Football Cover: Il Delfino al crocevia
16/03/2016 | 19:00:00

La rubrica dedicata ai personaggi, agli episodi, ai momenti del nostro calcio
Cosa sta succedendo al Pescara? Una formazione capace letteralmente di incantare fino a poche settimane fa con un gioco caratterizzato da possesso palla e verticalizzazioni, ma attualmente in evidente crisi di risultati e prestazioni. Da osservatori esterni si ha la sensazione che qualcosa si sia rotto dopo l’immeritata sconfitta nello scontro diretto di Cagliari, nel quale gli uomini di Massimo Oddo sono usciti con un pugno di mosche in mano dopo almeno un’ora di gioco semplicemente sontuosa. In quell’occasione sono probabilmente sfumati in maniera definitiva i sogni di agganciare i primi due posti, valevoli per accedere direttamente alla massima serie.
I precedenti pareggi contro Vicenza e Salernitana avrebbero potuto generare qualche segnale d’allarme, ma l’incapacità di chiudere le gare e un pizzico di sfortuna apparivano elementi predominanti su qualsiasi altra considerazione. Dalla sconfitta in terra sarda il perfetto giocattolo biancoazzurro ha iniziato però a scricchiolare, con tempistiche e modalità sinceramente difficili da immaginare. Un solo punto ottenuto e ben sei goal incassati nelle tre gare casalinghe contro Ascoli, Trapani e lo scontro diretto con il Novara, tre sfide che avrebbero potuto e dovuto costituire le occasioni per reagire, rappresentano i più chiari segnali di una profonda e imprevista involuzione, resa ancora più evidente dall’incredibile debacle di Vercelli, dove gli uomini di Oddo hanno persino subito la manita.
È vero, non sono mancati gli episodi tipici della mala sorte, in alcune gare sono state gettate al vento numerose occasioni da goal, nel corso di ogni stagione capitano inevitabilmente momenti di difficoltà a livello fisico e mentale, ma in tale contesto risulta doveroso andare oltre, cercare di analizzare in maniera più dettagliata le concause di tale involuzione. Non credo sinceramente ad un calo influenzato in parte dalle costanti voci di mercato relative ai pezzi pregiati seguiti o bloccati dalle big in vista della prossima stagione, come nemmeno ad un certo rilassamento dinanzi a complimenti provenienti da ogni dove e a una posizione invidiabile.
La componente psicologica senz’altro ha creato disagi e forti ripercussioni sulla compagine abruzzese. L’immeritato k.o. di Cagliari ha fatto perdere sicurezza, consapevolezza nei propri mezzi, la tranquillità nelle giocate, generando un nervosismo di fondo accresciuto nel corso delle settimane dall’inattesa tendenza a rincorrere fin dai primi minuti contro formazioni spesso scese in campo con atteggiamenti prudenti. Da quest’aspetto emerge prepotentemente un’altra problematica sempre più evidente, la fragilità difensiva. Il Pescara non ha mai nascosto la propria natura offensiva e la filosofia del bel gioco, ma, al tempo stesso, aveva fornito lezioni di calcio nel mantenere intatti gli equilibri tra i reparti.
Ultimamente qualche meccanismo da tempo ben oliato ha iniziato ad andare in tilt, amnesie di reparto o individuali hanno fortemente penalizzato il cammino del collettivo, punito da grossolani errori nella pratica dell’offside, marcature dimenticate o svarioni dei singoli elementi. Non sempre il fiuto del goal del bomber Lapadula, le giocate di Caprari, i calci piazzati, gli inserimenti senza palla dei centrocampisti riescono a rimettere le partite sui binari giusti, soprattutto se la retroguardia, già non adeguatamente protetta, si fa male da sola nel momento di migliore gestione dell’incontro, il goal di Evacuo costituisce l’emblema di un contesto nel quale disattenzioni e scarso equilibrio rischiano di regnare sovrani.
Il recente trend negativo non soltanto ha definitivamente chiuso le possibilità di giocarsi un posto valevole per la promozione diretta, ma, anche a causa dello scontro diretto casalingo perso con il Novara, si è finiti al sesto posto, subendo il sorpasso, oltre della formazione dell’ex Baroni, di Spezia e Cesena, con i liguri completamente rigenerati nel 2016 e ormai una delle più quotate pretendenti per una piazza play-off.
Il Pescara ha iniziato a perdersi contro il Cagliari vedendo rimandate al mittente le speranze di accedere al paradiso senza intraprendere strade tortuose, chissà se si ritroverà andando a sfidare allo Scida l’altra protagonista del torneo cadetto, quel Crotone reduce dalla pesante sconfitta di Brescia e voglioso di riscattare il rotondo k.o. subito all’andata all’Adriatico. Potrebbe trattarsi dell’occasione giusta per lanciare al mondo intero un segnale chiaro, netto, incontrovertibile, il Delfino è tornato, più forte di prima. Le trasferte di Crotone e Terni e la gara casalinga con il Como, ormai virtualmente condannato alla retrocessione, rappresentano opportunità da non fallire.
Un bottino di almeno 7 punti ridarebbe linfa, convinzione e voglia di riscatto all’intero ambiente abruzzese, altrimenti il rischio di restare imprigionati tra rimorsi e rimpianti con un organico di tale qualità diventerebbe sempre più concreto.
Diego Anelli Direttore www.sampdorianews.net