Cristina Cellai, moglie di Davide Dionigi

Davide Dionigi lo conoscono tutti, attaccante di numerosissime squadre e da due anni allenatore del Taranto dove è stato  protagonista di una promozione soffiata sulla carta ma conquistata sul campo.Cristina Cellai, moglie di Davide, la conoscono tutti, pure. Di una bellezza che ti rapisce, non è un caso se è arrivata seconda a Miss Italia nel 1998 e l’anno dopo ha conquistato il secondo posto a Miss Europa. Un passato da modella, ha partecipato a Scommettiamo che,  è stata letterina nel fortunato programma Passaparola di Gerry Scotti. Non tutti, però, la conoscono per ciò che sta dietro la sua bellezza: una semplicità che ti spiazza, un sorriso che ti conquista, una disponibilità imbarazzante. Veramente una bella persona.



La tua carriera era su una rampa di lancio. Conosciuto Davide, abbandoni tutto. E’ stata una tua scelta?Ti sei mai pentita?

Me lo ha chiesto Davide di lasciare il lavoro. Per me non è stata affatto una scelta subita ma condivisa. Lui mi voleva accanto sempre ed io avevo lo stesso desiderio. Volevamo costruire qualcosa d’importante, il nostro era un progetto di vita che si chiama famiglia. La mia carriera mal si conciliava con questo progetto. Mi avrebbe tenuta, molto spesso, lontano da una casa che già non è una fissa dimora.    



Te ne sei mai pentita o hai mai pensato di ricominciare?

Quando le scelte sono ragionate, motivate da sentimenti forti, non lasciano spazio ai se e ai ma. Si deve rinunciare sempre a qualcosa, la vita è fatta di priorità. Né ho mai pensato di ricominciare perché se prima con Davide-calciatore la quotidianità era impegnativa ora da allenatore lo è ancora di più. Le responsabilità sono maggiori, il carico di lavoro più gravoso. E’ importante che a casa trovi sempre un punto fermo, un’ancora. E’ importante per lui e per i bambini.



Il lavoro di Davide rimane fuori dalla porta di casa o al contrario si discute insieme?

Assolutamente no. In casa entrano insieme. A me non dispiace perché è bello condividere tutto con lui, anche il lavoro. Davide, però, è uno viscerale, quindi a volte carica troppo le situazioni e mi tocca frenarlo, tirarlo su, esortarlo a non prendersela. Più esaltante è  condividere le gioie di una vittoria, e lì, invece,  coinvolgiamo anche i bambini, Arianna e Francesco.

Arianna e Francesco hanno mai detto:”Ma papà non potrebbe fare un altro lavoro?”

Francesco no, forse è ancora piccolo. Arianna, 9 anni, invece, a volte si lamenta oppure si sfoga con me. Spesso, magari dopo una sconfitta, Davide non ha più voglia di uscire e lei ci rimane male perché i programmi sono cambiati. Oppure, dopo aver trascorso l’estate a casa nostra, nel Chianti, la fa soffrire l’idea di ripartire, di cambiare città, casa, scuola, amici, di allontanarsi dal resto della famiglia. Allora si sfoga dicendo:”Ma il papà non può lavorare qui, così restiamo a casa nostra?”. Ma sono solo momenti, lei è spettacolare, ha una forza nel non farci pesare queste situazioni. Certo, noi l’aiutiamo molto, sottolineando tutti gli aspetti positivi: visitiamo nuovi posti, facciamo nuove conoscenze.

I bambini hanno mai reclamato una vita “normale”?

Possiamo ritenerci fortunati perché ovunque Davide sia andato siamo sempre stati accolti molto bene. Non conosciamo contestazioni fuori dal campo, ma abbiamo sempre sperimentato l’affetto della gente che si esprime diversamente a nord e a sud. A Taranto sono spettacolari, ti travolgono con simpatia. Vi racconto un aneddoto: quest’anno Davide accompagnava a scuola Arianna. Qui era assediato non da giornalisti ma dai genitori che gli offrivano diario e penna per un autografo. Ogni giorno la stessa storia. In classe ad Arianna non andava meglio, tutti i compagni le chiedevano la stessa cosa. Finché Arianna, un po’ gelosa (giustamente reclamava il papà tutto per sé prima di entrare a scuola) ha avuto un’idea geniale. Ha chiesto a Davide di apporre la sua firma su carta velina. Noi ci siamo arrabbiati moltissimo perché pensavamo volesse utilizzarla per false giustificazioni. Non avevamo capito nulla! Voleva darla ai suoi compagni, avrebbero copiato l’autografo e non avrebbero più importunato il suo papà. La profondità dei bimbi è disarmante!

Per concludere, pensi che Davide, a causa del suo lavoro, si sia perso qualche momento irrecuperabile della vostra vita familiare?

No, Davide è un papà molto presente e affettuoso. Quando sono nati i nostri figli era accanto a me, quando abbiamo bisogno l’uno dell’altra ci siamo sempre. E’ ciò che chiamiamo famiglia, era il nostro progetto quando ci siamo incontrati.