Football Cover: Lazio, una crisi che arriva da lontano

06/04/2016 | 17:30:00

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La rubrica dedicata ai personaggi, agli episodi, ai momenti del nostro calcio

 

Terzo posto in campionato staccando il pass per i preliminari di Champions League, finale di Coppa Italia persa soltanto contro la corazzata Juventus, una stagione da incorniciare caratterizzata da un gioco spumeggiante, una chiara identità tattica trasmessa da mister Pioli e una lunga lista di talenti esplosi e prossimi alla definitiva consacrazione.

 

Sembra trascorso un secolo in casa laziale, ad inizio aprile 2016 i biancocelesti rischiano di trovarsi invece a commentare una stagione gettata al vento, con la forte probabilità di non raggiungere nessuno degli obiettivi prefissati in estate. Fallito l’approdo ai gironi di Champions, eliminazione sia in Coppa Italia che in Europa League, dove pesa come un macigno l’inaspettata e pesante sconfitta casalinga con lo Sparta Praga, ben sette lunghezze dal sesto posto, attualmente occupato dal non convincente Milan, autentica debacle nell’ultima stracittadina con il conseguente esonero di Pioli.

 

Un bilancio stagionale fortemente negativo, dovuto ad un insieme di concause che partono da lontano. Iniziamo dagli errori compiuti in sede di mercato. Nella sessione estiva la dirigenza si è assicurata un paio di talenti puri, sui quali puntare con decisione per il futuro nel medio termine, ma, preso atto della forza espressa dall’organico nell’ultimo campionato, si è fatto poco per compiere l’ulteriore salto di qualità finalizzato a rendere la formazione competitiva per traguardi superiori nell’immediato. La base era ottima, indubbia la bontà del lavoro svolto dalla guida tecnica, bastava poco per far volare l’Aquila e invece si è assunto lo status di grande incompiuta.

 

De Vrij rappresentava e costituisce tuttora l’unico punto di riferimento di valore nella retroguardia, non ci si è attivati nel trovare un sostituto all’altezza dinanzi ai costanti problemi fisici dell’olandese, sul mercato si collezionano operazioni aventi oggetto elementi che si dimostrano assolutamente non all’altezza in occasione del primo test probante. Una filosofia seguita anche per il reparto offensivo, nel quale non si poteva pretendere di far affidamento in pianta stabile sull’eterno Klose. L’età inevitabilmente avanza, Djordjevic non si è confermato sui livelli della passata stagione anche a causa di alcuni seri problemi fisici, Keita va a corrente alternata, l’operazione Matri andava perfezionata prima del doppio confronto europeo con il Bayer Leverkusen. Inoltre si è avuta la netta sensazione che la rosa, seppure numericamente piuttosto folta per poter affrontare con ambizione le tre competizioni, sia assai risicata in alcuni ruoli cardine, ad esempio il vice Biglia non è mai stato individuato e l’assenza del regista argentino ha pesato negativamente sull’economia dell’annata.

 

La finestra invernale di mercato avrebbe potuto rivelarsi una ghiotta occasione andando alla ricerca dei tasselli utili a colmare le lacune evidenziate a fine 2015. Scandagliando il mercato a 360°, la dirigenza avrebbe potuto individuare i giusti elementi per ragionare in ottica presente, al fine di salvare la stagione nel momento cruciale, proseguendo sotto traccia l’interessante lavoro in prospettiva. A gennaio invece la Lazio è rimasta praticamente ferma al palo, lasciando invariati gli squilibri della rosa e ben visibili le mancanze di una rosa alla quale sarebbe bastato davvero poco per rientrare in gioco per il terzo posto. Nel frattempo Pioli, dovendo anche fare i conti con numerose defezioni in determinati fasi, non è più riuscito a trovare la quadratura del cerchio, andando pertanto a provare esperimenti in numerosi reparti, non ottenendo spesso i risultati sperati da chi è sceso in campo come alternativa ai potenziali titolari.

 

La componente ambientale ha fatto eccome la sua parte. Le tensioni tra la proprietà e la tifoseria organizzata non conoscono la parola fine, un rapporto mai veramente svoltato nonostante la conquista di diversi trofei, il mancato salto di qualità sul mercato e una concezione del prodotto calcio ben differente tra le parti ha portato ad un gelo assoluto, dal quale la squadra non può senz’altro ricevere benefici. La presa di posizione della tifoseria organizzata, come effettuato dalla curva giallorossa, dinanzi alla divisione delle curve ha rappresentato l’emblema di una contestazione civile, pacata e matura nei confronti dell’ennesimo provvedimento tipico del calcio moderno. Le ragioni di ordine pubblico si faticano a comprendere, si tocca invece con mano la possibilità di trovarsi dinanzi all’ennesimo episodio finalizzato a ridurre ulteriormente la passione all’interno degli stadi. La mancata presenza allo stadio del cuore della tifoseria biancoceleste ha condizionato negativamente l’andamento casalingo degli uomini di Pioli. In certe gare chiave l’incitamento di una tifoseria così calda avrebbe sicuramente trascinato i beniamini in campo verso la conquista di un superiore numero di punti.

 

Non bisogna scordare il rendimento altalenante, o al di sotto delle attese di alcuni punti di forza. Felipe Anderson, letteralmente esploso lo scorso campionato e oggetto di interesse da parte di diversi top club europei, non si è riuscito a confermarsi, regalando goal e giocate sopraffine in determinate gare, ma risultando impalpabile in un elevato numero di occasioni, tra le quali non sono mancate sfide di cartello con in palio un posto nell’Europa che conta. Non pienamente all’altezza delle aspettative anche il rendimento di Candreva, uno dei pezzi pregiati della Nazionale in ottica Europei. Dopo mesi disputati ad alti livelli si è assistito ad un’inattesa involuzione, risultando meno incisivo e, senza uno dei suoi leader indiscussi, la formazione biancoceleste, già in evidente difficoltà, non è più riuscita a ritrovarsi.

 

Ora non resta altro che terminare nel miglior modo possibile la stagione, verificando se Simone Inzaghi, reduce dai buoni risultati ottenuti nel settore giovanile, possa andare oltre il ruolo di traghettatore. Una constatazione è certa; la dirigenza ha tempo, materiale e risorse per resettare, imparare dagli errori commessi nel recente passato e rimettere le cose a posto in vista di una stagione che dovrà coincidere con il riscatto della sponda biancoceleste della Capitale.

 

Diego Anelli Direttore www.sampdorianews.net