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ALISSON BECKER: IL BRUTTO ANATROCCOLO È DIVENTATO CIGNO

La Roma inizia con un pareggio l’avventura nella Champions League 2017-2018. Allo stadio Olimpico, i giallorossi strappano un punto nella prima giornata del girone C contro l’Atletico Madrid di Diego Pablo Simeone. Tanta fatica e molti brividi davanti alla porta per l’undici di Di Francesco, salvato dagli interventi di Alisson, assoluto protagonista del match: il portiere brasiliano è stato decisivo con grandi parate e una prestazione che gli è valsa la nomina di migliore in campo. Superlativo nel primo tempo su Griezmann, si ripete nella ripresa su Vietto e Correa, miracoloso su Saul al fotofinish. A fine gara la Curva Sud fa partire il coro “Alisson, Alisson”, che la dice lunga sull’andamento della gara e sulla performance da urlo dell’estremo difensore carioca.

Nato il 2 ottobre 1992 a Novo Hamburgo, comune del Brasile nello Stato del Rio Grande do Sul, Alisson Ramsés Becker ha legato l’inizio della propria carriera esclusivamente all’Internacional di Porto Alegre. Parallelamente, le ottime prestazioni offerte prima tra le giovanili e poi in prima squadra gli sono valse la rapida scalata anche in Nazionale: dall’Under 17, all’Under 20, fino all’esordio con la nazionale maggiore il 13 ottobre 2015, in occasione di una gara di qualificazione per il Mondiale 2018, vinta per 3-1 contro il Venezuela. Un’escalation del tutto inaspettata, viste le premesse da cui era partito. Fin dall’età di 9 anni il suo fisico era stato giudicato da tanti troppo gracile per pensare di fare bene nel difficile mondo del calcio, che della forza e dell’esplosività muscolare ne fa il proprio fulcro. Ma per fortuna non tutti la pensavano così. Tra questi, i medici che erano convinti che prima o poi sarebbe cresciuto molto anche da quel punto di vista e che hanno contribuito a tener viva in lui la speranza che – metaforicamente parlando – da brutto anatroccolo si sarebbe potuto trasformare in un cigno. Puntuali, ecco arrivare le gratificazioni: la prima convocazione in Nazionale a soli 15 anni, il titolo sudamericano Sub-17 del 2009 (in campo con Neymar e Coutinho, con cui andrà a disputare anche il Mondiale di categoria), l’attenzione degli addetti ai lavori che cresce ogni giorno di più. Oggi è per tutti “O Goleiro Gato” e se l’Internacional ha saputo tirar su un portiere di grande prospettiva, buona parte del merito spetta a Dunga. Durante la sua breve parentesi a Porto Alegre, complici le defezioni prima di Dida e poi di Muriel Becker (il fratello maggiore), fu proprio lui ad avere l’intuizione di lanciare titolare Alisson. Con quel soprannome lì, risulta abbastanza semplice intuire le sue doti principali: tempestività nelle uscite, grande prontezza di riflessi, carisma da leader e un’ottima tecnica di base che per i portieri sudamericani, dal capofila Abbondanzieri in avanti, è ormai un must. Nel gennaio del 2016 arriva la chiamata dall’Europa, quella della Roma, che raggiungerà soltanto nell’estate seguente. Alisson vola nel Vecchio Continente e lascia l’Internacional dopo aver alzato al cielo per cinque volte il Campionato Gaúcho (2012, 2013, 2014, 2015 e 2016). L’esordio con la maglia della magica è datato 17 agosto 2016, durante i playoff di Champions League contro il Porto. Nella sua prima stagione in Italia viene scelto da Spalletti come portiere di coppa, con Szczesny titolare in campionato. Dopo l’addio a fine stagione del polacco, Alisson prende il suo posto in vista della stagione 2017-18. Esordisce infatti alla prima di campionato, mantenendo la rete inviolata contro l’Atalanta. Successivamente, dopo la sconfitta casalinga con l’Inter, ecco la super prestazione in Champions contro l’Atletico Madrid: l’estremo difensore classe ’92 si rende protagonista di una performance di primissimo livello, con interventi miracolosi che hanno salvato il risultato di parità, impedendo alla Roma di partire con una sconfitta nella fase a gironi della competizione continentale. “Se la Roma non mi avesse garantito il posto quest’anno avrei chiesto di andar via”, aveva dichiarato nei giorni scorsi Alisson. Ma la maglia da titolare è sua. E i numeri parlano per lui: nove parate per alzare il muro contro i Colchoneros. Nessuno, in questo martedì che vale il debutto della Champions, in giro per l’Europa ha fatto come e più del brasiliano. Un cerchio che si chiude, a un anno di distanza, da quando il portiere della Seleçao si era giocato l’andata del playoff con il Porto. Nel match di ritorno giocò Szczesny, con la Roma che salutò la coppa dalle grandi orecchie e Alisson che dovette cedere il posto al collega polacco per il resto della stagione. Adesso le carte in tavola sono nettamente cambiate. Alisson è pronto a prendere per mano (in tutti i sensi…) i giallorossi e guidarli verso traguardi sempre più ambiziosi a suon di parate e interventi da urlo. Il brutto anatroccolo è finalmente diventato un cigno…

 

Foto: Twitter ufficiale Roma

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