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JOLLY: Manuel Iori, il dna del leader

Una carriera caratterizzata dalla costante ascesa dai campionati minori fino alla massima serie, a lungo considerato “soltanto” un gregario, un elemento prezioso in mediana, un tassello in grado di contribuire con un buon bagaglio di esperienza e gavetta alle sorti della propria compagine.

Spesso le cronache, le luci dei riflettori tendono a restare ben lontane da chi, come Manuel Iori, è abituato a combattere, dettare i tempi e a trascinare i compagni affinchè si possa uscire dal campo sempre a testa alta a prescindere dal verdetto sancito sul campo. Obiettivi da raggiungere non soltanto con sostanza e un fondamentale lavoro sporco, ma con visione di gioco, personalità e senso della posizione.

Se il sorprendente Cittadella si ritrova in testa al torneo cadetto con la bellezza di 18 punti in 7 gare e un incredibile cammino esterno con 4 successi in altrettante gare, una parte del merito va attribuita anche al faro del centrocampo, elemento fondamentale per gli equilibri della squadra di mister Venturato,  essendo il metronomo della manovra e il tassello utile a tenere botta davanti alla difesa nei momenti di maggiore forcing avversario, come accaduto ad Avellino e Trapani.

All’interno di prestazioni nel complesso già ampiamente sopra la sufficienza, Iori ha avuto regalare e regalarsi la ciliegina sulla torta, scrivendo il proprio nome nel tabellino dei marcatori e ha deciso di usare l’inchiostro nel momento topico di una sfida ricca di insidie e dominata dall’equilibrio. Un bolide da fuori con la sfera che si è insaccata nel set rendendo inutile l’intervento di Guerrieri ha portato i veneti in vantaggio nel fortino del Trapani, un episodio determinante affinchè fosse possibile conquistare nel sofferto finale tre punti dall’enorme peso specifico.

Il Cittadella può contare su un organico dall’età media piuttosto bassa, una formazione e un ambiente ideali per far crescere e maturare giovani talenti senza grosse pressioni, in un contesto simile risulta fondamentale poter contare su un elemento d’esperienza del calibro di Iori, in particolare nella delicata zona nevralgica del campo. Un attimo dopo il goal realizzato a Trapani ecco la carica per spronare i compagni a non mollare un centimetro, a non abbassare il livello di concentrazione, a rendersi conto che la partita sarebbe stata ancora molto lunga.

Qualità da leader, senatore, uomo spogliatoio, per chi nell’estate 2015 è tornato a distanza di sei anni in quel Cittadella sempre pronto a sorprendere l’intero panorama calcistico, per non lasciare nulla di incompiuto. I rimpianti non rientrano infatti nel dna di chi è abituato a prendere in mano il proprio destino.

Diego Anelli Direttore www.sampdorianews.net

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