Football Cover: La fascia e un abbraccio: fedeltà per Crespo e Bisoli

03/02/2016 | 20:30:00

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La rubrica dedicata ai personaggi, ai momenti, agli episodi del nostro calcio

 

Chi segue da anni l’ambiente calcistico ha perso il conto degli allenatori esonerati dallo spogliatoio per qualsiasi motivazione, da ragioni caratteriali a questioni tattiche, dalla gestione degli allenamenti a legami con la precedente guida tecnica. Non scopriamo sicuramente l’acqua calda, spesso e volentieri è lo spogliatoio, anticipando oppure ostacolando le strategie societarie, a segnare il destino di un allenatore.

Ed è proprio in un contesto simile che apprezziamo maggiormente quanto accaduto nell’ultima giornata del torneo cadetto, partendo in primis dal Modena. I canarini, reduci dalla beffa interna con l’Avellino, erano attesi dallo scontro diretto in ottica salvezza sul campo dellaTernana, una sfida insidiosa contro un avversario quotato tra le mura amiche e dovendo fare i conti con l’ormai consolidato mal di trasferta, al quale si è aggiunta la prolungata inferiorità numerica.

In settimana erano circolate le consuete voci in merito alla panchina traballante di Crespo, alla presunta inadeguatezza dell’organico e le indiscrezioni dedicate agli ultimi giorni di mercato, in momenti simili risulta doveroso fare quadrato, estraniarsi da polemiche e fattori esterni, tutte le varie componenti tecniche e societarie devono diventare un qualcosa di unico, coeso, più forte di ogni avversità ed episodio. In casa gialloblu i giocatori hanno trovato un modo davvero originale e significativo per dimostrare pubblicamente, per l’ennesima volta, l’appoggio e la fedeltà nei confronti di Hernan Crespo.

Lo spogliatoio ha infatti deciso di assegnare all’ex bomber argentino la fascia di capitano, una scelta apprezzabile, sincera e genuina che evidenzia come la guida tecnica sia riuscita, tramite il duro lavoro quotidiano in allenamento e gli indiscutibili valori umani, a creare un legame indissolubile con la squadra, a prescindere dai risultati ottenuti in campo e dalle prestazioni offerte. Sul terreno di gioco si può uscire trionfatori, sconfitti, o non andare oltre un pareggio, ma ogni risultato è stato il frutto del massimo impegno di ogni singolo elemento sceso in campo. I canarini sono ancora in piena lotta salvezza, posseggono mezzi e qualità per raggiungere l’obiettivo anche senza passare nuovamente dai play-out e nel rush finale il feeling consolidato con la guida tecnica potrebbe rivelarsi un valore aggiunto decisivo.

A livello nazionale il campionato cadetto è il più emozionante, imprevedibile, capace di offrire a tifosi e appassionati qualsiasi colpo di scena, rimonta, incredibili storie umane e calcistiche. E’ spesso la serie B a regalarti l’inimmaginabile, l’impensabile. Il più classico degli esempi è quanto accaduto allo Scida, dove un Crotone, in piena lotta per il primo posto e imbattuto in casa da quasi un anno, ha visto il proprio campo espugnato da un Perugia reduce da un inizio 2016 caratterizzato da ben tre sconfitte consecutive e zero goal realizzati. Tutto avrebbe fatto pensare ad una gara in discesa per gli uomini di Juric e invece gli umbri, trascinati dalla carica agonistica e voglia di non arrendersi mai di mister Bisoli, hanno fatto la gara dal primo minuto, non disunendosi dopo i due legni colpiti, seguiti dalla beffa del vantaggio realizzato dai padroni di casa.

Facendo scudo contro la mala sorte e il periodo no, il Perugia ha rialzato la testa, trovando il pari con il nuovo acquisto Rolando Bianchi e rovesciando il risultato con Volta, uno dei fedelissimi di Bisoli, abbracciato dall’intera squadra in occasione del raddoppio. Un segnale chiaro e indiscutibile verso qualsiasi critica piovuta sulla squadra e sul lavoro finora svolto: lo spogliatoio è compatto, unito, al fianco del proprio tecnico, riuscito a trasmettere nel momento più delicato della stagione la famosa grinta che l’aveva contraddistinto come giocatore. Il Perugia si è ritrovato, è consapevole di potersi ancora giocare le proprie chance in ottica play-off, ogni pretendente è avvisata.

Quanto accaduto a Palermo con l’esonero di mister Iachini ci ricorda come sia la proprietà a prendere le decisioni finali, spesso non consultandosi con lo spogliatoio e rischiando di generare effetti controproducenti per il prosieguo della stagione. I giocatori sono e devono essere sempre considerati come semplici dipendenti senza fornire il potere di decidere le sorti del club, sia chiaro, ma l’esempio Iachini insegna come sia necessario non distruggere qualsiasi legame e ricordo del calcio che fu.

Sono sempre più rari i casi di gruppi di giocatori che prendono pubblicamente posizione per appoggiare il loro allenatore nel momento più delicato, quando “esonero” diventa la parola più di moda dinanzi alle critiche della stampa, alla mancanza di risultati e talvolta delle prestazioni e alla smaniosa voglia di determinate società di rivoluzionare le sorti della guida tecnica in maniera frettolosa e superficiale. Unafascia da capitano e un abbraccio collettivo contano nella sostanza molto più di una vittoria futura già acquisita.

Diego Anelli Direttore www.sampdorianews.net