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Sacchi: “Mancini troppo solo, serve una federazione forte”

Arrigo Sacchi parla al QS-Sport commentando il nuovo corso della nazionale affidata a Mancini: “Già un’altra volta l’Italia si appellò all’uomo del destino. Si chiamava Mussolini e sappiamo come è finita. Ovviamente non faccio paragoni. Ma dico che Mancini è troppo solo per rovesciare il mondo. Se va tutto bene, ci può mettere una pezza. Cosa servirebbe per rilanciare il nostro calcio? Una federazione forte, che metta al centro dei suoi piani i valori portanti: il merito, la qualità, il senso del collettivo. Una federazione che sviluppi una scuola, uno stile, un’identità di gioco che caratterizzino la nostra nazionale. È quello che è accaduto in Francia dopo il 1970 e in Germania dopo il 2000. Da noi oggi impera la legge della sopravvivenza, del massimo risultato con minimo sforzo. Le parole di Mancini sui giovani italiani? Questo è un altro tasto dolente. Siamo un paese che per vincere dona l’anima al diavolo, un paese che non ha un vero orgoglio nazionale. Oggi guardando certe partite non si capisce che è il campionato italiano, tanti sono gli stranieri in campo. Ai tempi del mio Milan c’erano si Gullit, Van Basten e Rijkaard ma la spina dorsale della squadra era tutta italiana. Serve un salto culturale. I presidenti devono capire che i nostri giocatori danno di più degli stranieri sul piano dell’attaccamento alla maglia, della facilità con cui si adeguano alle regole del gruppo, del senso di identità’. Anche stampa e pubblico possono fare la loro parte in questa crociata”.

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