Dai dilettanti all’olimpo: Di Massimo insegue Torricelli

19/10/2015 | 19:00:00

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Gavetta, questa (ormai) sconosciuta. Nel calcio frenetico di oggi non c’è più tempo, l’ansia da risultato o da “talent scout ad ogni costo” può portare a lanciare in orbita calciatori (ma anche tanti allenatori) senza un minimo di esperienza, a forte rischio bruciatura. Oppure può verificarsi il fenomeno opposto, con ragazzi di valore lasciati in naftalina nei vivai perché reputati non ancora pronti, quando magari altrove certi loro pari età hanno già accumulato presenze nella Nazionali maggiori. Servirebbe un equilibrio, ma non tutte le società sembrano rendersene conto e magari pensano che basti mandare a girovagare in prestito i prospetti, senza ponderare bene le destinazioni. Tutto ciò premesso, c’è anche chi arriva tardi nel calcio che conta, perché di gavetta ne ha fatta troppa, e chi invece riesce a bruciare le tappe, essendo dotato di mezzi tecnici di livello superiore.

È il caso di Alessio Di Massimo, l’esterno offensivo classe 1996 che sta facendo benissimo all’Avezzano, in Serie D, ma di proprietà del Sant’Omero, società abruzzese del campionato di Promozione che la scorsa stagione lo aveva mandato in prestito in Eccellenza all’Alba Adriatica e quest’anno gli sta facendo fare un’esperienza nella categoria immediatamente superiore, seguendo un percorso di crescita coerente. Ebbene, Di Massimo ha stregato addirittura la Juventus, che presto dovrebbe stringere i tempi per definire l’operazione.

E non sarebbe di certo il primo calciatore a passare direttamente dai dilettanti alla Serie A, dalla porta principale per giunta. Restando in ambito bianconero, impossibile non menzionare Moreno Torricelli. Fino agli inizi del 1992 il terzino lavorava come falegname in una fabbrica di mobili della Brianza e, nel tempo libero, scorrazzava nell’allora Interregionale con la Caratese. Poi un’amichevole contro la Vecchia Signora, sul finire dell’era Boniperti, gli cambiò la vita: venne acquistato dalla Juve per 50 milioni di lire e vinse tutto, Champions League e Coppa Intercontinentale comprese. Altri calciatori invece in A ci arrivarono gradualmente, ma sempre partendo dalla D o categorie ancora inferiori: è il caso di Giuseppe Biava, messosi in luce con l’Albinese per poi scalare la vetta e approdare nella massima serie all’età di 27 anni (Palermo, Genoa, Lazio e Atalanta le squadre che hanno visto protagonista il difensore attualmente svincolato); Christian Riganò, che da Lipari e Igea Virtus spiccò un volo progressivo verso l’olimpo vissuto con Fiorentina, Empoli, Messina e Siena; Davide Moscardelli, il bomber dalla celeberrima barba, partito dalla Maccarese e sbarcato in Serie A grazie al Chievo (due stagioni e mezza prima di passare al Bologna) quando aveva già valicato il confine dei 30 anni. Tutti casi emblematici. E il quadro, c’è da scommetterci, si aggiornerà ulteriormente.