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SINISTRO CHIRURGICO, PERSONALITÀ E TRAFILA NERAZZURRA: IL PARMA SI GODE DIMARCO

Dall’Inter all’Inter, è proprio il caso di dirlo se si narra lo splendido weekend vissuto da Federico Dimarco. Una storia da raccontare, molto probabilmente uno dei tanti scherzi del destino, ma intanto il Parma si gode le gesta del terzino che a San Siro, contro il club che l’ha visto letteralmente crescere, sigla il primo pesantissimo gol in Serie A. Una rete da vedere e rivedere per bellezza, preparazione, precisione e coordinazione che sfiora la perfezione assoluta. Un missile terra-aria che si insacca alle spalle di un incolpevole e pietrificato Handanovic. Roberto D’Aversa e i suoi esultano, Luciano Spalletti un po’ meno. Nella tanto discussa – in particolar modo sui social network – esultanza di Dimarco c’è tutta la soddisfazione di chi è riuscito a dimostrare il proprio valore, a casa sua e sotto gli occhi di chi gli avrebbe potuto dare almeno una chance. Reazione più che giustificata vista anche l’importanza del match. “Se mi sono reso conto del super gol fatto? No, ancora no. Me ne sto rendendo conto adesso. Mi dispiace averlo fatto all’Inter. Non so se sia destino o altro. Penso che sia un gol meritato con il lavoro. L’esultanza poco contenuta e Handanovic? Non sto a giudicare Handanovic perché è uno dei portieri più forti della Serie A. Rispetto all’esultanza – afferma il giovane laterale nel post partita – ho fatto gol e quando ho esultato non ci credevo nemmeno io. Non sapevo cosa fare, se magari non esultare. Ho fatto undici anni all’Inter, non sapevo se fosse giusto”. Il calcio, in fin dei conti, è uno sport speciale anche per queste beffarde e contestualmente eccitanti circostanze. Il percorso di Dimarco inizia da molto lontano: nasce a Milano il 10 novembre del 1997, sin da subito si innamora di questo sport e per divertirsi rincorre un pallone per le strade di Calvairate, quartiere posto nella zona orientale della città. Il suo sinistro è caldo, chirurgico ed è impossibile non accorgersene, il suo talento merita ben altri palcoscenici rispetto ai campi di periferia e all’età di 8 anni viene notato dall’Inter, squadra per il quale ha sempre fatto il tifo. Inizialmente gioca come attaccante nei Pulcini, poi si abbassa a centrocampo e infine trova stabile collocazione nel ruolo di fluidificante. Da quel momento in poi parte la scalata verso la formazione Primavera con cui vince una Coppa Italia e un Torneo di Viareggio nell’annata 2014-2015. In quella stessa stagione, l’allora tecnico dell’Inter Roberto Mancini (presente sugli spalti sabato scorso in Inter-Parma), gli regala anche l’emozione dell’esordio in Serie A contro l’Empoli a San Siro.

Dopo aver compiuto l’intera trafila nerazzurra, nell’estate del 2016 si trasferisce a titolo temporaneo all’Ascoli in Serie B. L’obiettivo è accumulare minuti ed esperienza per tornare e avere maggiore considerazione. Nelle Marche scende in campo 15 volte dando comunque sfoggio del suo talento e nel frattempo arrivano puntuali le convocazioni nelle varie Nazionali Under. Una volta rientrato alla base, decide di accettare la chiamata dell’Empoli che gli concede poco spazio, appena 12 apparizioni. I toscani retrocedono in cadetteria e Dimarco fa ritorno a Milano, ma nuovamente per poco tempo. Il 30 giugno del 2017 il Sion lo acquista a titolo definitivo per 4 milioni di euro, il club svizzero gli fa firmare un contratto quadriennale e l’Inter si riserva il diritto di recompra fissato a 7 milioni. In terra elvetica l’approccio non è dei migliori e a complicare le cose è un infortunio rimediato durante la prima giornata di Super League: frattura del quinto metatarso del piede che comporta circa 13 settimana di stop. Al rientro in campo, però, il classe 1997 non perde affatto tempo e si rende protagonista disegnando dei calci di punizione velenosi, un autentico marchio di fabbrica, che molto spesso si trasformano in pregevoli inviti a nozze per i compagni. La stagione si conclude con 10 presenze e un gol. L’Inter decide di riportarlo a casa e lo scorso 7 agosto lo gira a titolo temporaneo, con diritto di riscatto e controriscatto a proprio favore, al neopromosso Parma. Con i ducali parte in sordina e come vice dell’esperto Massimo Gobbi: solo panchina contro l’Udinese, appena 11 minuti contro la Spal, ancora panca contro la Juventus e, nell’ultimo turno di campionato contro la “sua” Inter, entra in avvio di ripresa rivelandosi match winner e uomo partita in assoluto. Gol da cineteca che toglie la ragnatela sotto l’incrocio dei pali, esultanza irrefrenabile e tre punti per la squadra di D’Aversa. La sintesi di una giornata perfetta. Dimarco alza la voce, di fronte a chi l’ha visto crescere, sotto gli occhi del ct azzurro Mancini e fa volare il Parma che in maniera incommensurabile si gode le sue magnifiche gesta.

Foto: Parma Twitter

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