Di Francesco: “Europa? Non è un obiettivo, ma sarebbe un sogno”
31/12/2015 | 11:31:00

“Sassuolo in Europa? Non è il nostro obiettivo ma sarebbe un sogno”. Con queste parole Eusebio Di Francesco ha esordito ai microfoni di UEFA.com. Allenatore giovane, ma di grande esperienza, Di Francesco si gode il bel momento del suo Sassuolo appollaiato lì dietro le grandi: “Guidare il Sassuolo alla salvezza dopo l’interruzione dello scorso gennaio e stare li a lottarsela con le grandi è l’ultima cosa che avrei pensato di fare. In realtà ho sempre detto che non sarei voluto diventare matto come lo diventavano i miei allenatori, nel senso delle pressioni alle quali erano sottoposti e delle tensioni che dovevano gestire. Sono arrivato a questa scelta attraverso un processo di maturazione. Di solito si dice che quando uno diventa grande, poi capisce quello che vuole fare: con il tempo è cresciuto in me il desiderio di ritornare su un terreno di gioco e di tornare a fare parte di quel mondo che è stata la fortuna della mia vita. L’adrenalina che si prova a vivere situazioni particolari è un aspetto comunque successivo”.
Di Francesco, che per arrivare dov’è di gavetta ne ha fatta, si sta man mano imponendo in Serie A come uno degli allenatori più promettenti, senza però abbandonare l’umiltà: “Sinceramente non mi sento affermato, anche perché ritengo che noi allenatori siamo sempre chiamati a dimostrare qualcosa, giorno dopo giorno. Si diventa dei fenomeni e dei falliti con troppa facilità, e quindi cerco di vivere anche i momenti positivi con un certo equilibrio. Per quanto riguarda il mio futuro, spero che sia importante, di più non saprei dire. Già adesso sono molto contento, lavoro in una società che ha ancora ampi margini di crescita e che negli anni, come me e come la mia squadra, è stata in continua evoluzione. Soddisfazione? La cosa più importante per un allenatore è saper far fare. Per far fare bisogna sapere, ma è il far fare la cosa più difficile. Non si tratta solo di didattica, perché la didattica non è dinamica, mentre il calcio lo è eccome. Quando vedo i miei ragazzi che, da soli, capiscono cosa devono fare e si esprimono anche utilizzando dei concetti che ho provato a insegnare loro, capisco che c’è un grande apprendimento e questo mi dà molta soddisfazione”.
Il campionato attuale si sta presentando dinamico ed imprevedibile, questo anche grazie ad altri allenatori che hanno portato novità e freschezza: “Mi è piaciuto molto Paulo Sousa della Fiorentina, oppure Maurizio Sarri che a Napoli ha dimostrato che, nonostante non abbia mai fatto il calciatore di alto livello, ha saputo costruire negli anni una grande capacità d’allenare. Sarri è la dimostrazione più lampante che nella vita non bisogna mai mollare e che si possono sempre raggiungere i propri obiettivi. Anche Marco Giampaolo a Empoli ha dimostrato di non essere affatto finito: lo dico sempre anche ai miei ragazzi, alla fine si riesce ad arrivare dove si vuole, nonostante i tanti ostacoli che si devono superare. L’importante è crederci”.
“Un allenaote con cui mi piacerebbe misurarmi in Europa? È troppo facile, sicuramente Pep Guardiola – ha proseguito il tecnico degli emiliani -, sia a cena sia da avversari in campo. Perché si tratta di allenatore che ha trasferito la stessa idea, con estrema facilità e con gli stessi risultati, in due campionati completamente diversi. In Spagna era forse più facile, ma la cosa più difficile l’ha fatta al Bayern Monaco, che ora gioca come il suo Barcellona. In Germania ha portato qualcosa di nuovo in un campionato nel quale si lavorava molto di più sull’aspetto fisico che non su quello tecnico-tattico. Lui mi è sempre piaciuto perché non si ferma mai: è andato in Germania e sapeva già la lingua, è sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, il suo cervello è in continuo movimento. E poi sarei anche molto curioso di vedere come lavora Jürgen Klopp”.
Magari, dopo l’Italia potrebbe prospettarsi un’esperienza all’estero: “Prima però devo imparare bene l’inglese! In realtà adesso sto seguendo un corso, ma a oltre 40 anni vedo che si fa davvero fatica a imparare una nuova lingua … Ho ancora voglia di lavorare in Italia, ma un’esperienza all’estero mi affascina di sicuro. Ci sono campionati che mi stimolano davvero tanto, come quello spagnolo dal punto di vista tecnico, oppure quelli inglese e tedesco dal punto di vista ambientale: a volte la cornice delle partite è davvero entusiasmante”.