere il diritto di veto non serve una legge dello stato, basta un principio informatore a cui tutte le leghe si devono adattare. Questo però andrebbe in contrasto con l’autonomia delle leghe”. Lei ha avuto coraggio nel suo ruolo? “Sì, da solo ho fatto ripartire il calcio durante la pandemia. Il problema è il metro di valutazione: noi valutiamo il lavoro della FIGC su una Nazionale, non mettendo sul piatto della bilancia il lavoro delle altre”.

Gattuso era l’uomo giusto? “Assolutamente sì. Noi abbiamo avuto penalizzazioni incredibili. Gattuso ha fatto solo un allenamento prima dell’Irlanda e due prima della Bosnia, Gattuso in quel momento era il migliore, serviva uno che facesse riscoprire il senso di appartenenza alla maglia azzurra”.

Si è pentito delle dichiarazioni di quella sera? “La domanda era ‘perché non siete in grado di attivare meccanismi di riforma utilizzando i giovani?’ Ho spiegato che siamo uno sport professionistico e che dobbiamo sottostare a delle regole che lo sport dilettantistico non ha. Sento dire di utilizzare 5 giovani formati in Italia per forza… Ma questo non si può fare”.

C’è il rischio di perdere Euro 2032? “I rischi nella vita ci sono. Io ho fatto tanto per portare a casa la co-assegnazione con la Turchia. Stiamo lavorando, c’è un risveglio e un entusiasmo incredibile. Sono ottimista e mi batterò fino in fondo, l’Italia non può perdere questo Europeo. Mi batterò fino in fondo da vicepresidente UEFA”.

Idee per il suo successore? “Va bene Malagò e va bene Abete, sono due ottimi dirigenti. Ma quando mi sono dimesso ho preso l’impegno solenne: sarò presidente fino al 21 giugno ma lascerò il 31 maggio, senza tirare la volata a nessuno”. Cosa pensa dell’idea di ripescaggio dell’Italia? “A me sembra di parlare di cose fantasiose, fa male. Cose fantasiose e vergognose. Si sta negoziando sulla passione dei tifosi, sono gli unici che meritano il Mondiale”.
Foto: sito FIGC