Ciao Mimmo, Direttore dei miei sogni avverati: ti devo tutto
20/11/2025 | 11:37:20

Gli devo tutto. Domenico Morace ci lascia a 82 anni, non stava bene e mi avevano già avvertito – qualche settimana fa – che la salute non era più quella di prima. Queste parole mai potranno prendere il posto di ricordi che resteranno indelebili. Gli devo tutto perché è stato il mio primo direttore al Corriere dello Sport, lo stesso che mi ha assunto. Il direttore h24 che non torna più, che ha rispettato il prossimo in prima e in ultima pagina (e che per questo andrebbe ricordato, ma come si deve, in prima e non in ultima o penultima pagina), che faceva i giornali (soprattutto li vendeva) e non le guerre come disse lui diversi anni fa: “Ci sono giornalisti che hanno dimenticato sintassi e consecutio e redazioni che sembrano competizioni tra bande. Non si può leggere un giornale in cui il congiuntivo è un optional”. Mimmo aveva preso casa a 200 metri dal suo bunker di piazza Indipendenza a Roma, una priorità perché alle 8 del mattino doveva già essere in redazione: rapida rassegna stampa e poi mille idee per il nuovo giornale, magari buttando giù dal letto chi doveva partire per un’inchiesta, un’intervista, uno scoop, una partita. Memorabili i suoi cazziatoni quando un errore era figlio della superficialità, dell’improvvisazione o della distrazione: ti inchiodava per un minuto, ti chiedeva spiegazioni, non ti faceva respirare. Era esigente, soprattutto al giornale c’era e l’edicola premiava. Un direttore che oggi raramente trovi, una differenza enorme di qualità e spirito di gruppo, il “noi piuttosto che l’io” alla larga da egoismi personali. Mimmo viveva idealmente dentro le rotative di una volta, ogni tanto qualche comparsata in tv al Processo di Biscardi, ma sempre in nome del suo amatissimo Corriere. La Calabria nel cuore, la bellissima esperienza alla direzione de “Il Domani” dopo aver guidato il “Guerin Sportivo”.
Gli devo tutto perché mai dimenticherò le telefonata dell’agosto del 1988: “Ti assumo, sto svecchiando il giornale, promettimi che arrivi qui per pensare solo al tuo lavoro. Devi darmi il 100 per cento. Anzi di più perché sei reggino come me e avrai i riflettori addosso”. Mi ha portato a Roma mandandomi in giro per basket e pallavolo, era già andato via – qualche anno dopo – quando Italo Cucci (il direttore di carta stampata che più mi ha arricchito professionalmente) mi chiese di passare al calcio. L’estate a Condofuri, le cene con gli amici, la semplicità di una volta e che non torna. Abbraccio con affetto la famiglia, a partire dai colleghi Daniele e Luciano, porgendo le condoglianze più sentite.
Riposa in pace, Mimmo. Ti devo tutto: le parole non bastano – non servono – per spiegare l’eterna gratitudine.