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Personaggio del giorno
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Ederson, l’erede di Juninho spiega le ali

 

Date loro un pallone, e giocheranno per ore. Ovunque. I brasiliani sono così: spiaggia, terra o cemento, l’importante è divertirsi. Ed è proprio così che affinano la loro tecnica e prendono padronanza con quello che potrebbe diventare il loro futuro strumento di lavoro. Come nel suo caso: inizi a dribblare per le strade di un paesino vicino San Paolo, e finisci col ritrovarti in mano le chiavi del centrocampo della Lazio. Decisamente niente male, come percorso…

E la macchina da guidare ha cinque anni di garanzia. Tanto, infatti, dura il contratto del proprietario: Ederson Honotrato Campos, per tutti semplicemente Ederson. Così lo chiamano a Parapuã, 11.000 anime ed una grande passione per il calcio. La stessa che spinge il centrocampista classe 1986 ad impegnarsi al massimo pur di sfondare. E l’occasione gli arriva nel 2003, quando – dopo esser cresciuto nelle giovanili dell’Rs Futebol – vince con la maglia verdeoro il Mondiale Under 17 in Finlandia. 

Un trionfo che lo porta nel 2004 all’Internacional de Porto Alegre. Altro giro, altro trofeo, ovvero lo scudetto nel campionato Gaucho. Due competizioni, due vittorie: decisamente niente male come inizio…

Ed il prosieguo sarà magari meno vittorioso, ma decisivo per la sua carriera. Da buon brasiliano, infatti, Ederson decide di emigrare in Europa per crescere ulteriormente. Destinazione: Francia. Più precisamente, Nizza, che lo acquista in prestito dopo averlo visto all’opera non tanto dal vivo quanto su filmati e quant’altro. Una sorta di acquisto in busta chiusa, dunque. Ma azzeccato: esordio nel febbraio 2005 e prima rete alla sua terza apparizione con gli “aquilotti”. Di cui veste la maglia per 91 volte, andando a segno in 16 occasioni. 

Tre stagioni in cui attira l’interesse di moltissime squadre di prima fascia, in primis Manchester United e Real Madrid. Ma lui non vuole lasciare la Francia. E viene accontentato: trasferimento al Lione, che lo aveva acquistato per circa 15 milioni di euro già nel gennaio 2008 salvo poi lasciarlo per altri sei mesi al Nizza. 

Arriva, e gli affibiano subito un’etichetta tanto importante quato scomoda: è lui, in quanto trequartista, l’erede designato di Juninho Pernambucano, uno che faceva girare la squadra e pennellava punizioni con facilità e naturalezza. Il compito è gravoso, ma Ederson riesce a sostituirlo degnamente: 82 presenze ed 11 reti, ed una Coppa di Francia all’attivo. 

L’ultimo trofeo prima della rescissione. E dell’inizio della nuova avventura. Ancora con degli “aquilotti”. Niente di più azzeccato, per volare in alto…

 

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