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Sprofondo orange: dal calcio totale ai tre tulipani. Fino alla crisi nera di oggi

28.03.2017 | 00:01

L’amichevole dell’Amsterdam Arena di questa sera, che vedrà impegnata la nostra Nazionale, ci offre lo spunto per una disamina sull’attuale momento attraversato dal calcio orange, in crisi nera dopo aver sempre rappresentato una delle scuole più prestigiose su scala mondiale.

Stiamo parlando dell’Olanda, patria di quel calcio totale che tra gli Anni 60 e 70 rivoluzionò in maniera pressoché copernicana la storia del pallone. Merito del genio di Rinus Michels e dei suoi adepti, capitanati da Johan Cruyff con Krol e Neskeens fidi scudieri. Un ciclo che avrebbe meritato trionfi in serie anche a livello di Nazionali (oltre a quelli raccolti da Ajax e Feyenoord in patria e in Europa), invece arrivarono le beffe delle due finali mondiali perse nel 1974 e 1978, rispettivamente contro Germania Ovest e Argentina. Non andò meglio nel 2010, quando la rappresentativa di Van Marwijk centrò il triste tris, cadendo all’ultimo atto in Sudafrica, sotto i colpi del carnefice Andrés Iniesta. Zero allori iridati per i mitici orange, un dato quasi blasfemo – se rapportato ai valori degli interpreti – ma tremendamente reale. Nel mezzo va collocata l’era dei tre tulipani del Milan, che, con il maestro Michels in panchina, portarono a casa l’unico trofeo della storia d’Olanda: l’Europeo del 1988 caratterizzato dal gol del secolo di Marco Van Basten contro l’URSS di Lobanovskij. Che Nazionale, quella che poteva annoverare oltre al cigno di Utrecht i vari Ruud Gullit, Frank Rijkaard e Ronald Koeman! Per il resto la selezione dei Paesi Bassi, pur fermandosi spesso nei pressi del Paradiso, aveva comunque ben figurato nelle competizioni che contano, pensiamo alle semifinali mondiali del 1998 e del 2014 ed a quelle di Euro 2000 (persa proprio contro l’Italia in casa ai rigori, partita entrata nella leggenda) e 2004.

Ora invece l’Olanda si ritrova all’anno zero e, e dopo aver fallito al qualificazione a Euro 2016, rischia di guardare da casa anche il Mondiale di Russia. La sconfitta in Bulgaria ha complicato maledettamente il cammino a Strootman e compagni, considerato che il secondo posto nel girone – che vale gli spareggi ed è occupato momentaneamente dalla Svezia – adesso è lontano 3 lunghezze. Quasi nulle le possibilità di poter raggiungere la Francia capolista, volata a più 6. Un ko che ha determinato l’ennesimo ribaltone in panchina: dopo l’esonero di Danny Blind, che era subentrato al dimissionario Hiddink nel giugno del 2015 (a sua volta scelto per il dopo Van Gaal nel 2014), la guida tecnica è stata affidata ad interim al vice Fred Grim, in attesa che la Federazione scelga il nuovo ct. Non serve uno stregone per comprendere i motivi dello sprofondo. Il crollo va addebitato alla voce “ricambio generazionale”. Questo sconosciuto. Van Persie ha salutato, Sneijder e Robben no ma il tempo passa anche per loro, perlomeno in termini di continuità, e così – eccezion fatta per i romani Strootman e De Vrij – l’organico nel suo complesso non è all’altezza. Non solo dei tempi migliori, ma anche dei competitor attuali. I vari Wijnaldum, Klaassen e Depay non possiedono le stigmate dei trascinatori, mentre il reparto difensivo è composto perlopiù da elementi ancora troppo acerbi, privi del minimo sindacale di malizia. I settori giovanili olandesi ciclicamente hanno sfornato talenti a iosa, ma a questo giro il meccanismo si è inceppato davvero. Servirà un nuovo profeta per il rilancio? Probabilmente sì, ma ancora all’orizzonte non si intravede alcuna sagoma.

Foto: zimbio.com