Football Cover: Paulo Sousa, dove saranno finiti i tuoi detrattori…
11/11/2015 | 11:30:00

La rubrica dedicata ai personaggi, ai momenti, agli episodi del nostro calcio
Era stato accolto con scetticismo, qualche scritta di contestazione in ricordo dei tempi juventini, lo status di ex “gobbo” non rappresenta un ottimo biglietto da visita per un nuovo arrivato a Firenze, ma forse in tanti, troppi si erano fatti prendere dal pessimismo generale senza soffermarsi sui risultati ottenuti da Paulo Sousa in quel di Basilea.
Il mancato raggiungimento delle finali in Europa League e Coppa Italia, il quarto posto in classifica, la vicenda Montella, i casi Salah e Neto, un mercato non ritenuto all’altezza delle aspettative e la scelta del portoghese per aprire una nuova epoca viola. A Firenze e attorno alla Fiorentina regnavano sovrani i dubbi, le perplessità, la convinzione di vedere allestita una formazione indebolita, ben pochi erano convinti del contrario e davano fiducia alle strategie della società.
Siamo agli inizi di novembre, la Fiorentina è ancora pienamente in gioco in Europa avendo recuperato in trasferta i punti persi tra le mura amiche, ma soprattutto è al comando della graduatoria al fianco della corazzata Inter dopo 12 giornate. È ancora presto per potersi sbilanciare, ma sicuramente una decina di gare possono rendere l’idea della qualità, l’organizzazione tattica e gli ulteriori margini di miglioramento di una squadra capace spesso e volentieri di incantare.
Lo spot del calcio moderno, completo. I difensori sono i primi ad impostare con un Astori tornato sugli scudi, Badelj e Vecino si contraddistinguono per senso tattico e qualità nel palleggio, Ilicic e un avanzato Borja Valero hanno i mezzi e gli spazi per fare male a qualunque avversario grazie ad inserimenti senza palla, conclusioni da fuori e fraseggi nello stretto, senza scordare il talentuoso Bernardeschi, il quale sta abbinando l’immenso talento ad un sacrificio costante al servizio della squadra. La descrizione di una macchina apparentemente perfetta si conclude con il terminale offensivo, Kalinic, un acquisto poco pubblicizzato in estate, ma finora fonte di elevati dividendi, il classico esempio di un attaccante dinamico, in grado di non fornire punti di riferimento agli avversari.
La forza della compagine gigliata è sotto gli occhi di tutti, al termine di una settimana caratterizzata da ben tre sconfitte tra Europa League e gli scontri diretti con Napoli e Roma, il gruppo di Paulo Sousa ha ripreso il terreno perduto, collezionando quattro successi consecutivi, rimettendosi in gioco nel girone europeo e affiancando l’Inter al primo posto. La filosofia di gioco finora diffusa richiede un enorme dispendio di energie psicofisiche, nel medio-lungo termine andrà verificata la continuità di gioco e rendimento sui tre fronti, ma finora possiamo davvero trovare ben pochi difetti all’autentica sorpresa del torneo.
Perchè di sorpresa si tratta, al di là degli indiscutibili valori presenti nell’11 titolare e nelle alternative inizialmente in panchina. L’organico a disposizione della guida tecnica è di elevato valore, ma probabilmente competitivo in ottica terzo punto, o se le cose non dovessero girare al meglio per un posto in Europa League. Invece fino a questo momento i viola si sono dimostrati all’altezza di potersi giocare le chance per un piazzamento diretto in Champions, se non addirittura iniziare a cullare il sogno Scudetto. La netta vittoria sull’ostico campo della Sampdoria rappresenta un importante segnale lanciato alle rivali.
La realtà fa sicuramente sognare, ma è obbligatorio restare con i piedi ben saldi per terra, troppo spesso una piazza così calda è passata in tempo di record da un estremo all’altro, tra massima euforia a profonda depressione, non esistono vie di mezzo. Risulta doveroso coccolarsi il giocattolo e in primis un tecnico ben poco considerato in estate, ma il campo ha dimostrato che la serie A si è portata a casa un tecnico con le idee chiare, con la filosofia del bel calcio. La predisposizione per il prolungato possesso palla in attesa della giusta imbucata, una formazione capace di aggredire altissimo l’avversario senza farlo respirare e impedendo l’impostazione dalle retrovie. Ogni elemento viene collocato nel ruolo dove può rendere al meglio, emblematico l’esempio di Vecino, con spazio ridotto nell’11 di Montella, ma, una volta ritornato alla base dopo l’ottima esperienza ad Empoli, ha interpretato al meglio il ruolo di protagonista in cabina di regia.
Sempre più raramente si incontrano allenatori in grado di trasformarsi in autentici valori aggiunti, Paulo Sousa ci sta però riuscendo, tramite una precisa identità di gioco, una profonda umiltà e invidiabile ambizione. Insegnare calcio per puntare ad obiettivi ben oltre le più rosee aspettative e le effettive potenzialità, oltre a far innamorare del bel gioco ogni appassionato di calcio. È stato paragonato allo “Special One”, qualcuno ha invece fatto riferimento al “tiki-taka” blaugrana, altri ancora lo hanno definito il “Normal One”. I paragoni sono spesso scomodi e non danno merito fino in fondo alle caratteristiche uniche e originali del protagonista.
Orgoglio e prudenza, Firenze si diverte e gongola, mentre si avvicinano nuovi ostacoli che Paulo Sousa e i suoi ragazzi sono pronti a superare.
Diego Anelli Direttore www.sampdorianews.net