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MANCIO AZZURRO: TREDICI TITOLI E LA VOGLIA DI RIVALSA DI UN’ITALIA INTERA

Dopo aver toccato il punto più basso della storia, fuori dal Mondiale in Russia dopo l’eliminazione ad opera della Svezia nella gestione targata Gian Piero Ventura, l’Italia del calcio aveva bisogno di aggrapparsi a uno dei suoi figli più bravi. Roberto Mancini ricalca fedelmente i criteri della Federazione e del suo commissario Roberto Fabbricini: è carismatico, e lo ha dimostrato a ogni latitudine in cui si è seduto in panchina. È bravo e, soprattutto, vincente, con 13 trofei conquistati tra Italia, Inghilterra e Turchia. Roberto Mancini da Jesi è stato anche un calciatore di ottimo livello, leader in campo e silenzioso fuori. Centrocampista, o attaccante, di tecnica sopraffina, sempre pronto a sfornare assist per il compagni. Cresce nel settore giovanile del Bologna, con cui debutta in Serie A nel 1981 segnando 9 gol in 30 presenze. Le ottime prestazioni con la maglia rossoblù gli valgono le attenzioni della Sampdoria che lo acquista l’anno seguente dando vita a una delle più belle storie d’amore che il calcio italiano possa raccontare: nelle quindici stagione con la maglia del club doriano, Mancini raccoglie 424 presenze santificate da 132 gol e una valanga di assist. Nella stagione dello straordinario scudetto blucerchiato, in coppia con il “gemello” Gianluca Vialli, contribuisce con 12 reti al successo della squadra. Le ultime tre stagioni, praticamente a fine carriera, le trascorre alla Lazio, togliendosi anche lo sfizio di vincere il secondo scudetto da calciatore coi biancocelesti allenati da Sven Goran Eriksson nel 2000. La sua carriera in Nazionale è stata piena di momenti bui, dato che lo stesso Mancini non ha quasi mai espresso a pieno il suo valore. Ai Mondiali casalinghi del 1990 è stato convocato ma non è mai sceso in campo, chiudendo con l’azzurro nel 1994 con 4 gol in 36 presenze.
La sua carriera di allenatore inizia prestissimo, come secondo della Lazio alle spalle di Eriksson, ma è alla Fiorentina che inizia a vincere. Arriva nel 2001 per sostituire il turno Fatih Terim e fa comprendere già di essere abituato ai trofei: nonostante non avesse ancora il patentino per sedere in panchina, grazie a una deroga dell’allora commissario straordinario della Federazione Gianni Petrucci, ottiene il via libera per guidare la squadra e vince la Coppa Italia. A gennaio dell’anno dopo si dimette, e in estate ritorna alla Lazio con cui firma un biennale sotto la gestione Cragnotti. In biancoceleste vince una Coppa Italia nel 2004 in finale contro la Juventus e raccoglie 102 panchine, frutto di 49 vittorie, 32 pari e 21 sconfitte. Gli ottimi risultati a Roma gli valgono le attenzioni dell’Inter, alla ricerca di un allenatore dopo una girandola di tecnici durata anni. In nerazzurro vince tutto quello che c’è da vincere in Italia: 3 campionati (di cui uno assegnato d’ufficio post Calciopoli), 2 Coppa Italia che gli valgono il record di vittorie del trofeo a pari merito con Eriksson e Massimiliano Allegri, e una Supercoppa Italiana. Con l’Inter, considerata la parentesi di ritorno biennale dal 2014 al 2016, sono 303 panchine in tutte le competizioni, con 176 vittorie, 78 pareggi e 49 sconfitte. In mezzo la parentesi felice vissuta a Manchester, sponda City, chiamato a risollevare una squadra che viveva in quegli anni all’ombra dei cugini dello United, con un grande potere sul mercato, poche idee e senza un allenatore che riuscisse ad amalgamare il gruppo. In Inghilterra Mancini trascorre quattro stagioni, dal dicembre del 2009 a maggio del 2013, regalando al popolo dei citizens lo storico scudetto del 2012, conquistato all’ultimo secondo dell’ultima giornata, una Coppa di Inghilterra e un Community Shield. In tutto, 189 panchine di cui 113 vittorie, 38 pari e 40 sconfitte. L’ultimo trofeo straniero il tecnico jesino lo conquista con il Galatasaray, che allena per un stagione nel 2013 e dove, da subentrato, riesce a conquistare un secondo posto insperato e una Coppa di Turchia in finale contro l’Eskişehirspor. L’ultima avventura, prima di essere scelto per guidare l’Italia, è stata allo Zenit San Pietroburgo in questa stagione, dove ha pagato lo scarso feeling con l’ambiente e conquistato un quinto posto in campionato.
Adesso la panchina della Nazionale, contratto di due anni, per ridare speranza e sogni al popolo azzurro che, dopo aver toccato il fondo, si aspetta di ritornare ai livelli di un tempo. Da programmare c’è l’Europeo del 2020 e, magari, il Mondiale in Qatar del 2022. Con Roberto Mancini “Re di Coppe” si può.

Foto: Twitter Mancini

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