Ultimo aggiornamento: sabato 06 giugno 2020 00:20

IO SARRI, VOI ARRAPATI

29.09.2016 | 23:55

Sarri

Io, Maurizio Sarri, vi ho appena detto che mi arrapo per qualsiasi partita. Anche alla vigilia di un’amichevole. Figuratevi a poche ore dal debutto in Champions al San Paolo. Noi, amanti del bel calcio, ti ringraziamo – caro toscanaccio – per la sincera confessione che appartiene al tuo modo di fare. Ma nello stesso tempo ti diciamo che quelli arrapati siamo noi. Noi, amanti del bel calcio, siamo consapevoli che sia difficile – molto difficile – fare meglio di Napoli-Benfica. Anche se, lo sappiamo e ti conosciamo in po’, li avresti tenuti nello spogliatoio fino a mezzanotte inoltrata per quelle amnesie degli ultimi venti minuti che non appartengono al tuo repertorio e al tuo vocabolario. Ma rilassati un po’, no?

È una richiesta impossibile. Se Sarri si lasciasse andare, verrebbe fuori un personaggio diverso rispetto allo straordinario interprete in onda su questi schermi. Il maestro di calcio. Lo stesso che ha dovuto sopportare mille pregiudizi: c’era ancora chi, qualche mese fa, parlava di Sarri in tuta e lo dileggiava. Abituato a suonare violini nei riguardi di chi si presentava in giacca a cravatta, aveva un anno e sette mesi per dimostrare la profondità e la competitività di una squadra. Invece nulla. In quel caso, zero critiche e solo alibi. In riferimento a Sarri, che sta stupendo l’Europa, il solito stereotipo per non riconoscere le sue enormi qualità didattiche. Sono gli stessi che poi si presentano il lunedì a Napoli e disturbano l’etere esaltando l’allenatore, perché dinanzi all’evidenza non sanno cosa fare. E magari una tuta dovrebbe essere spedita a casa loro per capire cosa significa lavorare davvero, senza cercare alibi, possibilmente senza fare figli e figliastri nel giudicare qualsiasi professionista.

Lo hanno aspettato al varco perché qualcuno, facilmente rintracciabile, gli aveva sussurrato che senza Higuain sarebbe stato un Napoli banale, sciatto, sciocco e inconcludente. Non è il momento di tirare le somme e di presentare bilanci, ma lui – Maurizio – ha dato una risposta che li ha lasciati stecchiti. Il problema non era sostituire Gonzalo e le pepite del Pipita, ma inventarsi un altro modo di proporre calcio con l’avvento di Milik. Guardate il Napoli di oggi: profondamente diverso, mostruosamente rinnovato, sbalorditivo per quanto propone Hamsik, per il lavoro di Mertens, per lo spartito che diventa imprevedibile. A proposito del belga: dicevano fosse un sublime esterno offensivo capace di esaltarsi soltanto quando entrava a mezz’ora dalla fine e consentiva a Insigne di rifiatare. Guardate i riscontri arrivati durante Napoli-Benfica: Mertens ha agito anche da terzino aggiunto, più o meno alla Eto’o nel periodo d’oro dell’Inter di Mourinho, sfiancandosi in un lavoro di copertura che non ha sminuito le sua sensazionali doti di spaccare la partita negli ultimi 30 metri. Si è sacrificato con naturalezza e di chi è il merito se non del fantastico equilibratore che studia ogni giorno come e quando stupire? Non a caso Mertens ha ringraziato Sarri a fine partita, lo ha esaltato tatticamente. Certi segnali non arrivano per caso, certe parole sono figlie di quanto vedi ogni giorno, allenamento dopo allenamento, minuto dopo minuto, senza soluzione di continuità. Gli invidiosi continuano a sostenere che Sarri andrà valutato quando vincerà un trofeo. Come se non bastasse l’idea che ha offerto e che continua a offrire durante ogni tappa del suo percorso. Gli invidiosi non sanno da dove è partito Sarri, cosa ha dovuto fare per portare il vento a suo favore. Gli invidiosi che parlano di acquisti ombra non conoscono Sarri se non per sentito dire. Gli invidiosi resteranno quelli capaci di celebrare un allenatore amico in doppiopetto anche se, dopo un anno e mezzo, non si capisce un tubo della sua idea di gioco. Meglio così: se fossimo tutti uguali, non avremmo letto la storia della tuta, del piagnone. A proposito: quando il Napoli avrà chi parlerà con il palazzo, come ce l’hanno tutti, allora ci si renderà conto del significato di doversi trovare da soli nell’affrontare argomenti che sarebbe comunque meglio lasciare in archivio. Almeno fino a quando non ci penserà De Laurentiis a trovare una chiave di lettura, possibilmente non con un tweet dalla Cina.

Io Sarri: mi ero arrapato non sapendo che voi lo sareste stati più di me. Per chi ama il calcio delle idee, questa è letteratura. La tuta è giusto che la indossi chi ha bisogno di una lunga corsa sui monti per fare pace con il cervello.

Foto: Napoli Twitter