Ultimo aggiornamento: martedi' 22 ottobre 2019 15:44

DALLA VOCAZIONE ALLA DOPPIETTA AL REAL: EMMANUEL DENNIS, IL PROTAGONISTA ASSOLUTO DI UN’INCREDIBILE NOTTE AL BERNABEU

02.10.2019 | 11:00

Prima di ieri sera, erano in pochi in Italia a conoscere Emmanuel Dennis. Non c’era ancora neanche la sua pagina Wikipedia. Ma dopo quanto successo al Santiago Bernabeu nella sfida di Champions League tra il Real Madrid e il Club Brugge, inevitabilmente è stata creata. Le prodezze dell’attaccante nigeriano contro i Blancos hanno infatti suscitato un’ondata di meraviglia e ilarità, e non poteva essere diversamente. Il 21enne ha segnato il gol del temporaneo vantaggio ospite al 9’ minuto realizzando la rete più veloce incassata in Champions dal Real in una partita interna da 12 anni a questa parte, ma lo ho fatto spiazzando Courtois dopo aver toccato la palla prima con la destra e poi con la sinistra nel giro diun istante in maniera del tutto involontaria. E nell’azione sono state controllate addirittura due possibili posizioni di fuorigioco, entrambe messe a tacere dalla var. Mezz’ora più tardi, poi, si è trovato di nuovo a tu per tu con il portiere ex-Chelsea ed è inciampato, riuscendo lo stesso a dare una zampata al pallone che si è alzato infilandosi sotto la traversa e ammutolendo il Bernabeu, risvegliato solo qualche secondo più tardi per fischiare – sì, la ha fatta per davvero – la sua esultanza in stile Cristiano Ronaldo: “Mi piace Cristiano e per me è il miglior giocatore al mondo – ha detto dopo la partita alla televisione belga RTLmi sono rattristato quando se ne è andato da Madrid. Per questo ho festeggiato così, per ricordare a tutti quello che si sono persi“.

Ad arricchire questa incredibile trama, si aggiungono poi tanti altri dettagli. Per esempio, il fatto che sia avvenuto nel giorno in cui si festeggia l’indipendenza della Nigeria, o che si tratti proprio del primo nigeriano a segnare una doppietta al Real. O ancora che Courtois sia rimasto negli spogliatoi durante l’intervallo sostituito dal nuovo arrivato Areola, ufficialmente perché non si sentiva benissimo, anche se è bello pensare fosse troppo confuso da ciò a cui aveva assistito nei primi 45 minuti. O per ultimo, ma non per importanza, che avesse promesso alla vigilia della gara di farsi un tatuaggio nel caso in cui avesse trovato la via del gol: “Ora penso dovrò farmene due“, ha detto sempre a RTL. Alto 174 centimetri, Dennis è un attaccante duttile che può giocare sull’esterno come al centro e che fa di velocità, dribbling e finalizzazione le sue principali virtù. Alcuni dei suoi più ottimisti sostenitori avevano provato ad affibbiargli in passato soprannome di “Neymar nigeriano”, ma neanche loro probabilmente avrebbero potuto immaginare che qualche tempo dopo sarebbe davvero arrivata la doppietta del Bernabeu, contro il leggendario Real Madrid di Zinedine Zidane.

Emmanuel Bonaventure Dennis nasce il 15 novembre 1997 ad Abuja, in Nigeria, dove in linea di massima non si cresce con l’idea di fare il calciatore: “Diventare un giocatore professionista nel mio paese è difficile – racconta in un’intervista al canale Youtube del Club Brugge – perché la maggior parte dei genitori non vuole che i loro figli giochino a calcio”. E lui in particolare aveva forse anche meno probabilità di diventarlo rispetto ai suoi coetanei: “La verità è che a me, quando andavo a scuola, il calcio non piaceva. Volevo diventare sacerdote, poi ho cambiato idea e ho deciso di fare il dottore. Ma poi ho iniziato a giocare e ricevere sempre più complimenti dalla gente, che mi diceva che con il mio talento avrei potuto vivere di quello”. Perde i genitori da piccolo e assieme ai tre fratelli e sorelle, come scrive il De Morgen, va a vivere da suo zio. “È un combattente di strada – racconta il suo agente Sergiy Serebrennikov alla testata belga – un ragazzo che ha dovuto combattere per trovare il proprio posto. Nel calcio, ma certamente anche nella vita”. Per tre anni gioca nella Football Academy Abuja, una scuola calcio per ragazzi in difficoltà, finché non arriva da perfetto sconosciuto nel calcio europeo.

A portarcelo è lo Zorja Luhansk, una società ucraina che prima di tesserarlo lo tiene in prova per un periodo. “Quando si è in prova – ha detto nell’intervista su Youtube – si è portati a pensare che il club non creda che tu sia bravo. Ma io non ho mai smesso di giocare e di correre nonostante il freddo. Ho continuato a sognare, volevo semplicemente giocare a calcio”. E funziona, perché lo Zorja gli chiede per unirsi alla squadra durante l’estate e lui impiega solo 18 minuti a bagnare con un gol il suo debutto ufficiale in campionato, datato 24 luglio 2016, quando ha 18 anni e 8 mesi. Gioca perlopiù da subentrante fino all’esordio in Europa League contro il Feyenoord, il 3 novembre successivo. Dennis fa una bella figura e convince il suo tecnico a puntare su di lui da titolare anche nelle seguenti gare del girone contro Fenerbahce e Manchester United. Prima della finestra invernale di calciomercato, per lui si parla già di interessamenti di diverse squadre della Bundesliga, poi Monaco, Leicester, Manchester City e lo stesso United. Lui resta fino al termine della stagione, nella quale lo Zorja si posiziona a sorpresa terzo in classifica grazie anche alle sue 6 reti in 22 presenze.

Nella stagione 2017/18, il Club Brugge lo acquista per una cifra compresa tra il milione e il milione e mezzo di euro. Nelle prime 6 presenze timbra il cartellino in 5 occasioni, mentre a fine anno saranno 12 su 38 gettoni complessivi. La sua squadra vince il campionato e la Supercoppa, poi nella stagione seguente ripete grossomodo quanto mostrato fino ad allora a livello individuale. In estate, alcuni media europei parlano degli interessamenti da parte di squadre come Arsenal, Lione, Fenerbahce e persino la nostra Sampdoria. Si conclude con un nulla di fatto. Nelle prime sei uscite in Jupiter League della stagione corrente trova due centri, mentre il 10 settembre fa il suo esordio con la maglia della Nazionale nigeriana. Sono solo otto minuti di una gara amichevole pareggiata per 2-2 contro l’Ucraina – una nazione che evidentemente è nel suo destino – ma tanto basta perché un sogno venga realizzato. E poi la notte del Bernabeu, l’incredulità dei tifosi Blancos, l’ilarità scatenata in quelli neutrali e l’esultanza in stile “Siuuu” proprio davanti ai tifosi che l’hanno vista brevettare negli anni a Cristiano Ronaldo. Peccato per la rimonta targata Ramos-Casemiro: ai fini di questa singolare storia, espugnare la capitale spagnola sarebbe stato un finale coi fiocchi.

Foto: twitter UEFA Champions League