Fontana esclusivo: “La grazia? Fine di un’ingiustizia”
23/03/2016 | 22:45:00

La grazia, non tanto all’improvviso. Gaetano Fontana è un allenatore che rivede la luce da quel famoso gennaio 2014, quando lo condannarono a tre anni e sei mesi per un illecito (“mai consumato e neanche pensato, sono una persona onesta e dai valori importanti, chi mi conosce bene metterebbe non una, ma dieci mani sul fuoco”). Storia di Salernitana-Nocerina, 11 novembre 2013. Gli hanno fatto lo sconto di circa un anno e mezzo “per questo motivo ho diverse persone da ringraziare, lo farò in questa sede e personalmente”. Ma la tariffa è stata salatissima, la stessa pena (e la stessa grazia, storia di ieri) al direttore sportivo Gigi Pavarese, compagno di viaggio – e di sventura – di Fontana durante quella parentesi a Nocera.
Ora Gaetano, ex regista dai piedi buonissimi e allenatore ancora giovane classe 1970, racconta tutto d’un fiato, come se si fosse liberato di una zavorra insostenibile. “La settimana che aveva accompagnato Salernitana-Nocerina era stata al massimo della tensione. La gente di Nocera aspettava da una vita, da oltre trent’anni, quell’evento. E addirittura in settemila avevano sottoscritto la tessera del tifoso per non mancare a quell’evento, irrinunciabile. Poi la doccia fredda, l’ordinanza che vietava la trasferta a chiunque, momenti di rabbia e tensione. Avremmo dovuto giocare alle 12,30, ma già la domenica mattina in ritiro sono successe cose importanti e gravi. Il responsabile della scorta ci aveva segnalato quella tensione, con tanta gente fuori dall’albergo ad aspettarci. Pensavo a un modo per caricarci, invece dopo un po’ ci dissero che non avremmo dovuto giocare. Tassativo. Feci la riunione tecnica alla presenza di Pavarese e dell’amministratore unico Citarella in rappresentanza della società. Ci affacciammo dal terrazzo dell’albergo per un confronto con i tifosi, ma prima di salire sul pullman ci intimarono “non si gioca”. I calciatori erano scossi, con Pavarese chiedemmo di andare allo stadio per relazionare. Chiedemmo il rinvio, il dg della Lega Ghirelli ci disse che non sarebbe stato possibile. Giocammo, finì 0-0. Fui accusato di illecito perché presumibilmente avrei condizionato la partita con le sostituzioni o chissà con cosa. Assurdo. Quel presumibilmente mi è rimasto in gola, così si uccide un uomo più che un allenatore. Mi consigliarono di patteggiare, come fece per esempio il medico sociale. Mi rifiutai, io sono sempre stato pulito. Prima della condanna dovevamo giocare a Grosseto, mi procurarono una registrazione ambientale che mi avrebbe scagionato, ma non la accettarono. Sembrava un incubo, lo era.
Più che la grazia è stata la fine di un’ingiustizia. Ma ringrazio la Figc, il presidente Tavecchio e tutti quelli che hanno capito il mio dramma. In modo particolare Renzo Ulivieri che ha avuto sensibilità e umanità uniche. Ma anche gli avvocati Vossi e Perdomi che mi sono stati vicini e che hanno vissuto la mia incredibile storia come una situazione personale. Adesso ho voglia di tornare a lavorare: chi prende Fontana sa di poter contare su una persona genuina e vera, ancor prima che su un allenatore. Ho fatto tutte le categorie, dalla Lega Pro alla serie A, la pulizia morale è stato il mio modus vivendi. Ho ottenuto da solo qualsiasi cosa, per questo ho sofferto in modo indicibile. Chiedere un risarcimento? Ora voglio solo pensare al campo. Negli ultimi due anni ho allenato nella mia mente, è da due anni che sono pronto e preparato. Non vedo l’ora…”.
Foto: spazionapoli.it