Ultimo aggiornamento: martedi' 02 giugno 2020 15:39

SARRI E I DISFATTISTI

08.12.2016 | 00:00

Adesso è troppo semplice. La notte europea del Napoli è anche la notte di Maurizio Sarri. La risposta ai soloni, ai disfattisti, a quelli che – nelle ore di vigilia – già stavano pregustando il fallimento europeo per sbatterlo spalle al muro. Come? In questo modo, un messaggio con avvertimento incorporato: se buchi a Lisbona, sprofondi in Europa League e poi non arrivi almeno terzo in campionato, ti metteranno l’etichetta da “stagione fallimentare”. E poi, e poi, e poi, ci vorrebbe anche un minimo di buon senso. E forse di buon gusto. Soprattutto bisognerebbe fare una cosa, elementare: non salire sul carro dei vincitori dopo, mantenere una certa coerenza, non giudicare semplicemente in base al risultato. Così ci riuscirebbero anche i bambini di sei anni: se vinci sei un eroe, se perdi un pirla. Non si può, se questo fosse l’andazzo sarebbe meglio dedicarsi alle parole crociate. Ma, attenzione, ci riferiamo a quelle facilitate…

Il problema di Sarri è quello di aver dovuto fare tutto e subito. All’interno di un percorso che ha previsto, nell’ordine: a) la cessione di Higuain a luglio inoltrato; b) l’arrivo di un attaccante bravissimo (Milik) che si è fermato troppo presto: c) le paturnie di un eccellente specialista come Gabbiadini che ha sofferto psicologicamente il momento con i riflettori addosso. Tre passaggi fondamentali che avrebbero schienato chiunque. Sarri ha continuato a proporre il suo calcio, guardate i numeri e – con tutto quello che è accaduto – paragonateli con quelli della scorsa stagione. Più o meno siamo lì, malgrado i suddetti problemi. Ha trovato i gol con i centrocampisti, sta svezzando e responsabilizzando pian piano i giovani. Eppure, se pareggia una partita maledetta come quella contro il Sassuolo gli attribuiscono colpe che non ha. Con la storia di Rog che non giocava lo hanno torturato un giorno sì e l’altro pure, come se lui fosse autolesionista e intendesse fare un dispetto a chissà chi. Adesso magari metteranno il disco sul mancato utilizzo di Tonelli. Perché i disfattisti, parenti dei sapientoni e cugini dei soloni, sono fatti così. Sanno distruggere quando non arrivano i risultati, non sanno chiedersi e spiegarsi perché, parlano di tattica quando ci vorrebbe un attestato di abilitazione. E poi cambiano goffamente idea se all’improvviso i risultati tornano a fare capolino. Applausi sinceri, soltanto i veri geni si comportano così.

Sarri ha sicuramente i difetti che in tanti hanno. Quando gli mettono un microfono sotto il naso talvolta va oltre perché – dipendesse da lui – abolirebbe le conferenze e penserebbe soltanto al campo. Firmerebbe domani per uno scenario del genere, semplicemente perché conosce i suoi limiti. Eppure ha dovuto sopportare giudizi trancianti. Uno su tutti: il gioco è superato, bisogna cambiare modulo, andare di 4-3-1-2 e menate di questo tipo. Come se a Pep dicessero che deve modificare la sua cultura di fare calcio, che se ha dato spettacolo, adesso è una monotonia crescente. Che barba, che noia: non Guardiola, ma quelli che parlano ad minchiam (il richiamo del Professor Scoglio, uno che avrebbe apprezzato la gavetta di Sarri, è sempre più attuale). Il Napoli è una creatura a immagine e somiglianza dell’allenatore, automatico. Se si allentasse qualche tensione tra De Laurentiis e Sarri, per il bene di tutti, qualsiasi cosa diventerebbe più semplice. Il Napoli è la semina di Giuntoli per il presente e per il futuro: quando hai Diawara, Zielinski e Rog ti godi il magistrale Hamsik (un altro che qualcuno avrebbe voluto lontano dal San Paolo per semplice incapacità di celebrare le sue qualità) e disegni con la fantasia le traiettorie più luminose se pensi a un nuovo ciclo.

Napoli è una città affascinante, con un magistrale senso di appartenenza nei riguardi della squadra di calcio. Quando Benitez andò via perché pensava al Real, poche ore dopo un bruciante ko che vanificò la partecipazione alla successiva Champions, per poco non gli stesero tappeti rosso. Assurdo. Se hai, invece, un allenatore che studia e lavora per te, pur con tutti i comprensibili errori ma con inenarrabili contrarietà da digerire, magari qualcuno fa di tutto per sbarrargli la strada. Si chiama sindrome di persecuzione, importante è smontare il giocattolo (per mille motivi o interessi) piuttosto che aiutare a rimetterlo sulla retta via. C’è chi gode anche così, portate pazienza.

Saranno ore difficili per i disfattisti, parenti dei sapientoni e cugini dei soloni. Trovategli qualcosa da fare, è molto più di un sos.

Foto: Twitter Napoli