Di Cintio esclusivo: “Vi racconto la mia Cina”
28/04/2016 | 22:35:00

L’asse Italia-Cina come possibile chiave di volta per consolidare entrambi i movimenti. A gennaio le operazioni Guarin e Gervinho, ceduti da Inter e Roma – rispettivamente – a Shanghai Shenhua ed Hebei Fortune, in questi frenetici giorni di primavera la doppia trattativa che vede coinvolte le società meneghine, con Silvio Berlusconi sempre più propenso a cedere la maggioranza del Milan, mentre il “dirimpettaio” Erick Thohir vorrebbe farsi semplicemente affiancare dal gruppo Suning (interessato ad una quota di minoranza del club nerazzurro) cui fa già capo il Jiangsu, altro munifico sodalizio cinese protagonista del mercato di gennaio con gli acquisti da urlo dei brasiliani Alex Teixeira e Ramires.
Ma non solo, perché questi sono anche stati i giorni della trasferta in terra d’oriente dell’avvocato Cesare Di Cintio, figura di spicco nel settore del diritto sportivo con il suo studio DCF Sport Legal. Ecco cosa ha dichiarato al riguardo il legale bergamasco nell’intervista rilasciataci in esclusiva per il nostro sito:
“Il viaggio a Shanghai è stato molto interessante, da inquadrare nell’ambito di un nostro progetto volto a instaurare collaborazioni professionali con i club della Chinese Super League, parlo di attività di assistenza legale nell’ambito dei trasferimenti dei giocatori e non solo. I due principali club della metropoli, Shanghai Shenhua e SIPG, sono realtà ormai consolidate. La prima, al di là dei recenti colpi Guarin e Oba Martins, in tempi non sospetti fu tra le prime società cinesi ad ingaggiare elementi di respiro internazionale, Drogba e Anelka. Mentre la seconda, allenata da Sven-Goran Eriksson, al proprio interno vanta profili come l’ex Udinese Asamoah Gyan, il brasiliano Elkeson strappato al Guangzhou e l’argentino Dario Conca. Quest’ultimo da anni è tra i calciatori più pagati al mondo. Ecco, diciamo che in quest’ottica i club cinesi possono perfezionare le strategie, per ottimizzare al meglio i grandi flussi di denaro a disposizione. Credo che la via sia anche quella di dare indicazioni su come investire correttamente, in quello loro cercano di apprendere nell’ambito della consulenza manageriale internazionale. Il modello italiano piace, infatti ci sono stati anche incontri in seno alla Federazione, tesi a capire come poter prendere spunto se non replicare il modello di management che caratterizza le nostre società di calcio”.
A livello di organizzazione societaria e strutturale che realtà ha trovato?
“Loro spendono parecchio per la prima squadra, lo abbiamo visto, su altri aspetti però sono ancora allo stato embrionale. Ad esempio penso al settore giovanile, al marketing ed alla comunicazione. Per quanto riguarda le strutture, a Shanghai ho trovato una realtà eccezionale, che nulla ha da invidiare ai top club europei. Il centro sportivo dello Shenhua ha 10 campi di allenamento più un piccolo stadio da 3000 posti per le partite della seconda squadra, oltre a piscina, ristorante e quant’altro. Oltretutto, essendo una città molto umida, spesso si allenano in un bellissimo campo al coperto sul sintetico. E quello strutturale è un dato fondamentale, la Federazione è ambiziosa, ha capito che, potendo pescare su un bacino numericamente enorme (nel 2013 la popolazione ammontava a 1,357 miliardi, ndr), anche nel calcio la Cina può potenzialmente essere competitiva come in altri sport, mettendo a disposizione i mezzi per migliorare in sede di formazione. Il loro obiettivo è quello di qualificarsi bene ai Mondiali del 2022 in Qatar, più in generale si percepisce la voglia di iniziare ad esprimersi a livelli migliori. Oltretutto viene tutelata l’identità del movimento, perché i club possono tesserare al massimo 5 stranieri, nello specifico un asiatico e quattro extracomunitari. E di questo, a lungo termine, la Nazionale non potrà che trarne giovamento”.
Se da una parte i cinesi hanno deciso di sviluppare il loro calcio, dall’altra guardano a Inter e Milan…
“Sì e io credo che questo tipo di asse negli anni potrebbe dare frutti sostanziosi. Va salutata come un’occasione importante, perché dalla Cina sono disposti ad investire capitali anche al di fuori dei loro confini. E il nostro calcio ha bisogno di nuove risorse. Ma vale anche il contrario, nel senso che magari imprenditori italiani a loro volta potrebbero scommettere su un calcio in espansione. La Champions League asiatica è in crescita, adesso vi partecipano anche le migliori squadre australiane e fra diritti tv, pubblicità e ticketing gli introiti iniziano ad essere considerevoli”.
Jody Colletti Twitter: @JodyColletti