Difensori, merce rara: è il mercato delle ipervalutazioni
02/08/2015 | 23:30:00

Nei sogni di ogni bambino c’è una rete che si gonfia, chiunque abbia giocato a calcio lo sa bene. Impagabile la sensazione che si prova nel riuscire a battere il portiere avversario, funziona così da sempre e poco importa che il teatro del magic moment sia il campetto della scuola o dell’oratorio, piuttosto che un rettangolo in erba sintetica o naturale. Ebbene, precisato l’ovvio, ossia che solo un’infinitesima percentuale dei bimbi di ieri indossa oggi le scarpette chiodate a livello professionistico, i fatti dimostrano che sarebbe stato sicuramente più redditizio crescere a pane e diagonali.
Certo, l’appeal è ben diverso: vuoi mettere un tiro a giro – magari dopo un dribbling secco con finta di corpo – con un tackle scivolato o una chiusura nell’uno contro uno? Assolutamente no. Però magari oggi avremmo avuto un’abbondanza di difensori sulla scena e non assisteremmo al fenomeno delle ipervalutazioni.
Il discorso vale per i centrali, quelli che un tempo venivano definiti – a seconda delle mansioni – stopper o liberi. Ma anche per i terzini. Vale soprattutto sia a livello nazionale che internazionale: la penuria genera mostri di mercato ad ogni latitudine.
Partendo dagli esterni, quanto sta accadendo è sotto gli occhi di tutti. Oggi neanche la controprova del secondo anno viene richiesta per consacrarsi nell’olimpo dei top player (o presunti tali): pensiamo al ventunenne ghanese Baba, cui è bastata una stagione positiva in Bundesliga con la sorpresa Augsburg per raggiungere una quotazione che tocca il muro dei 25 milioni di euro: richiamando la cara e vecchia lira fanno circa 50 miliardi…aggiungendone 5 in più la Lazio nel 1998 si assicurò un Christian Vieri 25enne già garanzia assoluta in termini realizzativi. Chiaro, epoche e metodologie diverse, ma qualche valore reale – e non gonfiato – esisteva, l’esempio di Bobo al riguardo è calzante.
Procedendo innanzi, tale è la carenza di specialisti del ruolo che il Porto per un giocatore già entrato nell’ultimo anno di contratto, Alex Sandro, chiede la luna, sicuramente più di 20 milioni. Perché la società di Pinto da Costa sa che, prima o poi, qualcuno all’amo probabilmente abboccherà: d’altronde il Real Madrid ne ha scuciti quasi 32 per il dirimpettaio di fascia Danilo, anche quest’ultimo aveva un accordo in scadenza nel 2016. Alle italiane viene sovente accostato Guilherme Siqueira, l’ex Inter, Lazio, Udinese e Ancona cui è stata sufficiente una sola annata, la 2013-14 trascorsa al Benfica, per svestire i panni di brutto anatroccolo e indossare quelli di cigno. L’Atletico Madrid, che si è ripreso in fretta e furia dal Chelsea Filipe Luis, per Siqueira chiede più o meno 10 milioni di euro: speriamo che ai club nostrani venga il mente il Principe De Curtis, per tutti Totò, che con il suo “Ma mi faccia il piacere” ha scritto la storia. Che dire poi della Roma, sempre alla ricerca di un nuovo titolare per l’out mancino: defilatisi (giustamente) per Baba, i giallorossi si erano orientati su Adriano, che al Barcellona fa sostanzialmente la comparsa. Ma i catalani, consci dell’emergenza planetaria in materia, preferiscono offrirgli il rinnovo pur di non lasciare scoperto Jordi Alba. Anche perché il Barça è rimasto scottato dalla vicenda Dani Alves, così impossibile da sostituire da essere trattenuto con un buon rinnovo quando tutto lasciava propendere per il divorzio a parametro zero. La Roma per il momento balla tra i francesi classe 1993 Digne, l’ex enfant prodige del Lille (pupillo di Garcia) non confermatosi al Psg, e Masuaku, altro figlio delle ipervalutazioni per il quale l’Olympiacos ha iniziato a giocare pesantemente al rialzo, ultima richiesta non lontana dai 15 milioni.
