Ultimo aggiornamento: mercoledi' 18 settembre 2019 20:27

FISICO DA INGLESE E PIEDI DA SPAGNOLO: FERNANDO LLORENTE, EL REY LEON PER IL NAPOLI

31.08.2019 | 11:22

È già in Italia, Fernando Llorente, pronto a incominciare la sua seconda esperienza in Serie A dopo il biennio 2013/15 alla Juventus. Sbarcato a Roma, l’attaccante spagnolo firmerà a breve un contratto biennale da 2,5 milioni più 500 mila euro di bonus con il Napoli di Carlo Ancelotti. Il tecnico azzurro ne ha parlato così in conferenza: “È un profilo diverso da quelli che già abbiamo, quindi può aumentare il livello qualitativo del nostro attacco”. In effetti, El Rey Leon – come lo hanno soprannominato anni fa i tifosi dell’Athletic Bilbao – è un giocatore con caratteristiche peculiari. Alto 193 centimetri, Llorente ha le classiche virtù di un centravanti di peso: è forte fisicamente, abile nel gioco aereo e sa come proteggere la palla per permettere ai suoi compagni di salire e inserirsi. Non è però solo questo. Francesco Guidolin, suo ex-allenatore allo Swansea, lo ha definito un centravanti classico con stazza da inglese ma tecnica da spagnolo e lui stesso ha concordato: “La mia qualità da piccolo erano i piedi – ha detto ad HJ MagazinePoi però sono cresciuto tanto e mi sono dovuto adattare alle trasformazioni del mio fisico. Inevitabilmente si perde in velocità, ma per fortuna sono riuscito a mantenere la destrezza che la natura mi ha dato”. Emblematici in questo senso anche i giocatori presi a modello dallo spagnolo nel tempo: da ragazzo si ispirava a Romario, Stoichkov, Laudrup, Ronaldo; più avanti invece il suo riferimento è diventato Ibrahimovic.

Il calcio per me è sacrificio, passione e molto amore. È ciò che ho fatto per tutta la mia vita e quello che mi piace fare di più” (Mundo Deportivo). Fernando Javier Llorente Torres nasce il 26 febbraio 1985 in una clinica di Pamplona, Navarra, nella quale lavorava sua zia. La sua famiglia vive però a Rincon de Soto, un paesino di 3500 abitanti nella provincia della Rioja, ed è lì che anche lui trascorre i suoi primi anni. Sua madre è casalinga, suo padre è macellaio e gli trasmette una forte passione per i tori che, a un certo punto, gli fa anche pensare di voler diventare un torero da grande. Il richiamo del calcio è però per il giovane Fernando come il canto delle sirene e così a 9 anni entra nelle giovanili del Funes e subito dopo in quelle del River Ebro. Le sue prestazioni e i suoi gol alimentano la sensazione che ci si possa trovare davanti a un craque e la voce arriva fino a José Marìa Amorrortu, allora direttore sportivo dell’Athletic Bilbao, che lo va a vedere in un torneo e se ne innamora. Parla con la famiglia del ragazzo e strappa una accordo. “Il primo anno andavo solo alle partite – ricorda Llorente in un’intervista a El Mundo – “in quello successivo andai invece a vivere a Bilbao e mi misero in una famiglia di conoscenti di Amorrortu. Essendo così piccolo, è stata un’ottima scelta inserirmi prima in una famiglia, perché assomigliava molto allo stare con i miei genitori. E infatti con questa famiglia ho un bellissimo rapporto”. Dopo due anni, Fernando si trasferisce con gli altri ragazzi della cantera basca a Lezama e lì cresce di categoria in categoria.

La stagione 2003/04 è importante per l’attaccante, perché per la seconda volta nella sua carriera esce dalla propria comfort zone: appena diciottenne, si trasferisce in prestito al Baskonia, squadra satellite dell’Athletic che militava nella Tercera Division. Lì firma 12 reti in 33 gare, meritando così la prima chiamata con la Nazionale spagnola U17. Al rientro alla base, Llorente gioca per un primo periodo con la formazione B basca per poi unirsi ben presto alla prima squadra. Il 16 gennaio 2005, a 19 anni e 10 mesi, un certo Ernesto Valverde gli concede l’esordio in Liga contro l’Espanyol e nello stesso anno viene convocato nelle selezioni U20 e U21 della Roja. La sua centralità nell’Athletic cresce di stagione in stagione e nel 2007/08 diventa un titolare fisso della formazione di Joaquin Caparros. Proprio nel 2008 arriva anche la prima chiamata e l’esordio con la Nazionale spagnola maggiore, con la quale due anni più tardi vince i Mondiali in Sudafrica e dopo quattro gli Europei di Polonia-Ucraina. In questo lasso di tempo, per quattro stagioni consecutive, si afferma inoltre come miglior marcatore della propria squadra.

A quel punto, però, il classe ’85 decide di dare una svolta alla propria carriera e decide di non rinnovare il contratto in scadenza un anno più tardi con la squadra a cui è stato legato dai 10 anni. Nella stagione 2012/13 viene messo quasi completamente da parte in virtù di tale scelta, ma a gennaio trova l’accordo per il trasferimento a parametro zero alla Juventus che ha vinto l’ultima Serie A e si appresta a vincere il suo secondo scudetto consecutivo. A Torino arriva il giugno seguente assieme a Carlitos Tevez, con il quale comporrà una coppia d’attacco complementare e letale nel successivo biennio, e il 2 ottobre sente per la prima volta dal vivo la musichetta della Champions League. Con le 16 reti messe a segno nella sua prima stagione in Serie A diventa il suo recordman spagnolo, poi però nella seconda annata bianconera perde gradualmente il posto da titolare in favore di Alvaro Morata. A giugno, dopo 92 presenze e 27 gol totali, si svincola dalla Juventus.

Nella stagione 2015/16 passa allora nuovamente a zero al Siviglia dove, pur partendo per gran parte del tempo dietro a Kevin Gameiro nelle gerarchie, vince l’Europa League. Al termine della stagione gli inglesi dello Swansea lo portano in regalo al nuovo tecnico Francesco Guidolin per una cifra inferiore ai 6 milioni di euro. In Premier League segna 15 reti in 33 gare, quasi una ogni due, e in estate il Tottenham lo acquista per una cifra vicina ai 15 milioni. Per due stagioni, lo spagnolo assume il ruolo di vice-Harry Kane e trova spazio più spesso negli spezzoni finali di gara o nelle coppe. A 34 anni, però, El Rey Leon si sente ancora un calciatore a tutti gli effetti: “Non ho ancora pensato a cosa succederà dopo – ha detto a Mundo Deportivomi viene difficile perché mi sento ancora molto dentro la professione. È vero che gli ultimi anni volano via, ma quando arriva il momento di appendere gli scarpini al chiodo lo saprò. Mi piace il mondo della moda, mi diverte. Ma c’è tempo ancora”. Per ora, gli basta guardare le serie tv di cui è patito nel tempo in cui non si trova su un campo da gioco. Perché Fernando Llorente ha ancora tanto da dare, e ha deciso di darlo con la maglia del Napoli.

Foto: twitter personale