Football Cover: Fiorentina, quando il giocattolo andrebbe protetto

13/04/2016 | 20:15:00

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La rubrica dedicata ai personaggi, agli episodi, ai momenti del nostro calcio

 

Non esistono dubbi su quanto sia stata positiva la stagione disputata dalla Fiorentina, ma purtroppo spesso e volentieri in determinate piazze, tanto calorose e vicine alla squadra quanto esigenti e tendenti a non accettare vie di mezzo nei giudizi, si finisce per rompere il giocattolo sul più bello e valutare il bicchiere mezzo vuoto.

Non bisogna dimenticare con quanto scetticismo fu accolto in estate l’arrivo di Paulo Sousa, in parte per il passato juventino in qualità di giocatore, in parte per un curriculum, secondo alcuni tifosi e addetti ai lavori, non all’altezza di Firenze e della Fiorentina. Il tecnico portoghese ha però impiegato pochissime partite ad incantare tramite un gioco spumeggiante, valorizzando al massimo il parco giocatori a propria disposizione. Tatarusanu ha confermato le proprie qualità nel massimo palcoscenico, nella retroguardia Astori è ritornato ai livelli di Cagliari,Vecino e Badelj hanno assunto le redini del centrocampo con qualità e personalità, Bernardeschi ha trovato continuità di impiego e rendimento, Ilicic ha messo da parte i fischi e vissuto il periodo più felice da quando indossa la casacca viola illuminando il gioco con giocate dalla classe cristallina e Kalinic ha rappresentato per mesi uno degli attaccanti più in forma del torneo.

La rotonda vittoria a San Siro contro l’Inter, condizionata comunque dai rarissimi errori di Handanovic ad inizio gara e dall’inferiorità numerica dei neroazzurri, ha fatto volare i viola ai primissimi posti, alcuni tifosi vip hanno seriamente inserito gli uomini di Paulo Sousa tra le principali candidate alla conquista dello scudetto, quando però perfino Natale era lontano e alle loro spalle molte big erano partite con il freno a mano tirato, Juventus in primis. Per mesi la Fiorentina è stata con merito inclusa tra le formazioni in grado di offrire il miglior calcio, ha fatto punti in casa e in trasferta, ottenendo risultati importanti sempre frutto di una chiara impronta di gioco. Nulla veniva affidato al caso, appena i viola scendevano in campo era facile toccare con mano come ogni tassello fosse stato inserito alla perfezione in un mosaico che non dava la sensazione di avere punti deboli.

Con il passare delle giornate si è però compreso come la rosa, seppure numericamente non ristretta, non presentasse adeguate alternative ai titolari, una volta chiamati in causa alcuni elementi non hanno confermato le attese, o non hanno ripetuto quanto di buono avevano mostrato in precedenza, vedi Babacar. Il mercato di gennaio non ha sicuramente aiutato, sono stati seguiti profili d’alto livello perfino internazionale, ma alla fine la dirigenza è rimasta con un pugno di mosche in mano, non definendo alcun altro arrivo di rilievo oltre a Tello e le operazioni portate a termine hanno dato l’immagine di un club quasi costretto dagli eventi a dirottarsi su piste di secondo piano che non hanno fornito alcun supporto di qualità, o non sono state nemmeno impiegate.

I consueti imprevisti del caso, tra squalifiche e infortuni, oltre all’inevitabile calo fisiologico di alcuni elementi hanno fatto il resto, con la formazione viola che, una volta accantonati i sogni scudetto fonte di illusioni per soggetti che evidentemente avevano smarrito il contatto con la realtà e non hanno perso occasione per manifestare il proprio disappunto una volta emersi i veri valori di alcune formazioni che alla fine emergono sempre e comunque, hanno dovuto “ripiegare” sul terzo posto. Un obiettivo prestigioso che garantirebbe l’accesso ai preliminari di Champions League, un traguardo sfiorato durante l’ottima gestione Montella e realisticamente raggiungibile da una Fiorentina che aveva accumulato un discreto vantaggio sulle inseguitrici.

Diversi risultati ben al di sotto delle aspettative, vedi i pareggi contro Verona, Frosinone, Sampdoria e l’ultimo k.o. con l’Empoli, oltre ad occasioni gettate al vento negli scontri diretti hanno però cambiato radicalmente le carte in tavola, con il Napoli in lotta per lo scudetto e laRoma letteralmente trasformata dal ritorno di Luciano Spalletti, con il quale i giallorossi hanno collezionato una lunga serie di successi, vincendo e convincendo con il bel gioco, una ritrovata consapevolezza nei propri mezzi e azzeccate operazioni nel mercato invernale. Lo svantaggio dal terzo posto è diventato considerevole, l’Europa League è improvvisamente diventata l’obiettivo più realistico, con il quarto posto conteso dall’altalenante Inter. Un risultato simile come dovrebbe essere accolto? Sicuramente l’appetito vien mangiando e può anche starci un pizzico di amarezza rispetto alle ambizioni coltivate ad inizio stagione, ma al tempo stesso risulta fondamentale restare con i piedi ben saldi per terra e godersi ogni attimo dei periodi positivi.

Pretendere sempre qualcosa in più rispetto ai valori reali della rosa e alle potenzialità del club rischia di risultare destabilizzante, trasformarsi in un fastidioso nemico tra le mura amiche, spesso una piazza tendente ad estremizzare gioie e dolori può contribuire inconsciamente al mancato raggiungimento degli obiettivi soltanto immaginati poco tempo prima, finendo per svalutare la qualità e la mole di lavoro svolto in un’annata. Fortunatamente il buon senso prende volentieri il sopravvento, come testimoniato dai recenti applausi del pubblico fiorentino nei confronti di Vincenzo Montella nonostante le recenti dichiarazioni a distanza con il club viola.

Adesso l’argomento del giorno, oltre all’involuzione della squadra in termini di gioco e risultati, è il futuro di Paulo Sousa. Dalle stalle alle stelle, dalle stelle alle stalle, non è facile lavorare in questo modo. I precedenti casi Montolivo, Ljajic, Jovetic, Cuadrado, Salah, Montella, tanto differenti tra loro, sono comunque il simbolo di annate spesso positive però macchiate da polemiche, confusione, rapporti una volta idilliaci poi caratterizzati da tensioni. Quando determinate situazioni si ripetono ciclicamente, seppure con cause e situazioni non paragonabili nei dettagli, ad ogni componente sarebbe richiesto un esame di coscienza, per maturare e compiere il definitivo salto di qualità, tutti insieme.

Diego Anelli Direttore www.sampdorianews.net