Avvertenza doverosa: non fraintendete il senso di queste righe e di quelle che seguiranno. Tutti ci siamo sempre intestati lo slogan “Largo ai giovani”: giusto, giustissimo, purché al giusto prezzo.
Al tirar delle somme, premesso che recentemente il flop più eclatante è stato rappresentato dal 20enne inglese Luke Shaw (il Manchester United un’estate fa versò 40 milioni nelle casse del Southampton), che però sulla carta ha tutto il tempo per farci ricredere, verosimilmente il vero affare lo hanno fatto gli stessi Red Devils che con 18 milioni hanno portato all’Old Trafford Matteo Darmian, un interprete duttile che può disimpegnarsi con profitto su entrambe le corsie. Applausi scroscianti.
Venendo adesso ai centrali, torniamo a parlare di Roma. Già, perché il ds Sabatini sta per piazzare il terzo colpaccio in uscita: nel 2013 Marquinhos al Psg (31,4 milioni), nel 2014 Benatia al Bayern Monaco (26+4 di bonus), adesso è la volta di Romagnoli, che con ogni probabilità si trasferirà al Milan per una cifra non certo inferiore ai famigerati 25 milioni. Insomma, i buon Walter si confermerà cecchino principe in tema di plusvalenze ma, con il massimo rispetto per Alessio (e per tutti i calciatori qui menzionati, s’intende), sul quale tutti riponiamo la massima fiducia per un futuro sfavillante in chiave azzurra, tale somma non è proporzionata all’esperienza maturata finora dal rampante ventenne di Anzio. Un solo campionato da titolare alla Samp: Mihajlovic ne è rimasto letteralmente stregato al punto da chiedere unicamente lui per rinforzare la Linea Maginot, evidentemente convinto del fatto che Romagnoli non avvertirà il peso di una maglia da sempre pesante, come quella rossonera. Ragionamento che sulla carta sarebbe valso anche per Rugani, al quale l’Arsenal stava preparando ponti d’oro, con il Napoli sullo sfondo. Ma la Juventus ha deciso di privilegiare l’aspetto tecnico, anziché quello economico. Quando si ha già l’oro in casa, meglio spegnere sul nascere qualsiasi tentazione. Senza scomodare paragoni con i Nesta e Cannavaro che furono: nidiata formidabile quella, ma il passato è passato.
Riattraversando la Manica, troviamo John Stones: dichiarazioni di circostanza a parte, la sensazione è che il prospetto finirà realmente al Chelsea. L’Everton chiede più di 45 milioni per il classe 1994 che lo scorso anno è stato titolare il 23 occasioni. José Mourinho, che ultimamente sul mercato ha toppato più di qualcosa (vedi De Bruyne, Salah, Cuadrado, Filipe Luis) lo vede come l’erede di John Terry e alla fine dovrebbe convincere Abramovich ad allargare i cordoni della borsa. Quanto meno Stones conosce la Premier, non la conosceva invece Eliaquim Mangala, pagato dal Manchester City ben 40 milioni per la gioia della premiata oreficeria Porto (guarda caso…): investimento munifico che lo scorso anno non ha pagato granché, ora – superata la fase di ambientamento – il gigante francese non potrà più sbagliare. E parlando di Francia e Inghilterra non possiamo che chiudere facendo riferimento al trasferimento di David Luiz, dallo stesso Chelsea al Psg, andato in porto parimenti nella precedente sessione estiva per una cifra oscillante tra i 50 e i 60 milioni di euro. Simpaticissimo il nazionale verdeoro, ma se lo Special One a un certo punto lo aveva spostato a centrocampo un motivo doveva pur esserci. Quanto ai veri top, Thiago Silva non si muoverà da Parigi, Sergio Ramos ha utilizzato la carta United per strappare un rinnovo faraonico a Florentino Perez, vedremo quando Mats Hummels, forte sì ma ridicolizzato dalla Juve nella recente doppia sfida di Champions, deciderà di lasciare il suo Borussia Dortmund: asta senza esclusione di colpi garantita.
Difensori, merce rara. Se i vostri figli frequentano una scuola calcio, suggeritegli di cimentarsi in questo ruolo, fra dieci anni tutto il movimento potrebbe trarne giovamento: ad oggi, meglio una bella spazzata “alla viva il parroco” che un interno calibrato sul secondo palo…
Jody Colletti Twitter: @JodyColletti