Ultimo aggiornamento: mercoledi' 16 ottobre 2019 00:23

De Zerbi: “Sassuolo, Juve o Real sempre a modo mio. Ringrazio Guardiola per i complimenti. Io non vivo per il risultato, ma…”

07.02.2019 | 11:48

Roberto De Zerbi, allenatore emergente del Sassuolo, ha rilasciato una lunga intervista sulle pagine del Corriere dello Sport. Queste alcune sue dichiarazioni: “Tanti allenatori vivono solo per il risultato, io no. Se dovessi dare tutto quello che do solo per il risultato sarei un coglione. Piuttosto mi fa impazzire vedere una mia squadra in campo non organizzata e non motivata. Io lavoro a tempo pieno sui rapporti, sulla testa dei miei giocatori, su come migliorare sempre. Alla ricerca del dettaglio. Qui a Sassuolo sono a mio agio, nel mio habitat. Faccio il lavoro che amo e lo faccio come voglio io. Sono tranquillo nella non tranquillità, perché faccio bene quando sono stressato, quando sono posseduto. La mia carriera da calciatore? Da calciatore ho avuto quello che meritavo, probabilmente non avevo le qualità per fare di più. Quando riuscivo ero super, quando non riuscivo mi giravano le palle e mi inabissavo. Ero un fantasista con la testa da incontrista, ero strano nel rapporto con gli allenatori o li amavo e mi buttavo nel fuoco per loro, come per Marino o Mandorlini, o andavo allo scontro. Foggia? Foggia era la mia piazza ideale. Ci ho passato 5 anni tra calciatore e allenatore. Lo Zaccheria pieno è come intendo io il calcio. Passione pura. Perso lo spareggio per la B potevo andare in A con il Crotone, ma scelsi di restare, non potevo lasciare i miei compagni di viaggio in C per andarmene in A. Arrivai allo scontro con la dirigenza e mi hanno mandato via prima che iniziasse il campionato. Tornassi indietro non rimarrei. Posso stare in qualsiasi mondo, Sassuolo, Juventus o Real Madrid. Ma a modo mio. Io so stare nelle regole, non sono un anarchico, ma le regole le devo determinare io. Ringrazio Guardiola che mi ha elogiato pubblicamente e da un lato mi fa piacere che si paragoni il mio calcio al suo. Ma io vivo sempre come uno che da qui a due settimane potrebbe essere esonerato. Non mi sento arrivato, resto un uomo in trincea, mi faccio sempre mille domande. Un giocatore che vorrei allenare? Verratti sicuramente. Ne ho uno simile in squadra: Sensi. Giocatori che hanno il coraggio delle idee, sanno come inventare calcio e uscire dalle situazioni complicate”.

Foto: Sassuolo Twitter