Esclusivo De Canio: “Noi allenatori senza potere”

08/05/2014 | 13:00:00

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La piccola parentesi di Catania non può averla digerita. Perché a Gigi De Canio, chiamato in corsa per sostituire Maran, avevano detto papale papale che puntavano su di lui per rilanciarsi e che non sarebbero tornati indietro. Dopo poche settimane hanno richiamato Maran e ovviamente dimenticato quanto gli avevano sussurrato per convincerlo ad accettare. Il top è stato un bel giorno quando un calciatore argentino, evidentemente in vena, ha sussurrato in pieno spogliatoio “ecco, abbiamo trovato il nuovo Mourinho”. Il destinatario ovviamente era De Canio, che aveva fatto scelte precise e decise come gli aveva chiesto la società. Un dirigente, responsabilizzato ai massimi livelli da Pulvirenti, era presente ma se ne guardò bene di richiamare il calciatore che aveva fatto quella sparata. Ormai eravamo al caos totale. De Canio vorrebbe che il ruolo dell’allenatore riacquistasse quella centralità che in Italia non ha più. E ha scelto alfredopedulla.com per fare in esclusiva alcune considerazioni. “Ci sono tre punti che noi allenatori dobbiamo riconquistare assolutamente. Ovvero, il riconoscimento della competenza, la fiducia che dobbiamo avere, il sostegno che rappresenta un altro passaggio fondamentale. Ormai in Italia all’ottanta per cento non esiste più il rispetto di queste situazioni. A Catania stavo facendo quello che mi avevano chiesto, mi avevano detto di non pensare alla Coppa Italia e mi hanno mandato via dopo l’eliminazione in quella manifestazione. Ho lavorato in Inghilterra e mi sono subito reso conto che il ruolo dell’allenatore è tutelato al massimo. Si può perdere e si può vincere, ma la centralità di chi è responsabile di certe scelte è sacra. Da noi si vive spesso nell’equivoco, si predica bene ma si razzola bene, si danno garanzie precise e poi nei fatti accade l’esatto contrario. L’allenatore deve essere sempre in discussione, se non ottiene i risultati è giusto che vada via, ma se il terreno frana sotto i piedi malgrado la fiducia totale espressa solo a parole, tutto il resto diventa inutile. Adesso non voglio dire che, se avessi potuto lavorare serenamente, avrei salvato il Catania. Ma mi piace sottolineare come un allenatore debba essere sempre al centro di quei tre punti prima evidenziati. Se saltasse uno dei tre, sarebbe la fine. E non avrebbe senso fare certe scelte iniziali: ecco perché in Italia la nostra figura ormai è passata in secondo piano”.