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GENNAIO CALDO

Lo chiamano mercato di riparazione, molto spesso il pericolo è uno. Questo: che diventi un mercato di distruzione perché non è semplice migliorare la squadra e si corre il rischio di indebolirla. Un altro luogo non tanto comune è che a gennaio spesso hai i soldi, ma ci può essere la non disponibilità di chi deve cedere. Quindi tu pagheresti, ma se l’altro non cede ti resta il rimpianto. Ci sono società che a gennaio avrebbero dovuto riparare e non l’hanno fatto. Ce ne sono altre che anziché riparare hanno fatto danni. Quindi, occhio. Ma su un particolare non ci piove: sarà un gennaio caldo, quasi torrido,
La Juve ha dato subito l’esempio. Ha preso Caldara lasciandolo a Bergamo, ha agganciato al volo Rincon per un ragionamento molto semplice. Allegri aveva bisogno di un guerriero in mezzo al campo, con la prospettiva di poter eventualmente prendere due centrocampisti piuttosto che uno. E siccome c’era sentore che le sirene cinesi avrebbero ammaliato Witsel, meglio assicurarsi l’arrivo di Rincon per cautelarsi. Il resto lo vedremo, i lavori per giugno sono già stati avviati: piace molto N’Zonzi, c’era stata anche la volontà di anticipare, non manca la concorrenza (in testa il City); Paratici ha preso il numero di targa di un francese (Tolisso) e di due tedeschi, Dahoud e Goretzka, entrambi in scadenza di contratto tra circa un anno e mezzo, profili di assoluto spessore. Non ci sono dubbi sul fatto che la Juve abbia da sempre la caratteristica di individuare per tempo come e quando intervenire.
E la concorrenza? L’Inter aveva la necessità di assicurare un nuovo centrocampista a Pioli, da qui la volontà di stringere per Lucas Leiva senza spendere un euro di cartellino. Suning ha una potenza enorme, a giugno si scatenerà, ma vuole anticipare qualcosa. Per esempio Gagliardini, una scelta fatta dagli uomini mercato, 25 milioni e passa da mettere sul piatto per anticipare la concorrenza. Tutto ok, strategia rapidissima. Il Milan è in una situazione che conosciamo bene, il Napoli ha già acquistato Pavoletti e lavorerà su eventuali occasioni. Troppo importante la zona Champions diretta per sottovalutare interventi da fare: alla Roma fischiano le orecchie in tal senso, ma il club di Pallotta non ha grande disponibilità e deve arrivare presto al pareggio di bilancio per poter investire nuovi capitali. Fateci caso: tutte le ultime operazioni giallorosse sono state dei “pagherò”, normale pensare che una svolta sia necessaria anche per trasmettere a Spalletti messaggi diversi sull’operatività totale in chiave mercato. Magari senza dover provvedere a qualche cessione illustre per un maggiore attivismo negli acquisti. Sembrano dettagli, piccoli particolari, ma alla fine fanno spesso la differenza.
Possiamo essere sinceri? Chi va in Cina a 25 anni e lo fa per i soldi non va biasimato, funziona sempre così. Ma poi ci penseremmo dieci, mille volte a riaprire le porte quando – dopo due anni di puntuali bonifici – i diretti interessati si saranno stufati di quel calcio e spingeranno per tornare nell’Europa che conta. Noi li lasceremmo lì, in attesa che ci facciano capire una cosa. Questa: ma il famoso fair-play finanziario vale soltanto dalle nostre parti e basta? Loro possono fare quello che gli pare, spiegateci come funziona. E se proprio non potete, vaffanCina: ce ne faremo una ragione, forse. Tanto lo sappiamo che, da sempre, è un mondo di figli e figliastri.

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