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Jolly: Szczesny, il ritrovato valore aggiunto

Qualcuno aveva storto il naso al momento del suo ritorno in giallorosso, qualcun altro l’aveva considerato un profilo adatto come chioccia a favore di Alisson, ritenuto il futuro della porta romanista. Alla fine dei conti è sempre il campo, per fortuna o purtroppo a seconda dei punti di vista, il vero e autentico banco di prova, nel quale vengono confermate o ribaltate con i fatti le proprie convinzioni, dove ogni protagonista ha i mezzi per ritagliarsi lo spazio desiderato, per contribuire al raggiungimento degli obiettivi prefissati dal gruppo.

È quanto accaduto a Szczesny, rientrato alla Roma tra lo scetticismo generale e discreta indifferenza, non essendo probabilmente ritenuto da una parte di tifosi e addetti ai lavori un profilo all’altezza dello status di titolare in una compagine di primo livello. Spesso e volentieri si incontrano esempi di scarsa memoria, bisogna ricordarsi di ritrovarsi dinanzi all’estremo difensore della nazionale polacca, con una lunga esperienza in un club blasonato come l’Arsenal. È vero, nonostante si sia sempre contraddistinto come professionista esemplare e portiere affidabile, non è mai riuscito a compiere quel salto di qualità che ci si sarebbe aspettati da un elemento con quel potenziale.

Da sempre nel gioco del calcio è il portiere il ruolo più delicato in assoluto, se si commettono errori in buona parte dei casi la propria squadra subisce goal. Può anche capitare di passare per spettatore non pagante fino a quando non si viene chiamati in causa, talvolta nell’unico episodio di una gara e in una frazione di secondo viene giudicato il valore del diretto interessato e nelle sue mani finisce il destino di una compagine, spesso il prosieguo di un campionato, o addirittura la valutazione di un’intera stagione. In terra londinese il portiere polacco ha sempre rappresentato un punto di riferimento per tecnico e compagni, ma sul campo gli è talvolta capitato di cadere in errori grossolani, o incertezze ben lontane dal suo bagaglio tecnico.

Wenger ha guardato altrove puntando su Cech, la Roma l’ha preso a titolo temporaneo un anno fa, ma al termine della stagione era probabilmente incerta sul da farsi, alla fine ha deciso di rinnovare il prestito dando però la priorità alla crescita del giovane Alisson. Sulla carta non avrebbe dovuto partire titolare e invece ha impiegato ben poco tempo a riprendersi il proprio posto, grazie al duro lavoro in allenamento e a prestazioni di grande livello, dando segnali di costanza che talvolta non era riuscito a dimostrare nel corso dell’esperienza in Premier.

Se la Roma è riuscita ad espugnare un campo così ostico come quello del Genoa, dal quale Juventus, Milan e Fiorentina erano uscite con le ossa rotte e il Napoli non era riuscito ad andare oltre lo 0-0, buona parte del merito va attribuita agli interventi decisivi di Szczesny, autore di almeno un paio di autentiche prodezze. Pronti via ed è stato Laxalt il primo a rendersi conto che sarebbe stata davvero dura gonfiare la rete giallorossa, l’ex Arsenal si allunga sul secondo palo dicendo di no all’insidiosa conclusione a giro. L’apice è stato raggiunto quando all’ultimo respiro ha salvato il risultato con un grande colpo di reni sulla conclusione in girata di Ocampos dal limite dell’area.

In attesa del recupero che vedrà coinvolta la Juventus, gli uomini di Spalletti consolidano il secondo posto e provano a non perdere ulteriormente lunghezza dalla Vecchia Signora, partendo dalla garanzia Szczesny. La concorrenza, la voglia di riscatto, qualche sassolino da togliersi, un futuro ancora da decifrare tra Arsenal, Roma e chissà una nuova destinazione in estate, perchè no, ma nel frattempo la determinazione nel restare un fattore positivo, un valore aggiunto nel raggiungimento degli obiettivi in Italia e in Europa che il collettivo e la proprietà si sono prefissati.

Diego Anelli Direttore www.sampdorianews.net

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