Ultimo aggiornamento: sabato 08 agosto 2020 10:57

ESTRO, RAPIDITÀ E CONCRETEZZA: DANIEL BESSA, SAMBA ALL’ITALIANA

19.12.2017 | 09:25

Sono trascorsi due giorni, ma ancora l’eco della disfatta rossonera al Bentegodi continua a propagarsi. Questa volta, rispetto al 1973 ed al 1990, non c’erano in ballo scudetti, ma il pesantissimo 3-0 rimediato dal Milan nella sempre più fatal Verona ha avuto l’effetto di un petardo in chiesa, quantomeno dal punto di vista mediatico. Fino a domenica il Diavolo aveva perso “soltanto” con le prime 6 della classifica, sconfitte arrivate tutte sotto la gestione Montella, ma il tris patito nella città di Romeo e Giulietta ha verosimilmente rappresentato, per la disperazione di Gattuso, il punto più basso di questa stagione disgraziata, partita tra mille aspettative – dopo i fuochi d’artificio sul mercato – e sviluppatasi tra un disastro e l’altro. I rossoneri, dopo aver consentito al Benevento di centrare il primo (e sinora unico) punto in campionato con il gol beffa di Brignoli, loro malgrado son tornati ad incidere indirettamente sulla zona retrocessione. Già perché, al di là del prestigio i tre punti per il Verona sono stati di vitale importanza alla luce delle contestuali vittorie di Spal, Crotone e Sassuolo, con il Genoa a strappare un prezioso pareggio all’Artemio Franchi di Firenze. In coda, escludendo il Benevento, si sta formando un mini campionato di sei squadre (Cagliari compreso), al momento racchiuse in soli 4 punti; fermo restando che all’interno di questo gruppo ci sono formazioni che sulla carta hanno tutte le possibilità di tirarsi fuori il prima possibile dalla bagarre salvezza.

Ad ogni modo, tra i grandi protagonisti dell’exploit scaligero, troviamo indiscutibilmente Daniel Bessa. Pecchia inizialmente lo aveva lasciato in panchina, ma il problema occorso a Valoti gli ha spalancato le metaforiche porte del rettangolo verde già al 22’ del primo tempo. Evidentemente era destino. Dopo l’incornata di Antonio Caracciolo, valsa il momentaneo 1-0, la scena se l’è presa interamente l’italo-brasiliano. Prima con il preciso assist per la combinazione tutta mancina con Kean, in occasione del raddoppio, poi Daniel si è messo in proprio andando a raccogliere – ed a tramutare in rete con un tocco chirurgico di destro – lo il cioccolatino recapitatogli dall’infaticabile Romulo. Mancava questo gol, il primo in Serie A, al ragazzo di San Paolo (munito anche di passaporto italiano, nel 2012 fu convocato nell’Italia Under 18 senza però scendere in campo) che la scorsa stagione aveva abituato tutti benissimo, andando a segno ben 8 volte in 41 presenze: straordinario protagonista dell’annata conclusasi con l’immediato ritorno dell’Hellas nella massima serie. Daniel Sartori Bessa nasce a San Paolo il 14 gennaio del 1993 e cresce col pallino del futsal, il calcetto, iniziando a formarsi però anche a 11 nel Coritiba, per poi approdare nel vivaio dell’Atletico Paranaense. Qui, nel 2008, lo scova l’Inter che lo porta in Italia all’età di 15 anni. Daniel completa la trafila nel settore giovanile nerazzurro e si mette in luce con la Primavera di Stramaccioni, segnando oltretutto in entrambi i derby della Madonnina, un bel vizietto il suo.  Dopodiché la rottura del crociato ne condiziona la carriera proprio in fase di decollo. Superato il grave infortunio, il centrocampista inizia a girovagare in prestito, Vicenza, Olhanense, Sparta Rotterdam: sostanzialmente due anni persi, con pochissime presenze all’attivo. La stagione 2014-15 è stata la sua prima da professionista ad alti livelli, a Bologna con allegata promozione in Serie A e prima rete italiana, al Frosinone. L’anno seguente la Beneamata lo manda ancora a giocare, Daniel è tra i pochi a salvarsi in quel Como che retrocede malamente in Lega Pro, a fine campionato il suo bottino parla di 3 reti in 36 presenze. Nell’estate del 2016 la svolta: altro trasferimento a titolo temporaneo, al Verona, ma questa volta con obbligo di riscatto che si concretizza puntualmente alla diciottesima presenza. In estate il club di Setti gli ha rinnovato il contratto nel 2021, adesso – alla soglia dei 25 anni – Dani è chiamato al definitivo salto di qualità. Il repertorio tecnico è di prim’ordine, Daniel gestisce da sempre il pallone con personalità, si sacrifica e ruba palloni, organizza la manovra, verticalizza, assiste i compagni, tira (anche dalla distanza) e segna, grazie all’innata capacità di aggredire gli spazi. Al dna calcistico brasiliano, Dani, è riuscito ad abbinare i “correttivi” tattici italiani che lo hanno reso un centrocampista moderno ma concreto, impiegabile da regista ma anche sulla trequarti o spostato sull’esterno, in modo da esaltare comunque la rapidità figlia del relativo phisique du role (173 cm per 65 kg). A due giornate dal termine del girone d’andata, Daniel si è finalmente sbloccato: la sensazione è che la salvezza del Verona passerà anche dalle sue giocate. Samba all’italiana.

Foto: sito ufficiale Verona