Giammarioli esclusivo: “Vi racconto Mario Rui”

09/04/2015 | 21:01:00

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Ultimamente vi abbiamo parlato spesso di Mario Rui, una delle note più liete della splendida orchestra Empoli diretta da Maurizio Sarri. A suon di brillanti prestazioni l’esterno portoghese ha calamitato le attenzioni di svariati club di alto cabotaggio: dal Milan al Napoli, passando per la Fiorentina. Senza dimenticare il sondaggio del Sassuolo.

Anche per conoscere meglio il terzino classe 1991, consacratosi tra i migliori interpreti del ruolo nella nostra massima serie, abbiamo intervistato in esclusiva il suo scopritore, l’attuale direttore sportivo della Cremonese Stefano Giammarioli, che lo portò in Italia nel 2011 ai tempi di Gubbio:

“Lo notai in video, guardando di notte gli incontri del Mondiale Under 20, mi impressionò subito per la sue caratteristiche e così lo contattai grazie ad un amico italiano, che conosceva il suo procuratore in Portogallo. Il ragazzo era in scadenza, c’era la possibilità di prenderlo a parametro zero e cosi gli prospettai la soluzione Gubbio. Eravamo una bellissima realtà per la serie B, una piazza ideale per lanciare i giovani senza troppe pressioni, e lui accettò di buon grado. Per noi fu una stagione un po’ balorda ma lui fece un bel campionato, una trentina di presenze in tutto, ricordo una gran partita contro il Torino. A fine stagione lo vendemmo al Parma a titolo definitivo. Già all’epoca si vedevano le sue caratteristiche, per affermarsi definitivamente doveva solo completare l’adattamento, adesso è pronto per il definitivo salto di qualità”.

Oggi Mario Rui ricopre il ruolo di terzino, in passato si è disimpegnato come centrocampista: a Gubbio come veniva utilizzato?

“Da noi giocava esterno nel centrocampo a cinque, copriva tutta la fascia perché ha sempre avuto gamba, corsa e temperamento. Qualcuno nutriva dei dubbi per la sua struttura brevilinea e compatta, ma io mi resi subito conto delle sue qualità anche perché nel ruolo in generale non c’è grande abbondanza, i pochi che ci sono vanno scovati e allevati”.

Caratterialmente che tipo è il gioiellino dell’Empoli?

“È un ragazzo molto leale, non è uno che sta zitto. Se vede qualcosa che non va, qualche ingiustizia, lo fa presente. È un tipo sanguigno, anche in partita, uno di quelli che lavora sodo per cercare sempre di migliorarsi. Tra noi si instaurò un buon rapporto personale, fatto anche di grandi chiacchierate, diciamo che in me ha visto un grande punto di riferimento. Ricordo che aveva legato con Marcel Buchel, oggi al Bologna, erano giovani e noi avevamo un occhio di riguardo per loro, facendolo presente anche ai calciatori più esperti”.  

Al Giammarioli talent scout deve molto anche Juanito Gomez…

“Per lui fu diverso, andai per caso a vedere un recupero di una partita di C2, si giocava di mercoledì. Non lo conoscevo, entrò tra le file del Bellaria negli ultimi 20 minuti e mi colpì molto la sua facilità di palleggio, un elemento molto forte nell’uno contro uno. Mi impressionò al punto che andai a vederlo altre due volte, ironia della sorte neanche in quelle occasioni giocò titolare. Tempo dopo dissi a Torrente e Gigi Simoni che avevo notato Juanito e loro accettarono il mio suggerimento. Da noi è cresciuto tanto in un anno e mezzo, credo che l’esperienza di Gubbio gli sia rimasta dentro, ha ancora tanti amici là. Anche in questo caso si instaurò un bel rapporto, anzi con Gomez c’era una familiarità ancor maggiore, veniva molto spesso a casa mia, stava con i miei figli, l’attaccante del Verona ha il senso della famiglia nel dna, credo che lo abbia aiutato molto nel raggiungimento della piena serenità”.

                                                                        Jody Colletti